Inflazione: ecco come sta colpendo i 4 principali Paesi europei 
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Inflazione: ecco come sta colpendo i 4 principali Paesi europei 

Inflazione: ecco come sta colpendo i 4 principali Paesi europei 

L’inflazione in Europa è arrivata al livello più alto degli ultimi 20 anni e oggi rappresenta più che mai un tema molto caldo, perché rischia di stravolgere il tenore di vita della popolazione. Una crescita rapida dei prezzi come si sta vedendo in questo periodo infatti va a colpire direttamente i consumi perché le persone perdono potere d’acquisto e i risparmi in quanto si riduce in termini reali il valore di portafoglio. Il caro bollette (QUI 20 trucchi per risparmiare) è un esempio emblematico e sta portando famiglie e imprese a contromisure per cercare di ridurre il consumo di energia. Tale preoccupazione è arrivata fino ai piani alti della Banca Centrale Europea che, nonostante continui a considerare l’inflazione come strettamente legata alla catena di approvvigionamento, sta dibattendo al proprio interno se è il caso o meno già quest’anno di intervenire sui tassi d’interesse per cercare di raffreddare l’economia. In Europa tuttavia il carovita non sta colpendo tutti allo stesso modo. Vi sono infatti Paesi come la Lituania in cui corre a 2 cifre, mentre in altri come la Francia in cui si colloca ben al di sotto della media europea. Ma vediamo nel dettaglio com’è la situazione nei 4 principali Stati del Vecchio Continente.

 

Germania

In Germania l’indice dei prezzi al consumo di gennaio è perfettamente allineato a quello della media europea, ovvero al 5,1%. Le previsioni per il 2022 si aggirano intorno al 3,7%. Il Governo ha stabilito un contributo una tantum a sostegno delle classi più povere per coprire le bollette di elettricità e riscaldamento, ma gli enti di beneficenza ritengono questi aiuti insufficienti e vorrebbero sostegni più sostanziosi per i disoccupati. L’economia numero uno della Regione ha sempre vissuto il problema dell’inflazione in maniera estremamente emotiva e la stampa tedesca critica la BCE per non aver alzato i tassi d’interesse con lo scopo di contenerla.

 

Francia

La Francia è una delle migliori nazioni tra le major europee che è riuscita a contenere la dinamica dei prezzi, la cui crescita a gennaio è del 3,3%. Per tutto il 2022 gli uffici di statistica pronosticano un tasso di inflazione del 2,8%. Su un prodotto caratteristico del Paese come la baguette i prezzi sono rimasti stabili, perché i commercianti hanno mostrato una certa riluttanza a trasferire l’aumento del costo della farina e del grano sui consumatori. I fornai sanno molto bene che le persone sono molto sensibili agli aumenti del prezzo del pane e quindi stanno molto attenti a non perdere la clientela facendo mosse sbagliate. La chiave del mantenimento di un costo della vita contenuto è stato dettato anche dai provvedimenti del Governo per limitare i prezzi di elettricità e gas naturale. Al riguardo, secondo l’agenzia di statistica Insee, i costi sostenuti dall’Eliseo hanno contribuito ad abbassare l’inflazione complessiva dell’1%.

 

Italia

L’Italia per ora ha fatto peggio rispetto agli altri in media, con un’inflazione che a gennaio è balzata al 5,3%, mentre le previsioni per tutto l’anno sono del 3,8%. Il problema dell’elettricità tiene banco, con famiglie e imprese disperate per il caro bolletta. Il Governo ha promesso aiuti per cercare di mitigare la pressione, ma con un debito nazionale giunto a ben oltre il 150% del PIL non è facile spingersi troppo oltre, perché ne vale la sostenibilità. Il problema è che non è solo l’energia che sta pressando sulla popolazione, ma anche alcuni prodotti tipici come gli spaghetti e il caffè hanno visto bruschi aumenti.

 

Spagna

Tra i 4 Paesi leader dell’Eurozona, la Spagna è quello messo peggio in tema di crescita dei prezzi. L’inflazione infatti ha raggiunto il mese scorso la soglia del 6,2%, sebbene venga stimata al 3,6% per il 2022. Il Primo Ministro Pedro Sanchez ha dichiarato che i prezzi dell’energia probabilmente saliranno ancora e andranno a incidere sulle piccole e medie imprese, che vivono aumenti come non si vedevano da 30 anni. Il Governo sta cercando di sostenere soprattutto i consumatori contro la minaccia di un trasferimento dei costi di materie prime e semilavorati sui prodotti finiti.

 

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