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Inflazione: ecco quanto dovrà soffrire l’economia USA per fermarla

Inflazione: ecco quanto dovrà soffrire l'economia USA per fermarla

Quanto dolore sarà necessario sopportare per imbrigliare l’inflazione e farla tornare nell’area di conforto delle banche centrali? Se lo è chiesto Keith Wade, capo economista e strategist di Schroders, e la risposta non piacerà a molti. Per capirlo è sufficiente l’epitaffio con cui l’economista conclude un suo ragionamento sul rapporto tra inflazione e recessione e sulle speranze del presidente della FED Jerome Powell di avere un “atterraggio morbido” negli Stati Uniti.

 

“Sarebbe utile che il presidente Powell e la FED smettessero di prevede un atterraggio morbido negli Stati Uniti. Uno sguardo alla storia dimostra che tali previsioni danno solo false speranze e creano un’ulteriore cattiva allocazione delle risorse. Dal punto di vista politico è difficile, ma prima le famiglie e le imprese possono iniziare a fare gli inevitabili aggiustamenti, meglio è”.

 

Otto recessioni del PIL per otto picchi economici

Per misurare quanto peserà sull’economia riportare l’inflazione verso il 2%, Keith Wade ha preso in considerazione i picchi raggiunti dal ciclo economico individuandone, grazie ai dati del National Bureau of Economic Research, nove dal 1960. In tutti i casi la massima espansione è stata seguita da una recessione durata tra i sei e i diciotto mesi (a eccezione della recessione da Covid del 2020 durata molto meno).

Considerando le recessioni che hanno avuto una durata pari o superiore a sei mesi, Wade ha calcolato un calo medio del Pil dell’1,6%, un tasso di disoccupazione in crescita del 2,5% e una discesa dell’inflazione dell’1,5%. Anche se i dati sono molto diversi nei singoli casi, dalla loro analisi il capo economista di Schroders deduce che sia necessario un calo significativo del PIL per ottenere un’importante riduzione dei prezzi al consumo. Ad esempio, spiega nella sua analisi con riferimento alla situazione attuale, un calo di sei punti percentuali dei prezzi al consumo dai livelli attuali al 3% richiederebbe una contrazione del PIL di poco superiore al 3% mentre la disoccupazione dovrebbe salire dal 4% attuale al 7,5%, percentuali già oltre le attese attuali del mercato.

 

“Da questo punto di vista – commenta Wade – il previsto atterraggio morbido della FED, in cui la crescita rallenta a poco meno del 2% e l’inflazione scende sotto il 3% nel 2023, sembra un mero desiderio”.

 

Le armi spuntate delle banche centrali

Anche se esistono fattori che potrebbero mitigare uno scenario così pessimistico, è la natura stessa della crescita attuale dei prezzi al consumo a rendere inevitabile un ulteriore inasprimento dei tassi di interesse da parte della FED e a rendere una chimera l’atterraggio morbido.

 

“Il problema fondamentale è che l’economia USA e di gran parte del mondo si sta surriscaldando e le banche centrali sono in ritardo sul ciclo”

 

dice Wade. Anche se le famiglie USA si aspettano un ritorno dei prezzi vicino all’obiettivo del 2% nell’arco di cinque anni – e ciò concorre a contenere le pressioni sui salari – e anche se una maggiore credibilità della banca centrale e un calo dei prezzi delle materie prime potrebbero contribuire a far scendere l’inflazione più rapidamente a un costo minore in termini di occupazione e produzione, le banche centrali saranno costrette a stringere fino a quando la disoccupazione non aumenta e si crea un sufficiente rallentamento. Anche in questo caso il calo del PIL dal picco sarebbe di circa il 2%, superiore all’attuale consensus degli economici.

 

“Sebbene le opzioni della FED siano limitate – conclude il capo economista di Schroders – Powell potrebbe prendere spunto dalla Banca d’Inghilterra: la BoE si è presa notevoli critiche per aver previsto una recessione significativa nel Regno Unito con un’inflazione che si muove solo lentamente verso l’obiettivo. Tuttavia, non si può sostenere che non abbia messo in guardia i cittadini, dando a famiglie e imprese un segnale di ciò che li aspetta”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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