Marco Fortis (Fond.Edison): perché l’economia italiana è più forte di quanto si pensa (video)

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E se l’Italia non fosse così disastrata come ci piace disegnarla? Parlarne male è quasi un uso e costume dell’essere italiani. Ma non sono solo chiacchiere da bar. Anche la stampa spesso si diverte a sbattere le magagne del Belpaese in prima pagina. Che non sono poche, ma c’è un altro lato della medaglia. Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison e apprezzato economista, si è dedicato all’esercizio di girarla (la medaglia) e mostrarne il lato positivo, non risparmiando frecciate a chi si limita a pensare che esista solo il fronte brutto della Penisola. Lo ha fatto nel corso dell’evento organizzato da Anthilia Capital Partners a Milano, dedicato alle Pmi e al capitale privato.

 

In questa pagina: 

 

  • Pil pro capite e conti pubblici: l’economia italiana meglio degli altri
  • Commercio mondiale: l’Italia terzo esportatore globale

 

Pil pro capite e conti pubblici: l’economia italiana meglio degli altri

L’Italia si trova oggi in una posizione molto più favorevole rispetto a quanto emerga dal dibattito pubblico, ha sottolineato Fortis nella sua presentazione: “Siamo tra quelli che se la stanno cavando meglio”, ha affermato, invitando a guardare oltre le tensioni geopolitiche e i timori di breve termine, dal conflitto in Medio Oriente ai rischi di shock energetico.

Secondo il vicepresidente della Fondazione Edison, per comprendere davvero lo stato di salute dell’economia italiana occorre concentrarsi su due grandi megatrend: la crescita del Pil pro capite nelle economie avanzate e la trasformazione del commercio mondiale. Entrambi, a suo giudizio, mostrano che il sistema produttivo italiano mantiene una capacità competitiva e di adattamento superiore a quella di molti partner del G7.

Nelle principali economie avanzate, ha spiegato, l’espansione economica si è progressivamente allineata a quella demografica. In paesi come Regno Unito, Germania e Canada, la popolazione cresce quanto o più del Pil, lasciando stagnante il benessere individuale. Per quanto riguarda l’Italia, dal 2019 a oggi è stata, insieme agli Stati Uniti, tra i pochi Paesi del G7 a registrare una crescita del Pil pro capite superiore alla mediana del gruppo, con una popolazione in riduzione. “Se riesci a far crescere il Pil quando la popolazione diminuisce, vuol dire che il Pil sta crescendo per motivi diversi dai consumi”, ha osservato l’economista.

L’Italia ha perso circa 700 mila abitanti, ma ha aumentato il numero degli occupati. Ciò ha sostenuto consumi e produzione, consentendo un miglioramento del reddito individuale. Anche il confronto con la Spagna, spesso indicata come modello di crescita, appare favorevole all’Italia: il Pil totale spagnolo è aumentato grazie alla forte crescita della popolazione, con un ingente afflusso di immigrati, ma il Pil pro capite e i consumi per abitante restano inferiori a quelli italiani. Fortis ha poi richiamato l’attenzione sulla traiettoria del debito pubblico. Dopo l’assorbimento degli effetti del Superbonus, il rapporto debito/Pil italiano dovrebbe iniziare a scendere. Nel 2030, ha ricordato, il debito degli Stati Uniti potrebbe superare quello italiano in rapporto al Pil. Tuttavia, per Marco Fortis “la vera questione non è il debito/Pil, ma il costo assoluto degli interessi”. Oggi l’Italia paga circa 90 miliardi di euro l’anno, ma mantiene un avanzo primario, a differenza di molti altri grandi paesi europei.

 

 

 

Commercio mondiale: l’Italia terzo esportatore globale

Il secondo pilastro dell’analisi di Marco Fortis ha messo sotto la lente il commercio internazionale e la posizione dell’Italia. Si guarda la Cina come al colosso imbattibile, insuperabile. Di sicuro i 597 miliardi di dollari di surplus in settori come elettronica, telefonia e veicoli, non sono replicabili. E tuttavia, sottolinea Fortis, questi comparti rappresentano solo il 23% del commercio mondiale. Nei restanti due terzi, che comprendono meccanica, farmaceutica, alimentare, moda, arredamento e materiali per l’edilizia — l’Italia occupa una posizione di assoluto rilievo. “Siamo il terzo paese al mondo per surplus commerciale negli altri prodotti”, ha evidenziato Fortis. Un risultato che dimostra la solidità di un modello basato su migliaia di specializzazioni produttive. “L’Italia conta quasi 1.000 categorie merceologiche nelle quali si colloca tra i primi tre al mondo per saldo commerciale”, aggiunge.

Questa straordinaria diversificazione rappresenta il principale vantaggio competitivo dell’economia italiana. “Tutti gli anni giochiamo per lo scudetto in circa 1.000 prodotti”, ha proseguito l’economista, sottolineando come il sistema produttivo sia meno esposto ai rischi rispetto a economie concentrate su pochi settori, come i semiconduttori per Taiwan o l’automotive per Germania e Giappone.

Fortis ha anche evidenziato la profonda trasformazione del Made in Italy. Accanto ai settori tradizionali come moda e arredamento, si è affermato un “nuovo Made in Italy” composto da farmaceutica, cosmetica, occhiali, yacht, navi da crociera e alimentare. Nel 2025, il surplus di questi comparti ha superato quello dei settori storici. Il turismo costituisce un altro elemento di forza. L’Italia è oggi il secondo paese europeo per pernottamenti di turisti stranieri e il primo per presenze di visitatori provenienti da Stati Uniti, Canada, Australia e Corea del Sud. Questo comparto genera un surplus di circa 20 miliardi di euro l’anno, contribuendo al rafforzamento della posizione patrimoniale netta sull’estero, salita a 350 miliardi di euro, pari al 15% del Pil.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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