Inflazione: le strategie dei grandi investitori - Borsa e Finanza

Inflazione: le strategie dei grandi investitori

Inflazione: le strategie dei grandi investitori

L’inflazione è uno dei temi più caldi del 2021. Come si stanno posizionando i grandi investitori con le loro strategie? Vediamolo insieme

L’inflazione ai massimi da oltre 30 anni negli Stati Uniti ha destabilizzato il mondo dei grandi investitori, che ora hanno cambiato opinione sulla durata e gli effetti sui mercati finanziari dell’aumento dei prezzi. Molti di quelli che erano convinti che il fenomeno fosse di breve durata si sono dovuti ricredere e adesso temono che il rialzo dei rendimenti obbligazionari possa incidere notevolmente sui prezzi dei bond, allontanandoli dal ruolo di ammortizzatore contro le flessioni azionarie.

Inflazione: ecco come si stanno posizionando fondi e società d’investimento

In tanti si è istillato il dubbio che il rischio inflazione fosse stato sinora uno dei più sottovalutati del 2021 e forse degli ultimi anni. Per questa ragione i fondi e le società d’investimento devono rivedere le proprie strategie per proteggere il portafoglio finanziario. Vediamo quindi come vedono l’inflazione nei prossimi mesi e di conseguenza come si stanno posizionando al cospetto di un indice dei prezzi al consumo che continua a crescere.

BlackRock

Secondo il capo della ricerca macro del fondo più grande del mondo, Elga Bartsch, i prezzi alti che stiamo vedendo in questo periodo sono figli di insoliti shock d’offerta legati al riavvio post-pandemico delle attività economiche. Nel 2022 l’esperta prevede un allentamento degli squilibri di mercato, tuttavia l’inflazione rimarrà a livelli più alti rispetto a quelli pre-Covid e sicuramente a un tasso più elevato in riferimento al target del 2% della Fed. La Banca Centrale USA dovrebbe aumentare i tassi nel 2022, ma molto gradualmente e in maniera meno profonda rispetto a quanto forse richiesto. In tale contesto sono da preferire le azioni dei Paesi sviluppati rispetto ai titoli a reddito fisso, che soffriranno del calo dei rendimenti reali. BlackRock sovrappesa le obbligazioni indicizzate all’inflazione perché risentono meno della crescita sostenuta dei prezzi nel medio-lungo periodo.

JP Morgan Asset Management

John Bilton, responsabile della strategia multi-asset globale della banca, è convinto che nei prossimi 2 trimestri il supply shortage si attenui e l’inflazione possa far sentire meno il suo peso, anche grazie a una maggiore partecipazione alla forza lavoro che mette un limite alle pressioni salariali. Le aspettative sono quindi che il tasso di crescita dei prezzi scenda più velocemente di quanto si attenda il mercato nel 2022, permettendo così alla Fed di rimanere accomodante sui tassi, in attesa che si arrivi in USA alla piena occupazione. Ad ogni modo JP Morgan preferisce puntare sulle azioni, pur non sottopesando le obbligazioni.

Algebris Investments

Alberto Gallo, portfolio manager della società di gestione britannica, vede l’inflazione strutturalmente al di sopra del target del 2% della Fed a causa dei prezzi delle materie prime e del lavoro. Questo danneggerà il mercato del credito perché le Banche Centrali reagiranno con l’aumento dei tassi, contribuendo all’innalzamento dei costi di rifinanziamento. La società quindi ha una serie di posizioni corte sui crediti dei mercati emergenti e del Regno Unito. Riguardo le obbligazioni high yield statunitensi, a giudizio di Gallo sono anche a rischio perché la Fed potrebbe dover adottare una politica più aspra di ciò che si pensa.

Crossmark Global Investments

Victoria Fernandez, chief market strategist della società di gestione americana, stima che nei prossimi mesi ci saranno 2 aree che saranno interessate dall’inflazione: i salari e gli affitti. La prima per la carenza di manodopera, la seconda per l’aumento della richiesta di abitazioni. Nel portafoglio d’investimento la società ha tenuto una duration bassa delle obbligazioni, mentre per quel che concerne le azioni sono stati smobilizzati i titoli di crescita per favorire quelli ciclici o value, che risentirebbero meno dell’aumento dei rendimenti conseguenti alla stretta sui tassi delle Banche Centrali.

Eurizon SLJ Capital

Stephen Jen, Amministratore Delegato della società di asset management con sede a Londra, fa un’osservazione riguardo all’oro. Il metallo giallo secondo l’esperto ha smesso di salire, il che potrebbe significare che l’inflazione così alta non sia sostenibile. A prescindere da tutto Jen pensa che la crescita dei prezzi sia transitoria e quindi che le Banche Centrali stiano operando correttamente per evitare di essere troppo aggressive in questa fase di ripresa economica. Tra gli investimenti interessanti ci possono essere le criptovalute, a suo giudizio.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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