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Le azioni europee stanno cancellando i guadagni del 2023, cosa succede?

Le azioni europee stanno cancellando i guadagni del 2023, cosa succede?

Le vendite delle azioni europee stanno spingendo l’indice Stoxx Europe 600 a cancellare i guadagni finora conseguiti nel 2023. Da inizio anno il benchmark è ora in rialzo di poco più del 2%. Oggi le Borse del Vecchio continente sono state messe sotto pressione dalle trimestrali deludenti delle banche BNP Paribas e Standard Chartered. La più grande banca dell’eurozona ha evidenziato debolezze inattese riguardo la sua attività di finanziamento al dettaglio e al consumo per via dei tassi d’interesse più alti mentre l’istituto di credito londinese ha mostrato crepe riguardo l’esposizione alla Cina nel settore immobiliare e in quello bancario. Ad aggravare la situazione è stato anche il crollo in Borsa, fino al 40% dell’azienda energetica tedesca Siemens Energy, che avrebbe chiesto aiuti allo Stato per 16,9 miliardi di dollari.

La riunione della Banca centrale europea ha ridato un po’ di fiato alle azioni europee che si sono riprese dai minimi. Francoforte ha deciso per una pausa nel rialzo dei tassi d’interesse, ribadendo però che l’inflazione è ancora minacciosa e l’istituto monetario farà quanto necessario per riportarla all’obiettivo del 2%. Nel contempo, il governatore Christine Lagarde in conferenza stampa ha sottolineato come la serie di strette sui tassi attuata sinora inevitabilmente colpirà l’economia della zona euro. Tutto ciò però era ampiamente atteso dagli investitori.

Il mercato ha apprezzato alcuni aspetti di quanto detto dalla Lagarde. In primo luogo le parole del numero uno della BCE riguardo l’economia che dovrebbe rafforzarsi nei prossimi anni con la ripresa dei redditi reali delle famiglie e della domanda di esportazioni. Ma soprattutto Lagarde ha ribadito la promessa di reinvestire i proventi degli acquisti del debito in scadenza nell’ambito del PEPP fino alla fine del 2024. Molti temevano che l’Eurotower avrebbe potuto ridurre anticipatamente le partecipazioni e invece su questo non c’è stata alcuna discussione, ha sottolineato Lagarde.

 

Azioni europee: 3 motivi di preoccupazione

Al di là di quanto è successo oggi, le azioni europee provengono dal terzo mese consecutivo di ribassi e rimangono un rischio per il portafoglio degli investitori per molteplici ragioni. La prima riguarda proprio il contesto di rendimenti molto elevati. Ciò che ha rovinato il sentiment degli investitori a Wall Street è stata la sensazione che i tassi d’interesse rimarranno elevati per molto tempo, il che ha contribuito a spingere i rendimenti sui titoli di Stato a 10 anni oltre la soglia del 5%. Anche in Europa si comincia a temere la stessa cosa, sebbene la BCE non abbia fornito per ora elementi di certezza su questo terreno. “Il contesto di tassi d’interesse più alti più a lungo è molto pericoloso per le azioni in quanto aumenta significativamente le possibilità di recessione e di un crollo degli utili”, ha affermato Marija Veitmane, senior multi-asset strategist di State Street Global Markets. “Abbiamo un outlook negativo sui mercati azionari per il resto dell’anno”.

In secondo luogo le preoccupazioni per l’economia sono molto chiare, anche in rapporto ai tassi d’interesse elevati. Alcuni paesi chiave come la Germania già manifestano segnali di contrazione e le previsioni di crescita generali per il Vecchio Continente da parte delle grandi istituzioni sono state riviste al ribasso.

Come terza ragione ci sta la guerra in Medio Oriente, che per l’Europa potrebbe essere disastrosa, specialmente se il conflitto tra Hamas e Israele dovesse allargarsi ad altri paesi. Le truppe di Benjamin Netanyahu si apprestano a entrare a Gaza con i carri armati, il che verosimilmente darebbe il via a un’escalation pericolosa. Le conseguenze economiche non sarebbero da meno rispetto a quelle geopolitiche. La contrazione del commercio e il rincaro delle quotazioni di petrolio rischiano, soprattutto attraverso una nuova crisi energetica, di risvegliare l’inflazione in Europa, che si accompagnerebbe a una crescita debole.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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