Leonardo e Fincantieri verso polo della difesa? Ecco cosa fare con le azioni

Leonardo e Fincantieri verso polo della difesa? Ecco cosa fare con le azioni

Leonardo e Fincantieri verso polo della difesa? Ecco cosa fare con le azioni

La ricostruzione, ad un certo momento, si fissa su un particolare: “Una volta gli emissari di Fincantieri uscirono dalla stanza, e incrociarono quelli di Leonardo che entravano”. È il racconto di un alto dirigente straniero del settore difesa, che a distanza di tempo è ancora un po’ stupito che le due maggiori imprese italiane del settore, entrambe controllate dallo Stato, si muovessero per conto proprio. Ma qualche volta hanno agito coordinate, con risultati ottimi. Vanno forte anche da sole, certo, ma ai piani superiori del Governo, che detiene i pacchetti azionari di controllo, si torna a ragionare anche su una prospettiva diversa.

Il dossier. Primavera-estate 2022, si torna a parlare di fusione tra Leonardo, la ex Finmeccanica, e Fincantieri: un dossier che circola da tempo ma che è sempre rimasto tale, per opposizione dei management, scarso appeal finanziario, debolezza di ogni ipotetico business plan in caso di unione forzata di due realtà con business anche molto diversificati. Ma le cose cambiano, a partire dallo scenario globale. È in corso una guerra nel cuore dell’Europa, i paesi Nato inviano a valanga armi all’Ucraina, le spese militari sono destinate a salire vertiginosamente (il 2% del Pil è diventato quasi un parametro di Maastricht, ormai). Mario Draghi è stato chiaro: “Spendiamo molto ma senza coordinamento, e in Europa importiamo il 60% (dagli Usa). Serve cambiare rotta”. Quindi, il sottotesto del tutto è che serve un campione nazionale di dimensioni forti e contenuti avanzati per dialogare alla pari.

Le criticità. Il dossier è complesso perché anche se si resta nell’ambito del militare, sono due realtà molto diverse: una produce la piattaforma navale, gli scafi, mentre l’altra la parte elettronica da combattimento. Fincantieri fattura 6,9 miliardi e concentra il 75% circa del giro d’affari sulle navi da crociera, mentre la parte militare è circa il 20%: portaerei, cacciatorpediniere, corvette, sottomarini, pattugliatori e soprattutto le fregate. Per Leonardo invece, che fattura 14,1 miliardi, la situazione è al rovescio, visto che la gran parte del business è nel campo militare.

Le variabili manageriali. E qui entrano in campo le variabili manageriali delle due aziende, decisive per il successo di una eventuale fusione. L’opposizione della precedente guida di Fincantieri, l’ad Giuseppe Bono, che è stato per venti anni capo indiscusso e di grande successo, ora vede una posizione certamente più dialogante nel nuovo ceo, Pierroberto Folgiero, riguardo ad un polo nazionale: «I temi societari sono appannaggio dell’azionista, che sta sviluppando una visione industriale e di lungo periodo».

Aggregazioni verticali. L’idea che spunta, e non solo nelle due aziende, ma anche nel mercato finanziario, è la possibile ricerca di «aggregazioni verticali», dove le sinergie sarebbero forti e immediatamente attivabili. Insomma, fusioni «a geometria variabile», mirate al polo nazionale della difesa, e in grado di poter andare verso aggregazione europee, con i due giganti al piano superiore, Leonardo e Fincantieri, e su tutti lo Stato e la sua golden power. Analisti fanno notare che esperimenti verticali di grande efficacia sono già in atto: Mbda, consorzio europeo per i missili (Leonardo, Airbus e Bae System) o le due joint venture in campo spaziale sempre tra Leonardo e la francese Thales.

Nuovo assetto. Ma resta comunque l’interrogativo di fondo: se l’azionista-Governo decidesse di andare avanti con la fusione, cosa ci si potrebbe aspettare? Ai prezzi di poco antecedenti i ribassi della scorsa settimana, si legge in un report di Equita, la combinazione porterebbe lo Stato a controllare il 36% circa del nuovo soggetto (il Mef controlla il 30% di Leonardo e il 71% di Fincantieri attraverso Cdp) e un rapporto debito/Ebitda nel range 2-2,4.

 

Leonardo: pressione ribassista spinge quotazioni verso supporto area 9,50

Il titolo Leonardo sembra essere impostato al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance negativa registrata nella seduta di ieri (-0,94%). Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno intrapreso fin da subito un andamento fortemente ribassista che le ha portate a realizzare un minimo sul livello 9,368, per poi invertire la rotta nel corso del pomeriggio fino a recuperare parzialmente le perdite intraday andando a chiudere a quota 9,500. Quest’ultimo è un livello di fondamentale importanza per i corsi in quanto rappresenta un supporto statico che da metà aprile non riesce ad essere violato, nonostante la notevole presenza di venditori che si sono affacciati sulla lettera del book, soprattutto in giugno. Riguardo l’operatività, le prossime giornate saranno decisive, ma al momento è meglio rimanere in attesa.

 


L’andamento di breve termine del titolo LEONARDO

 

Fincantieri: dopo rally di metà giugno prezzi in fase di ritracciamento

L’impostazione grafica vede i prezzi stazionare al di sotto della media mobile a 25 (violata proprio nella seduta di ieri) mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che l’indicatore Supertrend sono ancora rialzisti, essendolo appena diventati lo scorso 17 giugno. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’indicatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 46. Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 0,5695 con target nell’intorno dei 0,5880 euro, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 0,5500 con obiettivo molto vicino al livello 0,5280.

 


L’andamento di breve termine del titolo FINCANTIERI

 

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