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Inflazione: potrebbe dimezzarsi a livello globale nella seconda parte dell’anno

inflazione, potrebbe dimezzarsi nella seconda parte dell'anno

L’inflazione sta cominciando lentamente a rallentare la presa, grazie alla discesa dei prezzi delle materie prime nelle ultime settimane. Le quotazioni di petrolio, rame e grano hanno perso terreno, sebbene in Europa il gas abbia raggiunto prezzi record alla Borsa di Amsterdam esacerbando una crisi energetica che non lascia tregua. Questa inversione dei prezzi potrebbe essere lo specchio di una recessione in arrivo, con le famiglie costrette a spendere di meno per far quadrare i conti a fine mese.

Nel complesso il quadro per il futuro sembra essere davanti almeno a una leggera schiarita, con JP Morgan che stima un’inflazione globale al 5,1% nella seconda parte del 2022, praticamente la metà di quella che si è registrata nei primi sei mesi dell’anno. A giudizio degli analisti della banca d’affari americana, il calo più rapido tra le economie più sviluppate avverrà negli Stati Uniti, grazie anche al fatto che la Federal Reserve si è mossa con un certo anticipo rispetto alle Banche centrali di altri Paesi. Secondo Citigroup la situazione è critica in Europa, con i prezzi al consumo che supereranno il record di luglio dell’8,9% nell’area euro, mentre nel Regno Unito ci potrebbe essere una risalita fino al 18% dopo che è stato elevato il price cap delle bollette energetiche.

 

Inflazione: le Banche centrali rimangono aggressive

Ad ogni modo, anche se nel complesso l’inflazione dovesse rallentare, le Banche centrali continueranno ad aumentare i tassi d’interesse e il simposio di Jackson Hole della scorsa settimana lo ha rimarcato a chiare lettere. Il governatore della Fed, Jerome Powell, ha precisato che l’istituto centrale manterrà la sua politica monetaria aggressiva fino a quando l’indice dei prezzi al consumo non si allineerà agli obiettivi del 2% della Banca, pur sacrificando la crescita economica degli Stati Uniti. Il numero uno dell’istituto monetario americano ha sottolineato che il recente calo dell’inflazione è di gran lunga inferiore rispetto a quello che i funzionari della Fed vogliono vedere, pertanto ha lasciato aperta la possibilità di aumento del costo del denaro di 0,75 punti percentuali nella riunione del 20-21 settembre.

Anche Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE è stata molto esplicita sul tema dei tassi. L’esponente di spicco dell’Eurotower ha affermato che i tassi potrebbero essere mantenuti alti per un lungo periodo di tempo, parlando di un grande sacrificio per domare l’inflazione.

Gli investitori in questo momento stanno puntando sul fatto che la Fed avrà alzato i tassi d’interesse fino al 3,75% entro marzo 2023, mentre la BCE e la BoE arriveranno rispettivamente all’1,75% e al 4%. Anna Wong, capo economista USA di Bloomberg Economics, si aspetta addirittura che la Banca centrale americana possa aumentare i tassi fino al 5%. Mentre John Flahive, responsabile degli investimenti a reddito fisso presso BNY Mellon Wealth Management, ritiene che i banchieri centrali non vogliono commettere l’errore di abbassare anzitempo il costo del denaro per poi vedere l’inflazione nuovamente in ascesa.

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Redazione

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