Niente di nuovo nell’attesa riunione di due giorni della Bank of Japan sul fronte dei tassi di interesse. Come previsto, l’istituto centrale giapponese ha lasciato il costo del denaro invariato allo 0,25%. Tuttavia, ha segnalato che i consumi sono aumentati come riflesso di una ripresa economica solida, il che crea le condizioni per continuare a ridurre l’allentamento monetario portato avanti per anni. “I consumi privati hanno registrato una tendenza all’aumento moderato nonostante l’impatto dell’aumento dei prezzi e di altri fattori”, si legge nella dichiarazione della BoJ. La valutazione ha fatto un ulteriore passo avanti rispetto alla precedente visione della Banca centrale che riportava una resilienza dei consumi.
Nella conferenza stampa che ha chiuso il meeting della Bank of Japan, il governatore Kazuo Ueda ha guardato al futuro sottolineando come le decisioni di politica monetaria dipenderanno dagli sviluppi che avrà l’economia giapponese, nonché dall’andamento dell’inflazione. Il presidente si è detto disponibile ad aumentare ancora i tassi, dopo le strette di marzo e di luglio, se l’inflazione si terrà nella direzione di raggiungere il target di lungo termine del 2% in maniera durevole. Nel mese di agosto l’indice dei prezzi al consumo core – il parametro preferito dalle Banche centrali – è stato del 2,8%, salendo per il quarto mese consecutivo e alimentando le aspettative di altri rialzi. “I tassi di interesse reali del Giappone rimangono estremamente bassi. Se le nostre previsioni economiche e di prezzo saranno rispettate, aumenteremo i tassi di interesse e adegueremo di conseguenza il grado di sostegno monetario”, ha detto Ueda.
Bank of Japan: la reazione dei mercati
La reazione dei mercati alle decisioni di politica monetaria della Bank of Japan è stata vivace. Lo Yen si è indebolito, perdendo circa tre quarti di punto percentuale sul dollaro USA. Ora il cambio USD/JPY è salito a 143,60 perché gli investitori si aspettavano una presa di posizione più forte della BoJ nonostante la visione ottimista. A inizio settimana il “ninja” era scivolato fino a sotto la soglia psicologica di 140, livello che non vedeva da luglio dello scorso anno. La Borsa di Tokyo ha chiuso la settimana in rialzo, con l’indice Nikkei 225 che ha guadagno l’1,67% a 37.740 punti. Sul versante obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti in tutte le scadenze sull’aspettativa che i rendimenti saranno più alti nei prossimi mesi con altri interventi sui tassi della BoJ.
Il commento degli analisti
La maggior parte degli economisti ormai si aspetta che la BoJ aumenti nuovamente i tassi quest’anno, con dicembre il mese più probabile in cui avverrà la mossa. Secondo Naomi Muguruma, chief bond strategist di Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities, “l’aggiornamento della valutazione dei consumi della BoJ mostra che sta diventando sempre più convinta che le cose siano sulla buona strada, con l’aumento dei salari che spinge verso l’alto il reddito e la spesa delle famiglie”. Ne consegue che, “se i dati imminenti confermeranno ulteriormente l’ottimismo della BoJ, probabilmente assisteremo a un altro rialzo dei tassi a dicembre”, ha aggiunto.
A giudizio di Moh Siong Sim, strategist della Banca di Singapore, “la retorica della Bank of Japan potrebbe alla fine aprire la strada a uno yen più forte una volta che la competizione per la leadership dell’LDP del 27 settembre e le elezioni statunitensi di novembre saranno passate”.
Anche Homin Lee, senior macro strategist di Lombard Odier Singapore, vede un rafforzamento dello yen con un certo impatto in Borsa dopo la riunione della BoJ. “Riteniamo che lo yen salirà rispetto al dollaro USA nei prossimi 12 mesi e la prospettiva potrebbe pesare un po’ sulla performance delle società a grande capitalizzazione che probabilmente dovranno rivedere le loro ipotesi valutarie per il prossimo anno fiscale”, ha detto.
Daisuke Uno, capo strategist di Sumitomo Mitsui Bank, invece dubita che la Banca centrale nipponica aumenti i tassi a dicembre. “Uno yen più debole ha sostenuto il mercato azionario e questo a sua volta ha consentito aumenti salariali. Quindi, paradossalmente, la BoJ non sarà in grado di alzare i tassi a meno che lo yen non stia scendendo”, ha affermato.









