La guerra dei dazi tra USA e Cina procede senza esclusione di colpi. Dopo la mossa di ieri del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aumentare le tariffe sui beni cinesi importati portandole al 104%, è arrivata pronta la risposta di Pechino: i prelievi sulle merci americane importate in Cina passano dal 34% all’84%. I dazi statunitensi entrano in vigore oggi, quelli cinesi a partire da domani. Non c’è nemmeno il tempo materiale per cercare un accordo in extremis al fine di evitare l’avvio delle tariffe. Un accordo, in queste condizioni, avrebbe del miracoloso. Attualmente non sembra ci sia la minima intenzione di arrivare a un cessate il fuoco commerciale tra le due principali potenze economiche mondiali. La Cina ha dichiarato nei giorni scorsi di essere disposta ad andare fino in fondo nel conflitto in corso, mentre Trump aveva giurato un ulteriore salasso se il Dragone avesse reagito ai dazi annunciati dagli USA all’evento del 2 aprile al Giardino delle Rose della Casa Bianca. A quanto pare, alle parole sono seguiti i fatti con grande preoccupazione per l’economia e i mercati.
Tra l’altro, la Cina ha comunicato che farà causa agli Stati Uniti presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Inoltre, ha aggiunto sei aziende statunitensi alla black list di entità ritenute inaffidabili e una dozzina di altre società USA verranno sottoposti a controlli sulle esportazioni. “La Cina ha inviato un chiaro segnale oggi sul fatto chemil governo manterrà la sua posizione sulle politiche commerciali, nonostante le tariffe più elevate degli Stati Uniti”, ha detto Zhang Zhiwei, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management Ltd. “Non mi aspetto una via d’uscita rapida e semplice dall’attuale conflitto commerciale. Nel frattempo, i dazi sono entrati in vigore e il danno per le due economie sarà presto visibile”.
La reazione dei mercati è stata violenta. Le Borse europee sono in calo in media di 3 punti percentuali, mentre Wall Street, dopo un’apertura in rosso, ha invertito in territorio positivo, in un contesto comunque di elevata volatilità. Sul mercato obbligazionario si registra un balzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani, con il ritorno dei Treasury decennali che è arrivato oltre il 4,5%. Quanto sta accadendo sui mercati lancia segnali inquietanti in quanto riporta alla situazione del 2022, quando azioni e obbligazioni si muovevano entrambi al ribasso.
Cina: yuan ai minimi di 17 anni a causa dei dazi, la PBoC interviene
I dazi stanno mettendo a dura prova anche lo yuan, che oggi ha raggiunto il minimo di oltre 17 anni contro il dollaro USA. Il cambio USD/CNY ha chiuso la sessione di trading cinese a 7,3498, il livello più basso da dicembre 2007. La People’s Bank of China è scesa in campo chiedendo alle principali banche statali di ridurre gli acquisti di dollari statunitensi, hanno riferito persone vicine alla questione. Ai grandi istituti, inoltre, è stato detto di intensificare i controlli nell’esecuzione degli ordini di acquisto in dollari per conto dei loro clienti, al fine di mettere un freno alle operazioni speculative. Sulla base di quanto riportato da alcune fonti, oggi le grandi banche statali hanno venduto massicciamente dollari per acquistare yuan.
Dunque la PBoC non sembra ricorrere alla svalutazione dello yuan per sopperire alla perdita di competitività delle esportazioni cinesi a causa dei dazi. Secondo uno dei consiglieri politici che hanno parlato delle mosse della Banca centrale, “non si verificherà un forte deprezzamento in quanto ciò potrebbe danneggiare la fiducia del mercato”. Al più, ci sarà “una modesta svalutazione che aiuti le esportazioni”. Inoltre, le imprese chiave dovrebbero essere assistite attraverso “sussidi, sconti fiscali o diversificazione del mercato”, ha aggiunto. In definitiva, per la PBoC la priorità è la stabilità dei mercati finanziari per il momento e non il recupero della competitività dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti.









