Grandi risparmiatori, piccoli investitori. Gli italiani sono così, o almeno così vengono descritti da molti studi. Con i soldi che riescono a mettere da parte non sanno bene cosa fare e spesso li lasciano depositati nei conti correnti, dove l’unica cosa che matura è l’erosione da inflazione. L’alternativa? Spesso comprare case, più di una, perché la solidità del mattone (in senso fisico e non finanziario) è lì da vedere e toccare, è rassicurante. Schroders, asset manager britannico con 906 miliardi di euro di masse in gestione (al 30 giugno 2025), ha scelto di festeggiare i suoi 30 anni di presenza in Italia con una ricerca, in collaborazione con il Censis, che va oltre la definizione degli italiani come risparmiatori non investitori. Lo studio “Investire è coltivare l’ottimismo. Il valore sociale dell’investimento”, restituisce l’immagine di un’Italia che crede nel futuro, nell’impegno e nel ruolo positivo degli investimenti come motore di progresso economico e personale. “La ricerca mette in luce il forte pragmatismo degli italiani nei confronti degli investimenti. Investire il risparmio non è il fine delle vite né il centro di esse, ma il mezzo per raggiungere i propri obiettivi di vita e quindi di felicità e benessere” ha commentato Fabrizio Bianchi, responsabile per l’Italia di Schroders.
In questo articolo:
- Gli investimenti sono una scelta di fiducia
- L’Italia degli investimenti divisa in quattro, tra fiducia, attesa e paura
- Investimenti e generazioni: la sfida dei giovani e il ruolo della consulenza
- L’investimento come motore sociale, il ruolo degli asset manager
Gli investimenti sono una scelta di fiducia
Lo studio di Schroders e Censis evidenzia come una larga parte della popolazione italiana sia più dinamica e propositiva di quanto comunemente si creda. Tra il 65% e l’85% degli intervistati dichiara di riconoscere il valore dell’investimento come azione concreta di fiducia nel futuro — non solo in senso finanziario, ma anche umano e sociale. Il rapporto mostra come la maggioranza degli italiani sia consapevole che impegnarsi, investire tempo, energie e risorse oggi sia la chiave per ottenere risultati domani.
“Una più diffusa visione ottimistica del futuro è in grado di innescare e alimentare un circolo virtuoso di atteggiamenti e comportamenti che non solo aiutano a perseguire il benessere individuale e collettivo, ma possono arrivare anche a cambiare la narrazione del Paese” osserva Giorgio De Rita, segretario generale del Censis. Ciò vale in tutti gli ambiti della vita di una persona. Gli investimenti in questo caso devono essere intesi non solo come finanziari, ma anche culturali, lavorativi, di benessere e interesse personale.
Per quanto riguarda il circolo più ristretto degli investimenti finanziari, il 40% del campione è pronto a dedicare più tempo alle scelte finanziarie, riconoscendo che gli investimenti rappresentano uno strumento per raggiungere i propri obiettivi e vivere secondo i propri desideri praticabili. È in questo passaggio che entra in gioco il ruolo dell’ottimismo e la capacità dei professionisti del risparmio, consulenti finanziari e asset manager, di trasmetterlo.
“Una schiacciante maggioranza degli italiani (oltre 8 su 10) si dichiara, infatti, convinta che una visione ottimistica del futuro sia uno stimolo rilevante ad agire e a cercare soluzioni, mentre una visione pessimistica finisca per incidere negativamente anche sui risultati” evidenzia De Rita, mentre Bianchi sottolinea che “la responsabilità che sta in capo a chi consiglia e gestisce investimenti finanziari è grande”.
L’Italia degli investimenti divisa in quattro, tra fiducia, attesa e paura
La ricerca suddivide gli italiani in quattro categorie in base al loro rapporto con gli investimenti e con il futuro:
• Investitori imperterriti;
• Investitori attendisti;
• Inerti impauriti;
• Incerti inibiti.
