Investitori fanno pieno di liquidità, cosa significa per azioni e obbligazioni?

Investitori fanno pieno di liquidità, cosa significa per azioni e obbligazioni?

Investitori fanno pieno di liquidità, cosa significa per azioni e obbligazioni?

I risparmi degli americani abbondano di liquidità. Lo rivela un’analisi di JP Morgan che mette in luce come gli investitori abbiano accumulato più liquidità adesso che durante i momenti più cruenti della pandemia, dove i mercati finanziari erano stati messi sottosopra da un autentico tsunami finanziario. La scorsa settimana gli investitori con leva finanziaria si sono bruscamente ridotti a giudicare dalle posizioni mini futures sull’S&P 500, osserva la banca d’affari. Ciò suggerisce che tutto l’accumulo di questa tipologia di contratti avvenuto durante il periodo post-pandemico si sia praticamente sciolto quest’anno.

In altri termini, i trader stanno mettendosi in fuga dagli assets rischiosi, detenendo liquidità per i momenti in cui il mercato offre maggiori certezze. In questo momento in effetti il climax non è dei migliori. Il mercato sta scontando una recessione, mentre rimane sintonizzato quotidianamente su quelli che sono gli umori della Federal Reserve. Il Governatore Jerome Powell in questi giorni sta testimoniando davanti al Congresso USA, ribadendo che una recessione è un’eventualità possibile e che il rialzo dei tassi risulta appropriato pur cercando di evitare il peggiore degli scenari. JP Morgan sottolinea al riguardo che una lieve recessione è già incorporata nei cali del mercato azionario, ma ciò che invece non è stato ancora scontato è l’arrivo di una flessione profonda.

 

 

Investimenti: gli effetti su azioni e obbligazioni del boom di liquidità

Il fatto che gli investitori abbiano i portafogli pieni di liquidità in questo periodo potrebbe non essere una cattiva notizia per azioni e obbligazioni, per JP Morgan. Anzi, questi assets potrebbero essere avvantaggiati nella seconda metà dell’anno, quando gli operatori decidono di utilizzare il denaro liquido ora parcheggiato. Magari se l’ambiente generale si sarà rasserenato.

Gli analisti della banca hanno anche esaminato la performance di azioni e utili durante le ultime 11 recessioni. Ne è risultato che, in media l’S&P 500 è crollato del 22% dai massimi e gli utili per azione sono scesi del 17%. L’analisi distingue anche i due casi in cui l’arretramento dell’economia americana sia stata lieve oppure roboante.

Nel caso di recessioni superficiali, lo studio riporta che il principale indice borsistico americano è diminuito mediamente del 18%, mentre il calo degli EPS è arrivato al 9%. Tutt’altro risultato ovviamente quando la recessione è stata profonda. In tale circostanza, l’S&P 500 è precipitato in media del 33%, mentre i guadagni per azione delle aziende sono scivolati del 24%.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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