Mediobanca: il valore del silenzio nell’M&A bancario

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Sul finire degli anni ’70, i giornalisti appostati in via Filodrammatici a Milano per ricavare qualche dichiarazione da Enrico Cuccia, al vertice di Mediobanca, ricevevano invariabilmente la stessa risposta: il silenzio. La stessa che avrebbero anche oggi se domandassero a Cuccia un’opinione sul risiko bancario in corso e se, ovviamente, Cuccia non fosse scomparso da ormai molti anni.

L’Istituto che ha sede nella piazzetta che oggi porta il nome della storica guida non ha tradito l’insegnamento. Rimane silenzioso mentre tutto attorno fervono i lavori di consolidamento del settore bancario italiano, nonché di quello dell’asset management. Unicredit che prova a prendersi Banco BPM, Banco BPM in corsa per accaparrarsi Anima, Banca MPS in attesa di convolare a nozze con qualcuno per creare il terzo polo bancario.

Eppure l’ex Salotto buono della finanza italiana, potrebbe essere un tassello importante nei nuovi equilibri che si stanno formando nel settore bancario del Belpaese.

 

Mediobanca, non più sullo sfondo

Mediobanca oggi non è più una banca d’affari al cui interno si decidono i destini della finanza e dell’industria italiana. O perlomeno non è solo quello. Detiene una partecipazione superiore del 13% in Generali. Proprio Generali è tornata al centro dell’attenzione nei giorni scorsi per le trattative con Natixis nel settore dell’asset management, facendo scattare l’allarme governativo sulla tutela del campione italiano delle assicurazioni. Inoltre, nel capitale di Mediobanca sono presenti Delfin, la cassaforte di Luxottica, e Francesco Gaetano Caltagirone, che giocano da protagonisti la partita del risiko.

Il primo piano di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca
Alberto Nagel, Mediobanca

Mediobanca oggi è differente da quella di 50 anni fa. Dal 2003, quando Alberto Nagel ha preso il comando si è aperta al mercato, ha ampliato la sua attività offrendo servizi bancari online ai clienti retail e ha avviato una divisione di risparmio gestito. Ha inoltre portato la sua presenza al di fuori dei confini italiani.

Tra le pietre miliari degli ultimi sedici anni vale la pena ricordare la nascita di CheBanca! nel 2008, la banca online multicanale (presente anche con alcune filiali) che è poi diventata Mediobanca Premier. È del 2015 l’acquisizione di Cairn Capital nel settore del risparmio gestito. Nel 2016 vengono acquisite le attività della britannica Barclays in Italia (oltre a Banca Esperia), operazioni che permettono a CheBanca! di raggiungere dimensioni e presenza rilevanti.

Nel 2017 viene avviato un servizio di private banking per la clientela high net worth e portata a termine l’acquisizione del gestore sistematico RAM. Nel 2022 il gruppo Compass (credito al consumo) storico braccio di Mediobanca, entra nel capitale della svizzera Heidipay e acquisisce la fintech italiana Soisy. Nel 2024, infine, il gruppo di piazzetta Cuccia ha aperto una nuova sede a Francoforte per servire il Corporate & Investment Banking mentre dal riposizionamento di CheBanca! è nata Mediobanca Premier, specializzata nella gestione del risparmio e nel wealth management.

 

Quanto hanno reso le azioni Mediobanca negli ultimi dieci anni

In Borsa Italiana le azioni Mediobanca hanno segnato punti a proprio favore nel corso dell’ultimo decennio. I piani industriali, le acquisizioni e le politiche di distribuzione dei dividendi portate avanti dal management guidato da Alberto Nagel hanno portato le quotazioni del titolo a 13,97 euro (chiusura del 28 novembre 2024). A fine 2014 le azioni quotavano 6,865 euro. La performance sul mercato è stata del 103,5%.

A questa vanno però aggiunti i dividendi, pari a 5,31 euro nel corso del periodo analizzato. L’ultimo dividendo (due stacchi all’anno) è stato pagato lo scorso 24 novembre ed è ammontato a 0,56 euro. Sommando i dividendi, chi avesse investito nelle azioni Mediobanca all’alba del 2015, avrebbe oggi avuto un rendimento del 180%.

Anche oggi, sul fronte dei dividendi, il gruppo bancario di piazzetta Cuccia offre un rendimento di tutto interesse, con un dividend yield del 7,8%. Inoltre, l’Assemblea degli azionisti del 28 ottobre 2024 ha approvato l’avvio di un programma di riacquisto e cancellazione di azioni proprie per un controvalore di circa 385 milioni di euro.

Un CET1 ratio del 15,2% al 30 giugno 2024 (quasi il doppio del minimo richiesta da EBA), un total capital ratio al 17,7% e un leverage ratio al 7,1% concludono il quadro di solidità. Mediobanca, in silenzio, ha le caratteristiche per essere un tassello importante del risiko bancario in corso.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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