IPO: FCA propone nuove regole per attrarre fintech e startup
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IPO: FCA propone nuove regole per attrarre fintech e startup

IPO: FCA propone nuove regole per attrarre fintech e startup

La Gran Bretagna sta elaborando un modo per attirare maggiormente le IPO alla Borsa di Londra di aziende tech e startup in rapida crescita. La Financial Conduct Authority ha avanzato un piano per superare la situazione attuale che prevede un segmento standard per i livelli più bassi di corporate governance e un livello premium richiedente requisiti normativi più alti. Lo scopo è quello di sostenere la concorrenza degli Stati Uniti, all’avanguardia per quanto riguarda le IPO, ma anche dell’Unione Europea. 

Molte start up nel Regno Unito hanno rinunciato negli anni a quotarsi proprio perché destinate a far parte della categoria standard, il che le lasciava fuori dall’indice FTSE. Adesso la FCA permetterebbe alle aziende e agli azionisti di decidere da soli se aderire a un’ulteriore serie di obblighi, valutando se questi fossero giusti o meno per loro. Questa serie facoltativa sarebbe indirizzata a rafforzare il coinvolgimento degli azionisti e verrebbe supervisionata dall’Autorità di vigilanza. 

Ciò non toglie che la FCA manifesti delle preoccupazioni che il cambiamento possa ledere gli interessi degli investitori sotto il profilo delle garanzie. Riguardo gli emittenti premium, questi sono tenuti a osservare le regole di quotazione più onerose rispetto ai requisiti minimi e che stabiliscono i più elevati standard di regolamentazione e governance aziendale nel Regno Unito, osserva la FCA.

 

IPO: perché la Gran Bretagna è rimasta indietro

Le discussioni in ambito normativo riguardo le regole di quotazione in Gran Bretagna hanno radici più lontane. Il Governo britannico da diverso tempo sta studiando come cercare di rendere più attraenti le quotazioni, preoccupato dal fatto che molte Borse europee tipo quelle di Francoforte, Parigi e Amsterdam dopo la Brexit si siano attrezzate per competere con Londra in maniera più agguerrita. Le regole di quotazione più flessibili inoltre hanno fatto sì che diverse imprese che avevano sede nel Regno Unito abbiano optato per spostarsi a Wall Street. 

Le statistiche in effetti non sono molto rassicuranti. Dal picco del 2008, il numero delle quotazioni a Londra è sceso del 40%. E negli anni che vanno dal 2015 al 2020, solo il 5% del totale delle IPO si è materializzato in Gran Bretagna. Le contromisure della Borsa londinese finora sono state quelle di permettere strutture azionarie a doppio classe, ridurre la quantità di flottante necessaria per quotarsi e allentare le restrizioni sulle SPAC. 

Tuttavia, l’impatto ancora non può essere visto del tutto, in quanto c’è stato un crollo assoluto delle IPO per effetto della situazione delicata che oggi si sta vivendo a livello economico e geopolitico. Rispetto al 2021, infatti, il valore delle offerte pubbliche iniziali si è dissolto dell’80%. Anche perché il paragone è improponibile, essendo che lo scorso anno vi sono state le riaperture post-Covid e il risveglio dell’economia globale.

 

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Redazione

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