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Italia: ecco tutte le partecipazioni dello Stato nelle principali aziende del Paese

Italia: ecco tutte le partecipazioni dello Stato nelle principali aziende del Paese

La presenza dello Stato nell’economia italiana può essere esercitata in vari modi. Le principali categorie di riferimento sono fondamentalmente due: le società a partecipazioni pubbliche e quelle a controllo pubblico. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene partecipazioni in società quotate e non quotate. Per partecipazione statale si intende un intervento dello Stato nell’attività economica di un’azienda attraverso la proprietà di quote azionarie in società private.

In molte aziende italiane, che producono beni e servizi considerati di importanza strategica per il Paese, lo Stato si avvale dello strumento del golden power, che dà il potere al governo di dettare specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni da parte di altri soggetti. Ma quali sono le partecipazioni dello Stato nelle aziende italiane? Di seguito facciamo un elenco, sottolineando la quota detenuta dallo Stato direttamente attraverso il MEF o in via indiretta, distinguendo tra società quotate e non quotate.

 

Partecipazioni dello Stato nelle aziende quotate

Sono diverse le grandi aziende italiane quotate alla Borsa di Milano sulle quali lo Stato ha un pacchetto azionario che gli consente di dirigere o controllare il business. Ecco di seguito un elenco.

Banca Monte dei Paschi di Siena

Quella di MPS è una delle partecipazioni più controverse dello Stato italiano, nata per evitare il dissesto finanziario della banca più antica del mondo. Il MEF ha acquisito la maggioranza del capitale nel 2017, con una quota del 64,23% dopo un tentativo fallito di ricapitalizzazione. L’Europa però mise una condizione per l’approvazione di quello che si materializzò come aiuto di Stato, ossia l’impegno di quest’ultimo a privatizzare l’istituto di credito entro certi termini nell’ambito della ristrutturazione aziendale. I tentativi di cedere le quote a investitori privati però sono falliti negli anni, in quanto i grandi pretendenti come UniCredit si sono defilati o hanno posto condizioni inaccettabili per lo Stato. Ciò ha determinato una proroga delle scadenze da Bruxelles, con il governo che sta lavorando affinché si giunga a una soluzione per rendere privata la banca.

In corsa vi sono soprattutto due gruppi bancari con cui si potrebbe trovare un accordo di aggregazione: una è sempre UniCredit, sebbene Palazzo Chigi mostri una certa diffidenza dopo i fallimenti delle trattative precedenti; l’alternativa è Banco BPM, anche se più volte l’istituto finanziario veronese abbia affermato che MPS è troppo grande per un’operazione di acquisizione. In realtà, esiste una strada più difficile ma percorribile, ovvero quella di collocare sui mercati privati almeno una parte delle azioni detenute dal MEF.

 

Enav

Enav è partecipata dal MEF con una quota del 53,28%. Creato nel 1981 per controllare il traffico aereo, e in seguito oggetto di varie trasformazioni, l’Ente nazionale per l’assistenza di volo si è quotato in Borsa nel 2016, dopo che il governo Renzi ha annunciato il piano di collocamento di un pacchetto inferiore al 50% del capitale, preparato dall’esecutivo Letta due anni prima.

 

Leonardo

Le partecipazioni del MEF in Leonardo ammontano al 30,2% del capitale sociale. Lo Stato è divenuto il principale azionista del colosso della difesa e dell’aerospazio a seguito del processo di privatizzazione. Con il DPCM del 28 settembre 1999, il Tesoro non può scendere sotto la soglia del 30% del capitale dell’ex-Finmeccanica, così come nessun azionista privato può detenere una quota superiore al 3% senza che vi sia l’approvazione del Ministero.

 

Poste Italiane

In Poste Italiane il Tesoro ha una quota nell’azionariato del 29,26%, a cui deve aggiungersi il 35% di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, controllata dallo Stato per l’82,77%. La privatizzazione dell’azienda è avvenuta nel 2015, allorché il 35% del capitale è stato quotato in Borsa. Tutto è accaduto nell’ambito delle liberalizzazioni dei servizi postali avviato nel 2010 in molti Paesi dell’Europa. Tuttavia, sono state alimentate polemiche sul fatto che il controllo dello Stato non garantisca un processo completo.

 

Enel

Lo Stato partecipa Enel con il 23,59% delle azioni. La presenza pubblica nel più importante produttore e distributore energetico nel Paese ha visto negli anni una drastica riduzione. Nel 1999 il Decreto Bersani ha liberalizzato il settore energetico, imponendo una soglia massima di produzione di energia elettrica per ogni operatore del 50% e di fatto un riassetto societario per Enel. Da allora e fino al febbraio 2015, il MEF ha effettuato cinque cessioni di quota azionarie, portando nelle casse statali circa 33 miliardi di euro.

