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Inflazione UK resta ferma all’8,7%, BoE alle corde?

Inflazione UK resta ferma all'8,7%, BoE alle corde?

L’inflazione UK si sta dimostrando più arcigna del previsto. Il dato di oggi rilasciato dall’Ufficio Nazionale di Statistica britannico ha riportato un IPC di maggio ancora fermo all’8,7%, esattamente come quello del mese di aprile, tradendo le attese che lo stimavano all’8,4%. Il risultato è preoccupante, se non altro perché per il quarto mese consecutivo il costo della vita si rivela al di là delle previsioni del consensus e vanifica in buona parte gli sforzi fatti finora dalla Bank of England per cercare di abbattere il rialzo sostenuto dei prezzi.

Notizie ancora peggiori arrivano dall’inflazione core – ossia depurata dalla componente energetica e dei beni di consumo – che è il parametro maggiormente tenuto in considerazione dalla BoE nelle scelte di politica monetaria. L’IPC core è balzato a maggio dal 6,8% al 7,1%, ovvero al tasso più alto da marzo 1992. Mentre i prezzi dei servizi sono arrivati al 7,4%, come mai si era visto da oltre 30 anni.

 

Inflazione UK: cosa farà ora la BoE?

Insomma, l’inflazione non dà segni evidenti di discesa e questo è un grosso problema per la BoE in vista della riunione di domani. La Banca centrale britannica dovrebbe stringere sui tassi di almeno un quarto di punto, portando il costo del denaro al 4,75%. Tuttavia, il mercato comincia a scontare una stretta di 0,5 punti percentuali, con il tasso terminale che arriverà al 6% nel 2024. Per l’esattezza, i futures sui tassi hanno mostrato che gli investitori vedono una probabilità di circa il 40% che la BoE aumenti i tassi di mezzo punto percentuale al 5% giovedì e una probabilità del 60% che i tassi raggiungano il 6% entro dicembre, il che creerebbe le condizioni per una recessione nel Regno Unito.

“Abbiamo un problema di inflazione che non è associato alla crescita economica. Il mercato sta dicendo che la Banca d’Inghilterra dovrà spingere l’economia del Regno Unito in recessione per affrontare questo problema”, ha affermato Lyn Graham-Taylor, senior rates strategist di Rabobank.

Sulla stessa linea è Paul Dales, capo economista britannico di Capital Economics, secondo cui la BoE dovrebbe combattere più duramente il carovita, in quanto “l’accelerazione dell’inflazione core lascia il Regno Unito sempre più nell’anomalia della stagflazione“.

Mentre Karen Ward, chief market strategist per Europa, Medio Oriente e Africa presso J.P. Morgan Asset Management, parla di “un leggero errore di valutazione” della Banca d’Inghilterra. “La speranza era che si trattasse di fattori esterni che andavano e venivano rapidamente. Chiaramente non lo è, la nostra economia è troppo calda, il nostro mercato del lavoro è ancora incredibilmente stretto”, ha detto.

 

Inflazione UK: perché fa fatica a scendere?

Le ragioni per cui l’inflazione UK persevera a mantenersi così alta possono essere diverse. In primo luogo vi è un fattore riconducibile ai prezzi degli alimenti. Secondo l’ONU, Il Regno Unito è il terzo importatore netto mondiale di cibo e bevande, dopo Cina e Giappone. A causa di condizioni climatiche avverse, il raccolto nei vari Paesi è stato carente e i prezzi sono aumentati. Di conseguenza, la Gran Bretagna, essendo particolarmente esposta, ne ha risentito in maniera rilevante.

In secondo luogo esiste una questione energetica. Il Paese dipende fortemente dal gas importato nella generazione di elettricità. Il problema è che, per effetto del sistema di regolazione dei prezzi da parte delle autorità britanniche, quando le tariffe internazionali scendono, la Gran Bretagna è più lenta ad adeguarsi rispetto ad altri Paesi.

Infine, c’è da considerare il capitolo Brexit, i cui effetti continuano a impattare sull’economia britannica. La fine della libera circolazione dei lavoratori provenienti dai Paesi dell’UE ha contribuito a una carenza di personale. Ciò ha fatto crescere i salari, che inevitabilmente si sono riflessi sui prezzi dei prodotti. “Il fallimento dell’inflazione a scendere è stato probabilmente causato dal continuo impatto degli alti costi energetici e della forte pressione salariale che si è trasferita sui prezzi, il tutto sovrapposto all’elevata domanda di attività ricreative tra le famiglie con redditi disponibili”, ha affermato Kitty Ussher, capo economista dell’Institute of Directors.

 

Gran Bretagna: debito/PIL più alto da oltre 60 anni

Uno degli effetti deleteri dell’inflazione UK è stato quello di aver portato il rapporto debito/PIL britannico a oltre il 100% per la prima volta dal 1961. Solo il sostegno per le bollette energetiche delle famiglie a maggio è costato 3,6 miliardi di sterline, mentre l’indicizzazione dei benefici all’inflazione ha aggiunto 2,9 miliardi di sterline alla spesa sociale. A ciò si aggiungono costi salariali del settore pubblico di 3,4 miliardi di sterline in più rispetto a maggio del 2022, dopo l’accordo del Servizio Sanitario Nazionale.

Tutto quanto rappresenta un grosso problema non solo per la BoE, che dovrà misurare il rialzo dei tassi d’interesse per evitare oneri pesanti sul debito e un crollo del PIL che farebbero peggiorare la situazione. Ma sarà un rompicapo anche per il Primo Ministro Rishi Sunak, che verosimilmente dovrà rinunciare ai copiosi tagli fiscali promessi, ritenuti necessari dai conservatori che lo sostengono per evitare implicazioni politiche alle elezioni del prossimo anno.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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