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I fondi ESG diventano un incubo per gli asset manager

Una lente di ingrandimento puntata sui fumi emessi da una fabbrica

Bisogna dare atto alle società di gestione del risparmio europee dello sforzo che stanno facendo per proporre agli investitori fondi ESG con un contenuto di sostenibilità crescente. Anche perché lo stanno facendo in uno scenario complesso.

Da una parte ci sono i regolamenti sempre più stringenti, in cui l’Unione europea è leader. Dall’altra c’è una competizione serrata e ci sono investitori più attenti e preparati che accettano sempre meno fondi che non siano ESG. Non è solo una questione di etichetta, quindi. Farsi trovare con le “mani sporche”, ovvero essere accusati di greenwashing o essere coinvolti in diatribe sulla concretezza dell’impegno ESG, è un rischio che gli asset manager non vogliono correre. Per evitarlo devono adeguarsi senza soluzione di continuità alle norme e inseguirle nella loro continua evoluzione.

 

L’occhio severo di ESMA sui fondi ESG

L’ESMA, il regolatore europeo dei mercati finanziari, ha aumentato la pressione sugli asset manager. Poco meno di due mesi fa ha pubblicato una guida che descrive le informazioni sulla sostenibilità degli investimenti da includere nei prospetti informativi per permettere agli investitori di effettuare scelte corrette.

È solo l’ultimo passaggio del giro di vite sugli investimenti ESG che nel 2023 ha registrato l’implementazione effettiva della normativa Sfdr. Oltre 300 comparti ESG prima classificati come articolo 9 sono stati retrocessi ad articolo 8. Sono stati gli stessi gestori a effettuare il downgrade per non incorrere in accuse di scarsa trasparenza.

Raza Naeem, partner della società di consulenza legale Linklaters, ha registrato un aumento delle richieste di revisione delle credenziali ESG da parte degli asset manager. I gestori di fondi ESG sono particolarmente sensibili al rischio di detenere asset che potrebbero essere viziati da controversie.

Una conseguenza di questa revisione potrebbe essere una pulizia dei fondi ESG con la vendita degli investimenti che non garantiscono con sufficiente certezza il rispetto delle normative. Adam Jacobs-Dean dell’Alternative Investment Management Association evidenzia il rischio che le società di gestione del risparmio debbano rivedere tutto il loro approccio al tema per evitare controversie.

 

Ignorare l’ESG è controproducente

Larry Fink, il numero uno di BlackRock, il più grande asset manager del mondo, ha di recente dichiarato che non intende più usare la parola ESG in quanto è stata utilizzata come un’arma politica. Ha precisato però che non abbandonerà i temi della sostenibilità.

D’altro canto essere ESG è sempre più una condizione necessaria per gli investitori. Una ricerca pubblicata da Goldman Sachs ha evidenziato che in Europa, a partire dal 2019, i fondi ESG hanno registrato flussi di investimento 3,4 volte superiori rispetto ai fondi non ESG.

Inoltre, gli afflussi più consistenti hanno riguardato i fondi ESG articolo 9, ossia quelli che stabiliscono degli obiettivi misurabili di sostenibilità in ambito ambientale, sociale e di governance. Sempre dal 2019, i fondi articolo 8+ che si dotano di criteri di sostenibilità più restrittivi rispetto a quanto richiesto dalla Sfdr, hanno registrato 3,2 volte il livello di flussi cumulativi dei fondi regolari articolo 8.

“Ci aspettiamo un continuo spostamento dell’”aggiornamento dei fondi ESG verso gli articoli 8+ e 9 poiché lo richiedono i clienti” hanno commentato gli analisti di Goldman Sachs.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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