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Jupiter, Monastero: i Btp non bastano, come completare il portafoglio

L'immagine mostra delle pedine di colori diversi disposte su un tavolo nero e raggruppate in diversi cerchi

Con la complicità dello Stato italiano, in termini di marketing e tassazione agevolata (al 12,5%), i Btp hanno fatto incetta di raccolta nel 2023. Lo scorso anno l’allocazione di capitale ai titoli di Stato da parte delle famiglie italiane è aumentata del 35% rispetto al biennio precedente. Anche gli investitori istituzionali hanno incrementato la quota del 5% circa. Percentuali che Marco Monastero cita per evidenziare quanto il debito italiano, con rendimenti che sono arrivati a superare il 4%, sia stato “disruptive” per l’industria del risparmio gestito. Tuttavia, secondo il responsabile Advisory business Italy di Jupiter, imbottirsi di Btp non basta a creare un vero portafoglio di investimento. Non basta nemmeno a costruire bene la parte di allocazione del capitale dedicata alle obbligazioni. Borsa&Finanza ne ha parlato con lui in occasione di ConsulenTia 2024.

 

Dott. Monastero, la corsa ai Btp è un segnale di debolezza per l’industria del risparmio gestito in Italia?

“In effetti in questo momento l’industria del risparmio gestito deve fare i conti con i rendimenti dei Btp nel Paese dei cosiddetti ‘Bot people’. Tuttavia, se andiamo a vedere come si sono mossi i flussi di capitale, scopriamo che questi sono arrivati dal cash mentre il gestito è rimasto esattamente dov’era. Il denaro è passato dai conti correnti ai titoli di Stato e lo stesso ha fatto la nuova ricchezza generata. Pertanto bene ma non troppo. Negli altri mercati internazionali, dove non c’è la presenza ingombrante dei Btp, la performance del risparmio gestito è stata più incisiva”.

 

Rimane il fatto che appena i Btp hanno rialzato la testa gli italiani sono accorsi. Visto che ci troviamo a ConsulenTia, possiamo leggerla come una sconfitta per i consulenti finanziari?

“No, assolutamente. Il ruolo del consulente finanziario in questa fase è cruciale per fare in modo che i risparmiatori non vengano attratti dalla sola idea dell’investimento a termine in Btp ma capiscano la necessità di diversificare le fonti di redditività. Se compro il Btp compro un solo emittente, se compro un fondo gestito avrò 150-200 emittenti, 400-500 emissioni, quindi disperdo il rischio. In Jupiter abbiamo tante strategie che hanno una pluralità di fonti di reddito e rendimenti molto attraenti. Queste strategie sono gli ingredienti che il consulente finanziario deve saper miscelare correttamente”.

 

Come si crea la miscela giusta?

“I Btp non completano tutto lo scenario né delle emissioni né delle scadenze disponibili sul mercato obbligazionario. Tendenzialmente l’allocazione sul Btp è fatta con scadenze dai 3 ai 10 anni. Questo significa che viene trascurato tutto ciò che scade prima dei 3 anni e tutto ciò che va oltre i 10 anni. Un’idea potrebbe essere completare la parte a breve termine del portafoglio con obbligazioni high yield che al momento offrono rendimenti in euro sopra al 9%. In questo modo si può avere una buona visibilità sulla solvibilità del debito considerato il periodo temporale breve. Per quanto riguarda le scadenze superiori ai dieci anni si può investire in titoli governativi super sicuri, come quelli di Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, coperti in euro, i quali offrono rendimenti superiori ai Btp. Per quanto riguarda invece l’azionario, l’inserimento di strumenti a bassa volatilità può aiutare e la nostra offerta di prodotto va anche in questa direzione”.

 

Siamo prossimi all’inversione nella politica monetaria delle Banche centrali. Come andrebbe modificato il portafoglio?

“In questo caso una duration più lunga può aiutare. Al momento il mercato non sta scontando quasi per niente le intenzioni di riduzione dei tassi di interesse da parte delle Banche centrali, che è diventato più incerto. Oggi si può costruire una posizione di duration che ha un duplice vantaggio: un carry molto più alto che il governativo di breve termine non consente e un beneficio in termini di rivalutazione del capitale nel momento in cui il taglio dei tassi di interesse arriverà”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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