 

ENI

Il MEF partecipa ENI con una quota diretta del 4,2% e attraverso la CDP con una quota del 25,76%, arrivando nel complesso a controllare circa il 30% del capitale della società. Il primo passo verso la privatizzazione del gigante energetico italiano fu a metà degli anni ’90, quando il Tesoro cedette il 15% delle azioni, collocando la società in Borsa. Con la liberalizzazione del mercato energetico vi fu un’accelerazione delle dismissioni e lo Stato mise sul mercato gran parte del pacchetto azionario detenuto attraverso altre quattro tranche di collocamento che terminarono nel 2001.

 

Partecipazioni dello Stato nelle aziende non quotate

Le partecipazioni dello Stato nelle aziende non quotate sono numerose. Alcune, tipo quelle in CDP, Invitalia, FS, Sace, Rai e Amco, riguardano aziende che comunque hanno emesso strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati. Vediamo le principali partecipazioni:

 

Cassa Depositi e Prestiti (CDP)

Come accennato, lo Stato controlla Cassa Depositi e Prestiti con una quota dell’82,77% del capitale. L’istituzione finanziaria italiana svolge un ruolo estremamente importante, perché attraverso di essa il governo ha la maggioranza o comunque esercita una presenza importante in molti gruppi industriali italiani, alcun considerati strategici. Oltre alle partecipazioni in Poste ed ENI, CDP detiene quote nelle seguenti aziende: Telecom Italia (9,88%), Saipem (12,6%), Terna (29,9%), Snam (31,4%), Italgas (26%), Fincantieri (71,3%), Ansaldo Energia (87,6%), Nexi (13,6%), Sace (100%) e molte altre.

 

Italia Trasporto Aereo (ITA Airways)

Il controllo totale di ITA Airways da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze è un’altra di quelle situazioni controverse su cui lo Stato sta battagliando da molti anni. La partecipazione del 100% di ITA è nata sulle ceneri della compagnia di bandiera Alitalia, da cui ITA ha acquisito il marchio nel 2021 per 90 milioni di euro. Alitalia era stata messa in amministrazione straordinaria e la Commissione europea aveva chiesto al governo di dare discontinuità creando una nuova società pubblica per il trasporto aereo. Tra l’altro, Bruxelles aveva dichiarato illegale il prestito ponte di 900 milioni di euro concesso dallo Stato ad Alitalia nel 2017, stabilendone la restituzione in amministrazione controllata e lasciando fuori ITA. Il MEF comunque ha affermato l’intenzione di voler vendere almeno in parte la quota detenuta in ITA. Per questo ha avviato delle trattative con importanti compagnie di volo internazionali come MSC Group-Lufthansa, Delta Air Lines e Air France-KLM.

 

Asset Management Company (AMCO)

Il MEF controlla AMCO con una quota del 100%, acquisita da Intesa Sanpaolo nel 2016 al prezzo di 600 mila euro a seguito della legge n.119 dello stesso anno. Allora l’azienda era ancora denominata Società per la Gestione di Attività – S.G.A. AMCO e operava (e opera) nel settore finanziario, con focus nella gestione e recupero dei crediti deteriorati.

 

STMicroelectronics Holding NV

Il Tesoro ha una partecipazione del 50% del capitale di STMicroelectronics Holding NV, la capogruppo che controlla con una quota azionaria del 27% STMicroelectronics, società leader nel settore dei semiconduttori. Solo quest’ultima è quotata in Borsa; per questo, la partecipazione dello Stato va annoverata tra quelle di aziende non pubbliche.

Tra le altre partecipazioni statali di aziende non quotate vanno ricordate:

 

  • Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’impresa (Invitalia) – 100%;
  • Ferrovie dello Stato Italiane – 100%;
  • Radio Televisione Italiana (RAI) – 99,56%;
  • Sace – 100%;
  • ANPAL Servizi – 100%;
  • Arexpo – 39,28%;
  • Concessionaria servizi assicurativi pubblici (Consap) – 100%;
  • Consip – 100%;
  • Equitalia – 100%;
  • Eur – 90%;
  • Giubileo 2025 – 100%;
  • Gestore dei servizi energetici (Gse) – 100%;
  • Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 – 35%;
  • Investimenti immobiliari italiani società di gestione del risparmio (Invimit Sgr) – 100%;
  • Istituto poligrafico e zecca dello Stato – 100%;
  • Cinecittà – 100%;
  • Società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione (Mefop) – 57,7%;
  • Pago PA – 100%;
  • Reta autostrade mediterranee (Ram) – 100%;
  • Società generale di informatica (Sogel) – 100%;
  • Sogesid – 100%;
  • Soluzioni per il sistema economico (Sose) – 88,8%;
  • Sport e salute – 100%;
  • EUtalia Studiare Sviluppo – 100%.

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