Inflazione: ecco perché è come quella anni '40 e non dei '70
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Inflazione: ecco perché è come quella anni ’40 e non dei ’70

Inflazione: ecco perché è come quella anni '40 e non dei '70

L’inflazione che negli Stati Uniti ha raggiunto quota 7,9% rappresenta oggi un grande rompicapo per la Federal Reserve e una seria preoccupazione per la Casa Bianca. I riflessi che il carovita potrà avere sulle condizioni di famiglie e imprese americane rischia di spingere il Paese in una situazione di scarsa crescita o addirittura di recessione.

Questa inflazione è diversa rispetto alla gran parte di quelle che si sono manifestate in passato, perché non è frutto di un grande boom economico che si è riverberato sulla domanda, ma è conseguenza di uno shock determinato da storture dell’offerta. Tutto ciò a molti ha rievocato i fantasmi degli anni ’70, quando 2 violenti shock petroliferi misero in ginocchio gran parte dell’economia mondiale. Le similitudini soprattutto vertono sul fatto che come allora vi è oggi il rischio molto forte che si determini una stagflazione, dove il Paese non cresce ed è tramortito nel contempo da una risalita dei prezzi inarrestabile.

Alcuni segnali sul mercato monetario cominciano a vedersi, con la curva dei rendimenti dei titoli di Stato che si sta appiattendo e lentamente scivolando verso una pericolosa inversione. Scott Minerd, Chief Investment Officer di Guggenheim, invece paragona la situazione attuale non a quella di 50 anni fa, ma quanto successo nel secondo dopoguerra.

 

 

Inflazione: cosa successe negli anni ’40

Minerd afferma che negli anni ’70 la grande inflazione derivò da fattori come il finanziamento della guerra del Vietnam, la fine degli accordi di Bretton Woods e ovviamente la crisi energetica. Le circostanze a suo avviso sono decisamente diverse nel complesso rispetto a quelle attuali. Mentre nel periodo 46-48 si determinarono condizioni quali l’interruzione della produzione, la ripresa della domanda di beni di consumo, i risparmi elevati della famiglie e delle imprese e la crescita della circolazione del denaro. Tutte cause che si accomunano a quanto accadde dopo la pandemia.

L’esperto ricorda che, dopo la fine della guerra, la crescita esplosiva della base monetaria, con il bilancio della Fed salito del 300% da 6,2 a 24,5 miliardi di dollari dal 1942 al 1945, ha fatto correre l’indice dei prezzi al consumo dal 3,1% al 20,1% nell’arco di 9 mesi. L’enorme quantità di denaro messo a disposizione dalla Banca Centrale USA aveva rilanciato i consumi durevoli e determinato uno squilibrio tra domanda e offerta. Non è un po’ la stessa cosa che è successa con la pandemia, dove la Fed ha inondato il mercato di dollari?

Minerd rileva che nel 1947 la Fed pose fine al blocco sui tassi a breve e lasciò che i mercati determinassero i rendimenti. La conseguenza fu che la curva dei rendimenti si appiattì, con le condizioni di credito che si inasprirono, esattamente come sta avvenendo adesso. Tra la fine del 1948 e quella 1949 ci fu una breve recessione, con le azioni che entrarono in un mercato ribassista, prima di riprendere il loro corso ascendente.

 

 

Inflazione: cosa comporta oggi un errore politico

In conclusione Minerd è convinto che il percorso preso a riferimento da parte dei responsabili politici per cercare le contromisure all’inflazione dovrebbe essere quello del secondo dopoguerra. Quindi più che concentrarsi sull’obiettivo dei tassi a breve, come si fece negli anni ’70, bisognerebbe puntare sulla limitazione della creazione del credito attraverso il controllo del bilancio della Banca Centrale statunitense e dell’offerta di moneta sul mercato.

Il CIO di Guggenheim ritiene che il ciclo di aumento dei tassi della Fed potrebbe innescare una grave recessione economica, con effetti sulla volatilità dei mercati finanziari e il rischio di una crisi finanziaria. Questo per effetto del fatto che la leva finanziaria adottata è molto alta, le valutazioni delle azioni sono troppo elevate, così come il prezzo degli immobili e di tutti gli asset speculativi. A quel punto si potrebbe determinare quella spirale inflazionistica anni ’70 se non si riduce l’errore politico prendendo spunto da quanto successe negli anni ’40.

 

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Redazione

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