Le tensioni nel Golfo Persico e le conseguenti interruzioni nelle forniture di Gnl hanno riacceso in Europa il ricordo della crisi energetica del 2022. Ma, secondo Warren Patterson, head of commodities strategy di Ing, oggi il quadro è diverso e il continente appare più attrezzato per affrontare un eventuale shock del gas. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, l’impatto sui mercati energetici sarebbe comunque rilevante, ma per l’Europa non si profila una replica dello scenario vissuto dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
I mercati globali del gas risultano relativamente meglio riforniti, la capacità di approvvigionamento è destinata a crescere nei prossimi anni e la stessa Unione europea ha ridotto la propria esposizione al gas naturale. Anche per questo, nelle valutazioni di Ing, i prezzi del gas e dell’elettricità non dovrebbero tornare sui massimi toccati nel 2022.
In questo articolo:
- Gas, la differenza rispetto al 2022 è nella durata
- Nel 2022 per l’Europa fu una vera tempesta perfetta
- Energia: più rinnovabili, ma il gas continua a pesare sul prezzo dell’elettricità
- L’Unione europea ha ridotto la dipendenza dal gas
- Il mercato globale del Gnl ha oggi più margine di manovra
- Stoccaggi più flessibili e acquisti più coordinati
- Perché questa volta il contesto europeo è diverso
Gas, la differenza rispetto al 2022 è nella durata
Il primo elemento di discontinuità riguarda la natura della crisi. Le interruzioni legate al Golfo Persico coinvolgono volumi importanti: tra Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono interessati circa 110 miliardi di metri cubi annui di forniture, pari a circa il 20% del commercio globale di Gnl. Si tratta di numeri elevati, ma comunque inferiori ai 144 miliardi di metri cubi di gas russo entrati in discussione nel 2022. Soprattutto, osserva Ing, il mercato considera l’attuale shock come temporaneo. Resta forte l’incertezza sulla sua durata, ma la convinzione è che i flussi possano riprendere. Nel 2022, invece, la perdita del gas russo era stata letta da subito come un cambiamento strutturale, con probabilità molto basse di ritorno alla situazione precedente.
Nel 2022 per l’Europa fu una vera tempesta perfetta
La crisi di quattro anni fa fu aggravata da una serie di fattori concomitanti che colpirono il sistema energetico europeo ben oltre il solo fronte del gas. Alla riduzione dei flussi dalla Russia si aggiunse infatti l’incertezza su ulteriori perdite da altri fornitori, mentre anche altre fonti di generazione elettrica mostravano forti criticità. In Francia, principale produttore nucleare dell’Unione, i problemi di corrosione e i lunghi interventi di manutenzione portarono la produzione annua ai minimi dal 1988, circa il 30% sotto la media degli ultimi vent’anni. Nello stesso periodo anche l’idroelettrico europeo risultò più debole del normale. Il risultato fu un maggiore ricorso ai combustibili fossili, incluso il gas naturale, proprio nel momento in cui l’approvvigionamento appariva più fragile.
Energia: più rinnovabili, ma il gas continua a pesare sul prezzo dell’elettricità
Dalla fine del 2021 la capacità installata da fonti rinnovabili nell’Unione europea è cresciuta in modo marcato. Secondo i dati richiamati da Ing e basati su Bloomberg New Energy Finance, tra il 2021 e il 2024 la capacità solare ed eolica è aumentata del 57%, a cui si aggiungerebbe un ulteriore incremento del 15% nel 2025. Una dinamica che si inserisce nel quadro di REPowerEU, il piano della Commissione europea pensato per accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi. Questo non significa però che il gas abbia perso la capacità di trasmettere tensione ai mercati elettrici. Nel sistema europeo del prezzo marginale, infatti, il valore dell’elettricità continua a essere determinato dalla fonte più costosa, che spesso resta proprio il gas naturale. Anche con una quota minore nel mix energetico, prezzi del gas più alti possono quindi continuare a spingere verso l’alto il costo dell’energia elettrica.
