La Francia è piombata nuovamente nel caos: il primo ministro Sébastien Lecornu si è dimesso oggi subito dopo la presentazione della lista di ministri, accolta da molte critiche. Le dimissioni fulminee e inattese di Lecornu si uniscono a quelle di altri quattro primi ministri che lo hanno preceduto negli ultimi tre anni, e gettano il Paese nell’incertezza. L’ex ministro delle Forze armate francesi era già in una posizione difficile, non disponendo di una maggioranza in Parlamento e avrebbe probabilmente dovuto affrontare un voto di sfiducia già questa settimana. La mossa di Macron di ignorare le richieste dei partiti di non dare continuità di governo nominando lealisti centristi alla fine è risultata fatale. “Non c’erano più le condizioni per poter esercitare le mie funzioni di primo ministro”, ha detto Lecornu ai giornalisti. “Ero pronto a scendere a compromessi, ma ogni partito politico voleva che gli altri adottassero il suo programma”. In questo articolo:
- La reazione dei mercati alle dimissioni di Lecornu
- Francia: quale la prossima mossa di Macron?
- Francia: e ora le agenzie di rating
La reazione dei mercati alle dimissioni di Lecornu
Sébastien Lecornu è durato in carica soli 27 giorni dalla sua nomina, diventando il premier con il mandato più breve nella storia del Paese. È riuscito a battere anche il primo ministro britannico Liz Truss, che nel 2022 lasciò Downing Street dopo appena 44 giorni dall’incarico. Ad accomunare le due vicende è stata l’approvazione del bilancio per l’anno successivo con la differenza che la manovra di Lecornu prevedeva tagli alla spesa impopolari e aumenti delle tasse per contenere il deficit più ampio nell’area euro mentre il piano di Truss era incentrato su tagli fiscali che avrebbero allargato il deficit.
La reazione degli investitori è stata simile in entrambi i casi: le obbligazioni sono state colpite dalle vendite. Il rendimento degli Oat a 10 anni è balzato di 165 punti base al 3,57%, superando di poco il rendimento dei Btp italiani per la stessa scadenza. Le vendite hanno riguardato anche le azioni. La Borsa francese, con un calo di oltre 1 punto percentuale, è oggi la peggiore tra le principali piazze finanziarie europee.
“La sfida francese sta nell’aumentare le entrate per coprire una spesa pari al 57% del Pil (quella che in Italia è al 50%)”, ha scritto in un rapporto Gianni Piazzoli, direttore degli investimenti di Vontobel Wealth Management Sim. “Sul come, lo decideranno i francesi, sappiamo che nell’incertezza i mercati possono essere particolarmente aggressivi nel vendere”. Tuttavia, l’esperto ritiene che “oltre un certo livello, il mercato ipotizzerà l’intervento della Banca centrale europea con il ricorso al Tpi (Transmission Protection Instrument, n.d.r.) per stabilizzare la situazione. Un’ipotesi alquanto prematura, ma un deterrente che da solo potrebbe frenare una deriva”.
Francia: quale la prossima mossa di Macron dopo le dimissioni di Lecornu?
La Francia si è infilata in cul-de-sac da cui è difficile uscire, mentre gli investitori attendono la prossima mossa di Macron. Il capo dell’Eliseo ora ha sostanzialmente due opzioni. La prima è quella di nominare un nuovo primo ministro, che dovrebbe poi proporre un nuovo gabinetto. La questione sarebbe delicata, perché Macron non potrà perseverare riempiendo il governo di persone a lui vicine con il rischio di rigettare il Paese nella situazione attuale. La seconda via è sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Questa è un’ipotesi caldeggiata dall’ex-presidente del Rassemblement National, Marine Le Pen, che vede l’opportunità di sfruttare quanto ottenuto nel corso del voto anticipato del 2022. Quell’anno Macron a sorpresa sciolse il Parlamento, dopo la batosta presa dal suo partito alle elezioni europee e di fatto dando vita al caos politico francese con ben cinque primi ministri che si sono succeduti da allora. “Siamo arrivati alla fine della strada. Dobbiamo tornare dagli elettori, devono decidere”, ha detto Le Pen. Il rischio di nuove elezioni è però di ritrovarsi con una Assembea nazionale ancora frammentata.
“Il presidente Macron si trova ora di fronte a una serie limitata di opzioni: nominare un altro primo ministro per tentare nuovamente i negoziati di coalizione o indire un altro turno di elezioni legislative anticipate”, ha detto Thomas Gillet, director, sovereign and public sector di Scope Ratings. “Tuttavia, l’accresciuta frammentazione e polarizzazione politica, nonché le imminenti tappe elettorali, rendono le prospettive politiche della Francia sempre più difficili, aumentando il rischio di ulteriore instabilità a breve termine”. Vincent Juvyns, chief investment strategist di Ing a Bruxelles, è convinto che il voto anticipato sia l’unica vera opzione possibile. “La situazione attuale ci sta avvicinando a nuove elezioni e in questo scenario, mi aspetto che lo spread (Oat/Bund tedeschi a 10 anni, n.d.r.) salga e testi i 100 punti base“, ha detto in un’intervista prima delle dimissioni di Lecornu.
Francia al test delle agenzie di rating
Lunedì prossimo è in agenda la scadenza per la presentazione del bilancio. Il governo dovrà probabilmente ricorrere a misure di emergenza nello stallo politico in cui si trova il Paese. La Francia dovrà affrontare prossimamente un altro esame molto impegnativo: il giudizio delle agenzie di rating. Di recente, Fitch ha declassato il rating della seconda economia europea ad A+ da AA-, citando proprio l’instabilità politica e il risanamento fiscale.
Il 24 ottobre sarà la volta di Moody’s. L’agenzia americana ha declassato il debito francese da Aa2 ad Aa3 nel dicembre 2024, principalmente a causa delle prospettive di indebolimento delle finanze pubbliche e della difficoltà governativa nel ridurre i deficit fiscali. L’outlook è rimasto stabile, ma l’agenzia ha evidenziato la necessità di un’azione politica per consolidare i bilanci. Alla luce della situazione burrascosa che oggi vive la politica francese, tutto è possibile. Secondo gli osservatori finanziari, potrebbe arrivare quantomeno un cambiamento dell’outlook da stabile a negativo.
Il 28 novembre invece scenderà in campo S&P Global, che lo scorso febbraio ha lasciato invariato il rating a AA-/AA-1+ ma ha aggiornato l’outlook da stabile a negativo. Vale lo stesso discorso fatto per Moody’s su eventuali aggiornamenti del rating, sebbene l’agenzia avrà più tempo a disposizione per considerare possibili modifiche nello scenario politico ed economico del Paese transalpino.









