LA GRAN BRETAGNA APPESA AL VOTO DI DICEMBRE

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La Gran Bretagna si prepara ad andare alle urne il 12 dicembre: è dal 1923 che non si vota nel mese di Natale. Boris Johnson alle prese con il sentiment su Brexit e due nuovi referendum. Il mercato ha già scontato le elezioni: GBP/USD si mantiene su 1,28

In Gran Bretagna è la terza votazione in quattro anni, quella che deciderà della Brexit ma soprattutto del destino degli inglesi per i prossimi anni. Le elezioni anticipate chieste a gran voce dal governo Tory di Boris Johnson, dopo l’ultimo rinvio a Westminster dell’accordo di divorzio raggiunto a Bruxelles con la nuova proroga di tre mesi e la dead line al 31 gennaio 2020, hanno ricevuto “finalmente” il via libera anche delle opposizioni, incluso il Labour di Jeremy Corbyn.
Si andrà alle urne il 12 dicembre, secondo la modifica legislativa ordinaria messa ai voti ai Comuni e approvata con 438 sì e 20 no. È la prima volta dal 1923 che si vota nel mese di Natale: l’ultima volta la Regina Elisabetta non era ancora nata, tanto per intendersi.

Il primo round è stato vinto da Boris Johnson?

Difficile dire se in questa fase, che in realtà ne racchiude innumerevoli altre, abbia avuto la meglio il Premier Johnson, già nel “guinnes dei primati” per bocciature incassate. Forse sì, visto che, dopo aver perso l’occasione di “un’uscita a tutti i costi” dall’Unione Europea, ha insistito per andare a elezioni, così da avere una legittimazione popolare sulla quale al momento non può contare. “Se i parlamentari vogliono veramente più tempo per studiare l’eccellente accordo su Brexit, possono averlo, ma devono accettare elezioni generali il 12 dicembre. Questo è il modo per andare avanti”, ha detto in più riprese. Di fatto, il Primo Ministro si è scontrato con l’ostruzionismo dei vari partiti d’opposizione, entrati in competizione fra loro; poi lo spiraglio dello scorso fine settimana aperto dagli indipendentisti e dai liberaldemocratici, i due partiti pro Remain più radicali, e poi, appunto, le riserve sciolte anche dal governo ombra laburista.

Quello che è certo è che Johnson è diventato Premier e, forte di una Brexit diventata ormai una questione più psicologica ed etica che prettamente economica, cerca di incrementare i consensi suscitando quanti più sentimenti ed emozioni su temi come l’identità e l’appartenza al Paese. Un fatto culturale, certo, ma che potrebbe armonizzare ancor meglio le varie anime del “leave” e convincere chi invece una posizione netta sul divorzio dall’Europa ancora non ce l’ha.

GRAN BRETAGNA

Johnson non canti vittoria, però…

Boris Jonhson, però, deve dimostrare di aver fatto realmente e in modo totale i conti con l’oste. Perchè sul tavolo non c’è solo il dossier di Brexit, ma in generale la nuova fotografia della Gran Bretagna che verrà scattata da dicembre in avanti e soprattutto altre questioni che nessuno può permettersi di sottovalutare: un secondo referendum su Brexit, che i laburisti di Corbyn hanno promesso, e quello sull’indipendenza scozzese.

La reazione della sterlina

Il mercato ha già scontato l’evento delle elezioni con il cambio Sterlina/dollaro che si mantiene sui livelli della vigilia, a 1,28. Si nota comunque un lieve trend in crescita, con un timido avvicinamento verso il nuovo supporto di 1,29 a piccoli passi.

sterlina

Grafico GBP/USD by TradingView
Immagine di Redazione

Redazione

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