Il Giappone è chiamato domenica all’appuntamento con i suoi elettori, dopo che la prima ministra Sanae Takaichi ha deciso di sciogliere il Parlamento e anticipare le urne. L’obiettivo della premier è portare il suo partito, il Liberal Democratic Party, alla maggioranza, con il supporto di Ishin no Kai, il partito di orientamento conservatore che spera di rafforzare la propria posizione. I sondaggi danno ragione al nuovo schieramento, ma l’esito delle urne può sempre riservare sorprese. Con una maggioranza più solida, Takaichi avrebbe campo libero per attuare riforme economiche di chiara impronta liberista, ma probabilmente dovrà scontrarsi con le reazioni dei mercati, che tollerano sempre meno l’esposizione debitoria del Paese.
In questo articolo:
- Giappone: la questione del debito e la BoJ che si defila
- Rischio di una nuova tempesta per lo yen
Giappone: la questione del debito e la BoJ che si defila
Da quando Takaichi ha indetto elezioni anticipate, promettendo di sospendere per due anni la tassa sugli alimenti, i titoli di Stato giapponesi sono diventati bersaglio degli investitori, preoccupati che la riduzione degli introiti fiscali, unita all’aumento della spesa pubblica, metta ulteriormente sotto pressione il gigantesco debito del Giappone. I rendimenti delle obbligazioni a lunghissima scadenza sono saliti a livelli che non si vedevano da tempo. Secondo Gianni Piazzoli, direttore degli investimenti di Vontobel Wealth Management Sim, il rialzo della curva dei rendimenti giapponesi “avrà un impatto significativo sulle società di assicurazioni vita che, tipicamente, sono investite in titoli di Stato a lungo termine”. Inoltre, “la ricaduta negativa sui conti di questi investitori potrebbe condizionare la loro partecipazione alle prossime aste dei titoli di Stato in Giappone, con il rischio di un effetto spill-over anche sulle emissioni di titoli governativi delle economie occidentali”.
La dinamica dei rendimenti obbligazionari ha riportato al centro dell’attenzione il tema di una possibile presa di posizione della Bank of Japan per calmare i mercati. L’istituto monetario dispone di diversi strumenti per intervenire, come l’esecuzione di operazioni di acquisto di obbligazioni di emergenza non programmate o la modifica della composizione dei titoli acquistati nell’ambito di un piano di acquisto trimestrale. Il governatore Kazuo Ueda ha avvertito che il ritmo degli aumenti dei rendimenti è “piuttosto rapido”, ribadendo la disponibilità a intervenire in circostanze eccezionali. Tuttavia, secondo alcune fonti rilanciate da Reuters, la Banca centrale considera gli attuali movimenti sui titoli di Stato giapponesi insufficienti per attivare meccanismi di intervento. In sostanza, la BoJ scenderebbe in campo solo in presenza di un sell-off da panico che richieda un’azione come market maker di ultima istanza. In ogni caso, qualsiasi mossa sarebbe da considerarsi temporanea e non implicherebbe una ripresa prolungata del mercato obbligazionario.
“Se le obbligazioni vengono vendute tramite trading speculativo, la BoJ potrebbe vedere margini per intervenire”, ha affermato Takahide Kiuchi, ex membro della Banca centrale. “Ma è chiaro che il recente aumento dei rendimenti riflette la preoccupazione del mercato per la politica fiscale del Giappone”. Tuttavia, “è compito del governo, non della BoJ, affrontare le conseguenze della sfiducia del mercato sulla politica fiscale”, ha aggiunto.
Rischio di una nuova tempesta per lo yen
Un altro tema centrale legato alle elezioni anticipate riguarda lo yen. Dopo aver recuperato terreno sul dollaro Usa nell’ultimo scorcio del mese scorso, la valuta giapponese ha ripreso a indebolirsi e il cambio Usd/Jpy è tornato su livelli di allerta. Uno yen debole è diventato un problema per il governo, poiché aumenta i costi di importazione e alimenta l’inflazione. Nei giorni scorsi si è parlato di un possibile intervento coordinato delle Banche centrali statunitense e giapponese per vendere dollari e acquistare yen. Un’azione che “farebbe indebolire la valuta americana”, ha osservato Piazzoli di Vontobel, sottolineando però che “il segretario del Tesoro americano Scott Bessent ha escluso un intervento congiunto Usa-Giappone”.
Si pone quindi un dilemma complesso per la BoJ. Da un lato, l’istituto monetario vorrebbe evitare l’eccessivo indebolimento dello yen intervenendo sui tassi di interesse; dall’altro, rischierebbe di mettere ulteriormente sotto pressione i titoli di Stato, facendo salire i rendimenti. Al contrario, un intervento massiccio sui mercati obbligazionari per sostenere i bond rischierebbe di indebolire ulteriormente la valuta. Tra l’altro, come osserva Mari Iwashita, stratega esecutiva dei tassi presso Nomura Securities, un’azione di questo tipo metterebbe a rischio la credibilità della BoJ, “alimentando timori che stia finanziando il debito pubblico”. In ogni caso, “sarebbe una decisione estremamente difficile”, sottolinea Nobuyasu Atago, ex funzionario della Banca centrale. Quest’ultima “dovrebbe agire se i mercati andassero in caduta libera, ma intervenire nel momento sbagliato potrebbe amplificare il panico e peggiorare la situazione”.









