In Gran Bretagna è in arrivo una stangata con il bilancio fiscale di fine anno. Il Cancelliere dello Scacchiere, Rachel Reeves, non sembra avere altra via d’uscita se non aumentare le tasse sul reddito per recuperare 20-30 miliardi di sterline necessari a mettere a posto i conti, ma soprattutto per evitare la reazione negativa dei mercati obbligazionari, come avvenuto nel 2022 con il governo di Liz Truss.
La posizione della ministra delle Finanze britannica non è al riparo da polemiche, soprattutto alla luce delle promesse elettorali del partito laburista che rappresenta. Tuttavia sembra riscuotere il favore dei fondi di investimento, che chiedono a gran voce anche un taglio allo Stato sociale. In questo articolo:
- Gran Bretagna: i laburisti tradiranno gli elettori?
- Stato sociale a rischio?
Gran Bretagna: i laburisti tradiranno gli elettori?
Reeves ha promesso di fare il possibile per proteggere i servizi pubblici dal ritorno all’austerità, assicurando nel contempo un livello di debito sostenibile per le future generazioni. Il punto è che il braccio destro del primo ministro Keir Starmer rischia di scatenare un putiferio con la presentazione del bilancio fiscale prevista per questo mese. Reeves ha ricordato che molte cose sono cambiate nell’ultimo anno, con i dazi americani che impattano sull’economia e l’alta inflazione che rappresenta una spina nel fianco. Di conseguenza, molto probabilmente ci sarà un aumento delle tasse, in quanto “ognuno deve fare la sua parte”.
In campagna elettorale, i laburisti avevano promesso che non ci sarebbe stato alcun aggravio fiscale per i contribuenti, mentre quando fu presentato il primo bilancio a matrice laburista lo scorso anno, era stato detto che la batosta fiscale da 40 miliardi di sterline sarebbe stata una tantum. In verità, gli economisti stimano che, per tenere sotto controllo i conti pubblici da qui al 2029, potrebbero essere necessari altri 40-50 miliardi di sterline. Una realtà alla quale nessuno, Reeves compresa, potrà sottrarsi.
La situazione di bilancio della Gran Bretagna desta infatti molte preoccupazioni. Nell’ultimo anno fiscale terminato ad agosto, il deficit è balzato a 83,8 miliardi di sterline, raggiungendo il 5,1% del Pil, mentre il debito pubblico si è attestato al 95,3%. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, il Regno Unito dovrebbe crescere dell’1,3% quest’anno.
Se l’aumento delle tasse appare una mossa inevitabile dal punto di vista economico, rischia di rivelarsi suicida sotto il profilo politico. Gli ultimi sondaggi danno i laburisti in caduta libera e, se oggi si tornasse a votare, i vincitori delle ultime urne si collocherebbero al terzo posto nelle preferenze elettorali, scavalcati dal Reform UK di Nigel Farage e dai liberal-democratici. L’unica consolazione è il fatto che gli avversari storici, i Tories, che in Gran Bretagna hanno governato per 14 anni prima del ritorno dei laburisti, scivolerebbero addirittura al sesto posto.
Stato sociale a rischio?
La probabile austerità fiscale sta mettendo sotto pressione la sterlina, a causa delle preoccupazioni che la crescita del Paese possa entrare in una fase di stagnazione, ma sta dando ossigeno ai titoli di Stato. Il segnale che arriva dai mercati è quindi quello di una relativa tranquillità, purché non si ripresentino le stesse condizioni che affossarono i Gilt tre anni fa.
I grandi investitori stanno esortando Reeves a rafforzare la protezione finanziaria del Paese contro gli shock economici, intervenendo anche sul welfare state. Secondo Amundi, Axa IM, Allianz Global Investors e Franklin Templeton, il Regno Unito deve incrementare l’imposta sul reddito. Sarebbe la prima volta dagli anni ’70. Una strategia evidentemente impopolare ma che consentirebbe di portare a casa fino a 30 miliardi di sterline. Attualmente si parla di un innalzamento del 2% dell’aliquota del primo scaglione dei redditi fino a 50 mila sterline, con un introito stimato di 20 miliardi, e di un aumento del 5% per il secondo scaglione, tra 50 e 125 mila sterline, con un incasso previsto di 10 miliardi.
Se però Reeves cedesse alla tentazione di salvaguardare il partito dal danno politico di infrangere la promessa elettorale lasciando invariate le aliquote fiscali, potrebbe essere costretta ad aumentare le tasse il prossimo anno. Ma soprattutto, rischierebbe di mettere in agitazione i mercati obbligazionari, che restano vulnerabili anche dopo il calo dei costi di finanziamento registrato lo scorso mese.
Per contenere l’inflazione e ridurre i costi di finanziamento, l’aumento delle tasse da solo non basta, secondo gli asset manager. Occorrerebbe anche tagliare la spesa pubblica: un punto su cui il governo continua a mostrare resistenze, soprattutto perché i tagli dovrebbero provenire dal welfare state, come suggeriscono gli investitori. Nel Regno Unito, il costo delle prestazioni di invalidità in età lavorativa nel 2025 ha superato la soglia del 40% rispetto alle previsioni di quattro anni fa. Ciò si aggiunge a una spesa sanitaria che sta raggiungendo livelli simili a quelli dei Paesi europei. A giudizio di Amundi, sono necessari più di 5 miliardi di sterline di tagli, altrimenti la manovra non sarà credibile.









