Le Big tech cinesi ora puntano sull’M&A, Pechino approva

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Le Big tech cinesi sono tornate a espandersi dopo anni in cui hanno dovuto subire una feroce repressione da parte delle autorità di Pechino. Diversi accordi di fusioni e acquisizioni sono stati siglati in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che oggi rappresenta il proxy dello sviluppo tecnologico mondiale. In questo articolo:

 

  • Come è cambiato lo scenario in Cina
  • Big tech cinesi: chi sono i più attivi nell’M&A

 

Come è cambiato lo scenario in Cina

Solo qualche anno fa, il governo cinese faceva di tutto per frenare la crescita incontrollata del capitale e la formazione di monopoli, in nome di ciò che il presidente Xi Jinping definiva “prosperità comune“. Nel 2021, ad esempio, le autorità di regolamentazione hanno respinto una combinazione tra DouYu International Holdings Ltd. e Huya Inc, con la motivazione che ciò avrebbe rafforzato il dominio di Tencent nel settore del gaming. Il colosso tecnologico di Shenzhen è infatti azionista di entrambe le società. Sempre Tencent è finita nel mirino dell’antitrust, che l’ha dissuasa dall’acquisire il marchio dei giochi per smartphone Black Shark.

La repressione però ha prodotto effetti catastrofici, con le società che sono state travolte da un’ondata di vendite in Borsa, mentre l’economia cinese ha rallentato in maniera preoccupante. Nel frattempo si sono intensificati gli attriti tra Cina e Stati Uniti, con Washington intenta a limitare l’accesso delle aziende cinesi alla tecnologia d’avanguardia. In tale contesto tutt’altro che idilliaco, Pechino ha cambiato atteggiamento, assumendo un approccio molto più accondiscendente nei confronti delle aziende nazionali.

“Stiamo assistendo a una maggiore normalizzazione della regolamentazione della tecnologia in Cina, il che dà fiducia sia alle aziende che agli investitori per ricominciare a guardare alle operazioni (di M&A)”, ha detto Allan Chu, corresponsabile dell’investment banking per la tecnologia, i media e le telecomunicazioni di Ubs nella regione Asia-Pacifico. “La Cina vuole creare campioni nazionali in settori come l’intelligenza artificiale e la robotica, quindi ci attendiamo più accordi in queste aree”. A suo avviso, il sentiment di mercato è diventato positivo dopo l’impennata nell’interesse per l’AI (Artificial Intelligence) all’inizio di quest’anno. “L’entusiasmo degli investitori per la tecnologia cinese è tornato e questo ha portato a un maggior numero di operazioni sui mercati dei capitali, come quotazioni A+H (A-shares per la Cina Continentale e H-shares per Hong Kong, n.d.r.), offerte di follow-on e obbligazioni convertibili, in quanto le aziende cercano di rafforzare i loro bilanci. Questo forte interesse è destinato a continuare”.

 

Big tech cinesi: chi sono le più attive nell’M&A

Tra le Big tech cinesi che stanno registrando i più grandi movimenti nell’ambito dell’M&A figurano Tencent e Alibaba. La holding guidata da Ma Huateng questo mese ha acquisito la startup di podcasting Ximalaya. Si tratta di un’operazione che mette Tencent sulla strada per raggiungere l’obiettivo di diventare la Spotify cinese. In precedenza, il colosso tecnologico ha acquisito una partecipazione del 10% nella società sudcoreana SM Entertainment. A fine 2025 si è impadronito anche della quota di maggioranza dello sviluppatore di videogiochi Kuro Games e ora sta valutando l’acquisizione di Nexon.

Alibaba ha venduto la sua quota di maggioranza nella catena di ipermercati Sun Art Retail Group e nell’azienda di grandi magazzini Intime Retail Group per racimolare liquidità con lo scopo di investire in infrastrutture AI come i data center. Ha anche costituito una joint venture da 4 miliardi di dollari con E-Mart in Corea del Sud. “Le aziende tecnologiche cinesi guardano molto attivamente alle opportunità di acquisizione sia a livello nazionale che all’estero, alla ricerca di nuove aree di crescita e nuovi mercati”, ha dichiarato Ho-Yin Lee, responsabile del gruppo di investment banking Apac Tmt di Citigroup.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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