La Banca di Russia abbassa i tassi, ma il rublo continua a salire - Borsa e Finanza

La Banca di Russia abbassa i tassi, ma il rublo continua a salire

La Banca di Russia abbassa i tassi, ma il rublo continua a salire

La Banca di Russia ha abbassato i tassi d’interesse dal 20% al 17% questo venerdì, dando un chiaro segnale al mercato che la situazione finanziaria del Paese è in corso di stabilizzazione. L’istituto centrale aveva più che raddoppiato il costo del denaro il 28 febbraio per tentare di arrestare l’emorragia del rublo a seguito del congelamento delle riserve estere della banca per 630 miliardi di dollari. La mossa nell’immediato non aveva sortito alcun effetto ma poi, grazie ad altre misure volte a rinforzare la moneta, si è avuta una ripresa considerevole.

Infatti, l’USD/RUB è precipitato da un massimo di 158,30 del 7 marzo a 71,64 attuale. Il recupero del rublo è stato quindi prodigioso e ora si trova a un livello superiore rispetto a prima del 24 febbraio, quando è scoppiata la guerra Russia-Ucraina. Anche oggi, la decisione della Banca di Russia ha trasmesso ulteriore forza al rublo, che ha guadagnato oltre il 5% sul dollaro USA.

Solitamente, quando una Banca Centrale taglia il tasso di sconto la propria valuta tende a indebolirsi, perché diventa meno conveniente investire in asset espressi in quella moneta. In questo caso, invece, il mercato percepisce tutto ciò come una manifestazione di robustezza finanziaria che si ricollega al valore della divisa.

 

Banca di Russia: ecco perché ha tagliato i tassi

A convincere l’istituto guidato da Elvira Nabiullina ad abbassare i tassi è stata la dinamica dell’inflazione. La Banca di Russia ha affermato che gli ultimi dati settimanali mostrano un notevole rallentamento della crescita dell’indice dei prezzi al consumo, anche grazie al rafforzamento del rublo. In altri termini, in Russia si è innescata una sorta di circolo virtuoso, che non si sa di quanto sarà la durata.

Ovviamente i tassi rimangono ancora molto alti. Prima dell’invasione dell’Ucraina erano al 9,5% e reduci di ben 7 aumenti per arrestare un’inflazione galoppante. Oggi sono ancora quasi al doppio, però in uno scenario che tende al miglioramento, almeno sotto il profilo inflazionistico. La Banca Centrale ha aggiunto che i rischi per la stabilità finanziaria sono ancora presenti, sebbene abbiano smesso di aumentare.

Molto è stato favorito dalla misura adottata di impedire la fuoriuscita di capitali all’estero e dal fatto che molti cittadini russi abbiano ri-depositato i fondi prelevati in preda al panico durante il crollo del rublo. Hanno aiutato molto anche le nuove regole imposte dalla Banca di Russia di richiedere agli esportatori di energia russi di convertire l’80% degli introiti in valuta estera in rubli.

 

Banca di Russia: l’economia rischia con le sanzioni

Il recupero del rublo quindi ha sicuramente agevolato l’Autorità monetaria verso una maggiore apertura nella sua politica decisionale. Un rublo più forte manterrà più bassi i costi dei beni importati, evitando che si alimenti ulteriore inflazione. Ciò non toglie che le sanzioni occidentali abbiano colpito pesantemente il sistema commerciale russo. L’auto-sanzione da parte di molte compagnie ha già portato a una scarsità di prodotti che arriva da quelli che una volta erano partners commerciali.

Mentre sul fronte dell’export, l’embargo rischia di provocare un cratere nell’economia russa, facendola scivolare in una pericolosa recessione. “Le condizioni esterne per l’economia russa sono ancora difficili, limitando notevolmente l’attività economica”, ha affermato la Banca di Russia. Tuttavia, ha aggiunto che sarà tenuta aperta la prospettiva di ulteriori tagli nei prossimi mesi, in funzione di quanto sarà stabile l’inflazione e dello stato di salute del sistema bancario.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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