L’Unione europea ha ridotto la dipendenza dal gas
A cambiare è stato anche il lato della domanda. Dopo la crisi del 2022, il consumo di gas naturale nell’Unione europea si è ridotto in modo significativo e, pur avendo mostrato una lieve ripresa dal 2023, resta ancora inferiore del 16% rispetto ai livelli del periodo 2017-2021. Per Ing questa diminuzione riflette sia gli obiettivi di REPowerEU sia la perdita di competitività di alcune industrie energivore europee, penalizzate dagli elevati costi dell’energia. Il settore chimico, per esempio, ha visto la propria capacità produttiva ridursi del 9% dal 2022. In altri termini, l’Europa oggi arriva a un eventuale nuovo shock con una domanda strutturalmente più bassa e quindi con una minore esposizione diretta al mercato del gas.
Il mercato globale del Gnl ha oggi più margine di manovra
Un altro elemento che distingue il contesto attuale dal 2022 riguarda l’offerta di Gnl. Allora il brusco spostamento dell’Europa verso il gas liquefatto aveva compresso il mercato globale, lasciando poco margine disponibile e intensificando la concorrenza per i carichi spot. In quel periodo l’aumento della capacità di esportazione, soprattutto dagli Stati Uniti, era ancora contenuto: tra il 2021 e il 2023 si aggiunsero circa 25 miliardi di metri cubi. Oggi, invece, il sistema si prepara a un’espansione più robusta. Tra il 2025 e il 2027 gli Stati Uniti dovrebbero mettere a disposizione altri 93 miliardi di metri cubi di capacità, mentre dal Qatar sono attesi ulteriori 42 miliardi di metri cubi entro il 2027. Le tensioni nel Golfo Persico potrebbero rinviare al 2027 una parte della capacità inizialmente prevista a fine 2026, ma il quadro complessivo resta comunque molto diverso rispetto a quello della crisi del 2022.
Stoccaggi più flessibili e acquisti più coordinati
Secondo Ing, una delle lezioni più importanti apprese dall’Europa riguarda la gestione degli stoccaggi e degli acquisti. Nel 2022 la corsa a garantirsi forniture a qualsiasi prezzo contribuì ad alimentare l’impennata del gas, con iniezioni nette negli stoccaggi europei arrivate attorno ai 70 miliardi di metri cubi, contro una media di circa 55 miliardi nel periodo 2017-2021. L’obiettivo era raggiungere il 90% di riempimento entro il primo novembre. Nel 2025, però, l’Unione ha reso più flessibili quei target: il livello del 90% resta il riferimento, ma può essere centrato tra il primo ottobre e il primo dicembre e, in condizioni sfavorevoli, può scendere fino al 75%. A questo si aggiunge AggregateEU, la piattaforma lanciata nell’aprile 2023 per mettere in comune la domanda e ridurre la concorrenza interna tra acquirenti europei. Secondo i dati dell’Ue, tra aprile 2023 e marzo 2025 quasi 100 miliardi di metri cubi di domanda sono stati abbinati a offerte di fornitura attraverso il meccanismo. Le trattative finali restano bilaterali, ma per Bruxelles la piattaforma rappresenta uno strumento utile per contenere la volatilità, rafforzare il potere negoziale europeo e limitare la competizione interna per il gas.
Perché questa volta il contesto europeo è diverso
Il punto centrale dell’analisi di Ing è che l’Europa affronta l’attuale tensione energetica con un sistema più adattato rispetto a quello del 2022. I mercati globali del gas sono meglio riforniti, la capacità di Gnl è destinata a crescere, la domanda europea è più bassa, la quota di rinnovabili è aumentata e l’Unione ha introdotto strumenti di coordinamento sugli acquisti e maggiore flessibilità sugli stoccaggi. Le interruzioni nel Golfo Persico restano un fattore di rischio importante per gas ed elettricità, ma nel confronto con il trauma energetico di quattro anni fa, il continente si presenta oggi con una struttura meno vulnerabile e con più leve per assorbire eventuali shock.









