La BoJ alza i tassi di interesse, lo yen balza a 150 per dollaro

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La Bank of Japan (BoJ) ha alzato i tassi di interesse e ha comunicato un programma di riduzione graduale degli acquisti di obbligazioni. Questo è forse il primo vero atto che mostra la determinazione della Banca centrale giapponese ad allontanarsi da una politica monetaria largamente accomodante, avviandosi verso una normalizzazione. A conclusione della riunione di luglio, l’istituto monetario guidato da Kazuo Ueda ha aumentato il tasso di riferimento dall’intervallo 0%-0,1% a 0,25%. Inoltre, ha annunciato la riduzione del ritmo mensile di acquisto di bond da quasi 6.000 miliardi di yen a circa 3.000 miliardi di yen, pari a 19,9 miliardi di dollari, entro il primo trimestre 2026. La BoJ si è impossessata di oltre la metà delle obbligazioni giapponesi in circolazione, a seguito di un lungo periodo di acquisti. Ora si sta impegnando per smaltire l’enorme quantità di bond detenuta in portafoglio, con un piano di dimezzamento nell’arco di un paio di anni.

Per quanto riguarda le mosse future sul fronte dei tassi, il governatore in conferenza stampa ha precisato che per quest’anno tutto dipenderà dai dati macroeconomici e dalla considerazione dell’impatto della mossa di oggi e dell’aumento a marzo. Ueda ha anche citato la debolezza dello yen come un fattore che può far crescere l’inflazione. Al riguardo, la BoJ ha mantenuto invariate le previsioni dell’indice dei prezzi al consumo core al 2% fino a marzo 2027, mentre in merito all’anno fiscale in corso che si concluderà a marzo 2025, la Banca centrale ha ridotto dal 2,8% al 2,5% le stime sull’inflazione per riflettere la ripresa dei sussidi energetici governativi.

 

BoJ: la reazione dei mercati al meeting

Dopo la comunicazione delle decisioni della BoJ, lo yen ha reagito energeticamente rafforzandosi sul dollaro USA di oltre 1 punto e mezzo percentuale, con il cambio USD/JPY scivolato fino a 150 prima di una leggera risalita. Anche le azioni sono aumentate di prezzo alla Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei 225 che ha chiuso la seduta in rialzo dell’1,59%. Sul versante dei titoli di Stato, i bond a 10 anni si sono spinti fino a un rendimento dell’1,065%, il che implica un balzo giornaliero di 38 punti base.

Gli investitori stanno prendendo fiducia sulla moneta nipponica, dopo un lungo sell-off che ha costretto più volte il governo a intervenire direttamente nei mercati valutari nel tentativo di arrestarne la caduta. Ciò si sta riflettendo anche sulle quotazioni azionarie, per quanto di norma una Banca centrale che restringe la sua politica monetaria tenda a spingere in basso i prezzi in Borsa. Tuttavia, gli effetti sui mercati delle mosse di oggi molto probabilmente dipenderanno da cosa farà la della Federal Reserve, a partire dalla riunione che si conclude questa sera. “La pressione sullo yen probabilmente continuerà se la Fed si terrà lontana da una chiara indicazione di taglio dei tassi a settembre ha affermato Charu Chanana, responsabile della strategia valutaria di Saxo Capital Markets.

 

I commenti degli analisti

Molti esperti di mercato si stanno convincendo del fatto che la BoJ finalmente abbia cambiato di regime. “Guardate il breve periodo tra l’aumento dei tassi di marzo e questo. Ciò indica che stanno cercando di anticipare la curva dell’inflazione, un cambiamento importante rispetto alla precedente posizione di ritardo rispetto alla curva a causa della preoccupazione per l’economia” ha riferito Hideo Kumano, economista del Dai-Ichi Life Research Institute.

Atsushi Takeda, capo economista dell’Itochu Research Institute, ritiene che ci sia la possibilità di un altro aumento dei tassi di interesse prima della fine del 2024. “Ottobre o dicembre sono possibili”, ha detto. A giudizio di Taro Kimura, economista di Bloomberg Economics, “l’aumento a sorpresa dei tassi della Banca del Giappone suggerisce che Ueda stia dando la priorità ai solidi numeri dell’inflazione rispetto ai segnali di debolezza della domanda nell’economia e stia portando avanti la normalizzazione della politica monetaria”.

Più aspro il commento da parte di Masamichi Adachi, economista di UBS, secondo cui “è estremamente deludente che la BoJ abbia scelto di agire ignorando i deboli dati economici. Ora sembra che si sia mossa per contrastare lo yen debole. La normalizzazione dell’economia giapponese era molto precaria all’inizio, ma la BoJ l’ha resa ancora più difficile”.

Anche Stefan Angrick, economista senior di Moody’s Analytics, ha usato toni duri, sottolineando come l’economia giapponese stia entrando in una fase di debolezza in assenza di inflazione trainata dalla domanda mentre la Banca centrale sta dando enfasi all’impatto inflazionistico dello yen. “Penso che la BoJ debba essere chiara sul fatto che sta cambiando le regole. Non sta vincendo la partita” ha detto, prevedendo il prossimo aumento dei tassi a dicembre e una minore pressione sullo yen una volta che la Fed inizierà a tagliare i tassi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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