Gli “investitori imperterriti” sono il 19,2% del campione: individui per i quali investire è uno stile di vita e una filosofia di lungo periodo. Ottimisti e costanti, vedono il successo come frutto dell’impegno e della disciplina più che della fortuna. In questa categoria prevalgono persone tra i 45 e i 64 anni, con scolarità media e spesso con figli, che associano il benessere economico a quello personale.
Segue il gruppo più ampio, quello degli “investitori attendisti” (42,4%). Sono consapevoli dei vantaggi dell’investire, ma frenati dal pessimismo. Pur comprendendo il valore dell’impegno, tendono a rimandare le decisioni a causa dell’incertezza. Questo atteggiamento rappresenta la vera “sindrome italiana” di immobilismo.
Il terzo gruppo, gli “inerti impauriti” (25,1%), raccoglie coloro che si sentono sopraffatti dai rischi globali e privi di fiducia. Tra di loro prevalgono i giovani e le professioni intermedie. Rassegnati e fatalisti, ritengono che l’impegno personale non basti a cambiare il corso delle cose. Quasi nove su dieci prevedono un futuro negativo per l’Italia e per il mondo.
Chiude il quadro la categoria degli “incerti inibiti” (13,3%), che vivono l’impatto dell’incertezza economica e sociale come un freno alle proprie decisioni. La paura di sbagliare e l’erosione della fiducia nelle istituzioni li porta a sospendere ogni scelta di investimento, rifugiandosi nell’attesa.
I professionisti del risparmio devono lavorare su queste categorie, in particolare sulla seconda, quella degli investitori attendisti, perché, afferma De Rita, “la sindrome italiana può essere sconfitta valorizzando la cultura e la pratica dell’investimento, anche attraverso un racconto pubblico potente, emozionale, in grado di valorizzare i comportamenti di quegli italiani che pensano a costruire da oggi la propria felicità”.
Investimenti e generazioni: la sfida dei giovani e il ruolo della consulenza
C’è un aspetto della ricerca che mette in evidenza quanto lo scenario dell’Italia necessiti di una svolta. I giovani, quelli che dovrebbero avere più coraggio e meno paura, sono invece i più timorosi. Quando non sono timorosi, sono i più esposti alle dinamiche del “guadagno facile” e immediato, molto presente sui social network. “In tale ottica – riprende Bianchi – l’importanza del passaggio generazionale è centrale e assume una dimensione socio-culturale, oltre che finanziaria. Vogliamo fare la nostra parte, come gestore di patrimoni, condividendo questi importanti risultati con gli altri operatori del mercato per stimolare la discussione e auspicabilmente l’azione”.
Nonostante siano i meno ottimisti i giovani che emergono dalla ricerca rappresentano il segmento più pronto a impegnarsi negli investimenti: il 46,2% di loro dichiara la volontà di dedicare più tempo e risorse alla finanza, un dato superiore alla media nazionale. Il paradosso è evidente: i giovani sono al tempo stesso più disillusi e più aperti all’azione. Per gli operatori del settore, questa rappresenta un’enorme opportunità. È necessario, spiega lo studio, conquistare la loro attenzione avvalendosi anche della fase di passaggio generazionale, intesa non solo come trasferimento di ricchezza ma anche di valori legati alla cultura dell’investimento.
L’investimento come motore sociale: il ruolo degli asset manager
La grande maggioranza degli intervistati nella ricerca di Schroders e Censis riconosce l’importanza della preparazione e della professionalità. Gli italiani credono che per ottenere risultati servano impegno, conoscenza e metodo — un atteggiamento che si traduce in fiducia verso i consulenti, visti come figure di riferimento capaci di orientare le scelte e ridurre l’incertezza.
Il 40% degli italiani considera la finanza un mezzo per vivere meglio, e non un fine in sé. Ciò suggerisce che esista uno spazio importante per rafforzare il legame tra gestione del risparmio e realizzazione personale. Gli asset manager, in questo contesto, sono chiamati a un duplice compito: generare rendimento e promuovere una vera cultura dell’investimento. Diffondere la cultura dell’investire significa rafforzare l’ottimismo collettivo e contrastare la rassegnazione che spesso caratterizza il discorso pubblico.









