Le materie prime stanno attraversando una fase di grande incertezza nei mercati globali, con gli investitori preoccupati per le condizioni generali dell’economia di Cina e Stati Uniti. Il rame si avvia verso il suo secondo calo settimanale consecutivo, con i prezzi che si attestano a poco sotto 9.100 dollari la tonnellata al London Metal Exchange; l’alluminio ha registrato sette cali giornalieri consecutivi fino a ieri, mentre lo zinco è scivolato riflettendo i problemi del mercato siderurgico cinese. Anche il petrolio è in una fase critica, facendo fatica a risalire dopo i cali che lo hanno portato a circa 73 dollari al barile.
La Cina non riesce a rialzarsi nonostante le numerose e continue misure di stimolo da parte delle autorità monetarie, mentre gli Stati Uniti sono in ansia per il rapporto di oggi sull’occupazione che dirà se l’economia si sta dirigendo verso una recessione o meno. La lettura del mese scorso ha riportato un forte calo del mercato del lavoro, facendo paventare una contrazione economica degli Stati Uniti. Ciò si è riflesso in maniera negativa sul prezzo delle materie prime. Gli investitori temono un sell-off delle stesse proporzioni in caso di dati inferiori alle aspettative oggi.
Materie prime: Citi, crescita solo dopo le elezioni
Citigroup vede nell’incertezza circa l’esito delle elezioni presidenziali l’elemento principe che impedirà alle quotazioni delle materie prime critiche per l’economia di salire. Gli ultimi sondaggi vedono Kamala Harris in testa rispetto a Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca, con una differenza di due punti percentuali, ma probabilmente il testa a testa si trascinerà fino alle urne. Solo dopo che la situazione sarà più definita è possibile immaginare una qualche forma di rally delle materie prime, secondo Citi. “Riteniamo che i tagli dei tassi di interesse della Federal Reserve, l’ulteriore allentamento della politica cinese e una ripresa del sentiment manifatturiero globale saranno più costruttivi per i prezzi dei metalli alla fine del quarto trimestre/inizio 2025, una volta che le elezioni statunitensi saranno alle spalle”, hanno scritto in una nota gli analisti della banca americana.
Citigroup vede il rame a 9.500 dollari nei prossimi tre mesi e l’alluminio a 2.500 dollari (dai 2.375 attuali). Tuttavia, se Trump dovesse essere eletto presidente degli Stati Uniti, il “rimbalzo della crescita è a rischio” per via della minaccia di nuovi o più elevati dazi, ha affermato l’istituto finanziario a stelle e strisce.
Le valutazioni di Citi seguono quelle di Goldman Sachs sul rame di alcuni giorni fa. La banca guidata da David Solomon stima che per il prossimo anno le quotazioni arriveranno a 10.100 dollari, quasi 5.000 dollari in meno rispetto a una precedente previsione. Inoltre, la proiezione di 12.000 dollari per il 2024 che l’istituto aveva indicato in precedenza, sarà posticipata a dopo il 2025. L’aggiornamento in versione più pessimistica di Goldman riflette la convinzione che “il rame soffrirà la ripresa economica sempre più deludente della Cina”.









