Maserati, il design resta figlio dell’Italia ma il futuro elettrico parla cinese

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Maserati nasce a Modena. Le prossime, almeno quelle elettriche, potrebbero nascere in Cina. Stellantis, Huawei e Jac Group sarebbero infatti negoziando lo sviluppo congiunto di vetture elettriche con il Tridente, destinate alla produzione cinese nella seconda metà del 2026. Le trattative, ancora senza accordo formale, si inseriscono in una fase di forte contrazione delle vendite del marchio modenese, in un contesto industriale segnato dalle difficoltà di Stellantis sul fronte dell’elettrico e dall’avanzata dei costruttori cinesi sui mercati europei.

 

In questo articolo:

 

  • Maserati, tecnologia cinese dal design italiano
  • Tridente, le vendite crollano e conti Stellantis sotto stress
  • Oltre Maserati, la Cina come asse strategico di Stellantis

 

Maserati, tecnologia cinese dal design italiano

Secondo quanto riportato dalla testata cinese Yunjian Insight, le trattative starebbero procedendo dall’inizio del 2024: un accordo commerciale formale non risulta ancora siglato, mentre le attività di ricerca e sviluppo sarebbero già avviate.Lo schema ricalca il modello dell’alleanza Hima (Harmony Intelligent Mobility Alliance), il programma con cui Huawei ha già aggregato cinque marchi nel segmento premium cinese. Nel progetto con Stellantis, il gruppo tecnologico di Shenzhen si occuperebbe della definizione del prodotto e delle tecnologie chiave: elettronica di bordo, software, sistemi di assistenza alla guida ed esperienza utente. Jac garantirebbe la parte di co-sviluppo e la produzione industriale. A Maserati spetterebbero il design e la gestione del brand.

Lo stesso modello uscirebbe sul mercato con due identità commerciali: in Cina sarebbe distribuito con il marchio Maextro, joint venture tra Huawei e Jac, mentre sui mercati internazionali manterrebbe il Tridente. Maextro ha già una vetrina operativa con la berlina di lusso S800, con listino di partenza a 708.000 yuan (circa 104.000 dollari) e oltre 16.000 unità cumulate dal lancio, risultato di rilievo nel segmento delle berline cinesi di fascia alta. 

 

Tridente, le vendite crollano e conti Stellantis sotto stress

A rendere urgente l’intesa sono i numeri del marchio. Le consegne globali Maserati sono passate da quasi 27.000 unità nel 2023 a 11.300 nel 2024 fino alle circa 7.900 del 2025. Il primo trimestre 2026 ha segnato un ulteriore deterioramento: le vendite mondiali hanno registrato un calo del 41% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione è stata ancora più marcata sui singoli mercati: negli Stati Uniti le consegne sono diminuite del 55%, in Italia e Spagna del 42%. Al ritmo attuale, il consuntivo annuo rischierebbe di scendere al di sotto delle 5.000 unità, contro l’obiettivo minimo di replicare il risultato 2025. In Cina, un tempo principale mercato del marchio con 14.498 vetture vendute nel 2017 con quasi il 30% del volume mondiale le consegne dell’ultimo anno si sono fermate poco oltre le 1.000 unità. Una crisi che non riguarda solo il Tridente modenese ma in generale tutto il gruppo Stellantis, che ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, riconducibile anche alle svalutazioni legate alle scelte sull’elettrico.

 

Oltre Maserati, la Cina come asse strategico di Stellantis

L’eventuale intesa con Huawei e JAC si colloca nella prosecuzione di una strategia di apertura di Stellantis verso i costruttori cinesi dell’elettrico, dopo il precedente di Leapmotor nel segmento di massa. Il gruppo detiene attualmente circa il 19% del marchio, in seguito all’ingresso iniziale al 21% dell’ottobre 2023. L’amministratore delegato Antonio Filosa, al summit Future of the Car del Financial Times a Londra, ha confermato l’ampliamento della partnership in Europa, definendola una “nuova ondata di sviluppo e di realizzazione industriale”. Nel primo trimestre 2026 Leapmotor ha consegnato oltre 11.000 unità nel continente, con Germania e Regno Unito alla guida dei volumi europei e l’Italia tra i mercati più dinamici, in particolare per la citycar T03. La società punta a portare le vendite extra-Cina al 15% del totale nel 2026, ad almeno raddoppiare le 35.000 vetture commercializzate in Europa l’anno precedente e ad estendere la rete distributiva fino a 800 punti vendita.

In parallelo si è fatto avanti Byd, oggi quinto produttore globale di automobili. Il gruppo cinese ha dichiarato a Bloomberg di voler operare in Europa in modo indipendente, senza ricorrere a joint venture, anche per ridurre l’impatto dei dazi imposti dall’Unione Europea sulle elettriche prodotte in Cina. La strategia passa attraverso l’acquisizione di stabilimenti europei: tra gli impianti monitorati figura Cassino, con una capacità produttiva potenziale stimata in oltre 150.000 unità annue, insieme a siti industriali in Germania riconducibili al gruppo Volkswagen. Inoltre Byd sembrerebbe aver messo gli occhi proprio sul Tridente modenese.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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