Le nuove linee guida di Esma, la European securities and markets authority, sui benchmark Paris aligned (Pab) e Climate transition (Ctb), daranno da fare agli asset manager. Essi dovranno infatti adeguare le loro procedure di selezione delle obbligazioni che possono rientrare nelle due categorie, tenendo in considerazione anche l’adeguatezza dell’utilizzo dei proventi raccolti con i cosiddetti green bond. In precedenza l’attenzione si concentrava principalmente sull’emittente.
Per MainStreet Partners, che ha condotto un’analisi su 5000 obbligazioni presenti nel suo database, le nuove linee guida impatteranno soprattutto i prodotti che rientrano nella definizione data dall’articolo 9 della normativa Sfdr. Per continuare a mantenere nel loro nome termini come ESG, sostenibilità o transizione, i portafogli di questi fondi dovranno essere rivisti.
Circa 122 fondi GSS Bond si troverebbero di fronte al dilemma di conformarsi ai requisiti del Paris aligned benchmark (Pab) o del Climate transition benchmark (Ctb), oppure, in alternativa, rinominare i propri fondi. La maggior parte di questi fondi è già allineata agli obiettivi di sostenibilità, tuttavia sarebbe necessario rispettare i vincoli specifici di ciascun benchmark.
“Nonostante sul fronte normativo abbiamo osservato solo sviluppi positivi in questo mercato, l’informativa Esma su Pab e Ctb pone diversi interrogativi ai gestori di fondi – ha commentato Pietro Sette, direttore della ricerca di MainStreet Partners – specialmente a coloro che hanno un approccio basato sugli emittenti piuttosto che sull’utilizzo dei proventi di un green bond. Le prossime settimane saranno sicuramente molto interessanti, probabilmente vedremo forti sforzi di engagement investitore-emittenti su questo fronte”.
Secondo l’analisi condotta da MainStreet oltre il 10% dei GSS bond (Green, Social, Sustainability) potrebbe essere escluso dai portafogli a causa delle nuove linee guida Pab, mentre quasi il 20% è a rischio secondo i criteri più rigorosi del CTB.
In questo articolo:
- Cosa dicono le nuove linee guida di Esma sui green bond
- I segmenti e le categorie di obbligazioni più esposte
Cosa dicono le nuove linee guida di Esma sui green bond
Introdotte a metà dello scorso anno con un periodo transitorio che durerà fino a maggio di quest’anno, le nuove linee guida dettate da Esma hanno l’obiettivo di prevenire l’uso di nomi di fondi che potrebbero ingannare gli investitori circa gli obiettivi ambientali, sociali e di governance (ESG), migliorando la trasparenza e contrastando il greenwashing nel settore finanziario. In particolare, le nuove linee guida prevedono:
- soglia minima di investimento: almeno l’80% degli investimenti deve soddisfare caratteristiche ambientali, sociali o obiettivi di investimento sostenibili;
- esclusioni obbligatorie: i fondi che utilizzano i termini riferiti a “ambientale”, “impatto” e “sostenibilità” devono applicare le esclusioni previste per i Pab. I fondi che utilizzano termini riferiti a “transizione”, “sociale” e “governance” devono applicare le esclusioni previste per i Ctb;
- transizione: è stata introdotta una nuova categoria per i termini legati alla transizione, che prevede, oltre alla soglia dell’80%, l’applicazione delle esclusioni Ctb;
- termini ambientali: i termini ambientali dovrebbero continuare a essere utilizzati solo dai fondi che applicano le esclusioni Pab. Tuttavia, quando i termini ambientali sono utilizzati in combinazione con i termini “transizione” nel nome di un fondo, dovrebbero essere applicate le esclusioni Ctb.
I segmenti e le categorie di obbligazioni più esposte
Dall’analisi condotta da Main Street Partners emerge che l’88% dei Green, Social and Sustainability bond (GSS) è conforme ai criteri Pab, in termini di volume emesso, mentre la conformità ai Ctb si attesta all’81%.
Tra le diverse categorie di obbligazioni, i Transition bond registrano il tasso più basso di conformità al Pab (12,5%), a causa dell’esposizione potenziale al settore del gas. Al contrario, i Green bond, con un valore di mercato di circa 1,5 trilioni di dollari, mostrano un tasso di conformità dell’82%. I Sustainability-linked bonds il cui approccio di valutazione considera le caratteristiche dell’emittente, raggiungono una conformità dell’86% per il Pab e del 98% per il Ctb. I Social bond, grazie al loro esplicito impatto sociale, registrano la conformità più alta al Pab (100%), ma subiscono una riduzione al 77% per il Ctb, a causa delle differenti metodologie di valutazione.
Per quanto riguarda i settori di appartenenza degli emittenti, le imprese non finanziarie si distinguono per un tasso di conformità al Pab del 95%, seguite dalle istituzioni finanziarie (92%) e dai governi (84%). Gli organismi sovranazionali registrano il tasso più basso (75%), in quanto finanziano programmi eterogenei in più giurisdizioni. Per il Ctb, invece, la classifica si inverte: le istituzioni sovranazionali ottengono la percentuale più alta di conformità (93%), seguite dai governi (91%), mentre le imprese finanziarie e non finanziarie scendono rispettivamente al 64% e all’84%.









