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Investimenti ESG: sconosciuti per il 60% degli italiani

Nell'immagine una sfera riflette, al contrario, un panorama fatto di alberi

Negli ultimi due anni i temi ESG sono rimasti sotto traccia a causa di contingenze più preoccupanti nel breve termine, come la guerra tra Russia e Ucraina. Le emergenze climatiche e sociali – la E e la S dell’acronimo – rimangono tuttavia una questione centrale per il futuro del pianeta. Per questo non è una buona notizia il fatto che per i due terzi degli italiani gli investimenti ESG rimangono praticamente sconosciuti. Il dato è emerso da una ricerca condotta da AXA IM sulla percezione che i risparmiatori italiani hanno di questi investimenti.

L’AXA IM ESG Consumer Survey 2024 è stata condotta da H/Advisors Cicero e ha coinvolto 12.000 consumatori in 12 mercati europei e asiatici. Le misurazioni sono state effettuate nei primi due mesi del 2021 e a ottobre 2023.

 

Investimenti ESG: più attenzione al marketing che all’informazione

Nonostante il diluvio di fondi comuni, ETF e altri prodotti targati ESG lanciati dall’industria del risparmio gestito, solo il 26% dei risparmiatori italiani ha dichiarato di detenere fondi che possono essere classificati come etici o ESG. Una percentuale che peraltro è in calo rispetto al 28% del 2021. All’interno del campione si è registrato un aumento dal 22% al 25% nelle classi di età oltre i 55 anni e dal 27% al 28% tra le donne.

Il calo potrebbe essere stato determinato dal cambiamento dello scenario geopolitico globale che ha spinto gli investitori a concentrarsi su altri temi. Aiutati in questo dagli asset manager che, dopo la gara ad attribuirsi l’etichetta ESG, hanno ridotto sensibilmente la comunicazione sui prodotti sostenibili. Potrebbe essere una buona occasione per ragionare sull’efficacia dei messaggi finora veicolati ai risparmiatori. Bertrand Penverne, responsabile ESG di Axa IM Select, commentando i risultati del sondaggio ha evidenziato due ostacoli del settore finanziario: “Una generale mancanza di comprensione della semantica e la difficoltà per i piccoli investitori di capire gli obiettivi dei fondi o di essere pienamente consapevoli di ciò in cui stanno investendo”.

Per Penverne è necessario adottare una “comunicazione più semplice e chiara” per aiutare gli investitori a essere più consapevoli e fare scelte di investimento più efficaci.
In effetti ESG è un acronimo poco simpatico, oltre a essere derivato da parole inglesi, environment, social, governance. Solo il 32% degli italiani lo ha metabolizzato, pur essendo stato appiccicato un po’ ovunque. La definizione di “investimenti sostenibili” risulta avere un grado di penetrazione maggiore in quanto il 47% degli investitori ne ha sentito parlare (il 48% in Europa). Solo il 32% conosce il concetto di “investimenti ESG”, il 33% quello di “investimento etico” e il 20% quello di “impact investing”. Investimenti ESG sembra inoltre essere un termine elitario visto che la percentuale di quanti sanno di cosa si tratta sale al 71% per chi dispone di patrimoni investibili superiori ai 250.000 euro.

 

L’importanza delle convinzioni etiche negli investimenti

Che il problema sia di comunicazione emerge anche dal fatto che i risparmiatori italiani hanno a cuore i temi della sostenibilità. Circa il 70% dei potenziali investitori ESG cita come fattore principale il desiderio che i propri investimenti riflettano le proprie convinzioni etiche personali e ne vorrebbero parlare con il loro consulente finanziario (51%).

“Gli investitori riconoscono sempre più l’importanza degli investimenti orientati ai principi ESG, indipendentemente dal riconoscimento di questo termine specifico, ed è responsabilità del settore finanziario offrire loro soluzioni adeguate alle loro esigenze. Tuttavia, guardando ai risultati dell’AXA IM ESG Consumer Survey 2024, non possiamo negare la complessità del concetto di investimento responsabile e delle sue applicazioni” ha sottolineato Pietro Martorella. Il co-head of Client Group di AXA IM Core ha poi lanciato un appello ai responsabili politici e al settore finanziario perché adottino “maggiore semplicità, comparabilità e interoperabilità, in modo che i non addetti ai lavori possano comprendere la semantica e i concetti e fare scelte di investimento informate”.

 

Investimenti ESG: le liste di esclusione degli investitori italiani

Negli investimenti ESG non esiste solo il bianco o il nero. Esistono anche molte sfumature che spesso creano confusione se non spiegate adeguatamente. Ci sono tuttavia dei temi su cui gli italiani non transigono. La produzione di armi è inaccettabile per il 69% degli interpellati e la deforestazione per il 68%, per esempio.
Nella “zona grigia” rientrano invece i produttori di armi che non vendono prodotti a organizzazioni moralmente discutibili (29% in calo dal 34% del 2021) e società petrolifere o minerarie che investono in tecnologie rinnovabili da adottare in futuri (55% in calo da 63%). Il 72% è invece disposto a investire in portafogli ESG che comprendano società farmaceutiche che sviluppano vaccini contro le malattie globali.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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