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Mercato Lavoro USA: in arrivo i numeri di agosto, cosa aspettarsi

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Oggi è il gran giorno dei dati più attesi, quelli relativi al mercato del lavoro USA. Come di consueto, il primo venerdì del mese è quello in cui il Dipartimento del Lavoro della prima economia mondiale diffonde gli aggiornamenti relativi al saldo delle buste paga nei settori non agricoli (le “non-farm payrolls”) e al tasso di disoccupazione. Se quest’ultimo dato è visto stabile dal consensus al 3,5%, un livello che equivale in buona sostanza alla piena occupazione, per quanto riguarda le non-farm payrolls si dovrebbe assistere a un marcato rallentamento. Dopo un saldo che nel mese di luglio è risultato positivo per 528 mila unità, il dato relativo al mese di agosto è atteso poco sotto quota 300 mila (295 mila).

 

Mercato del lavoro USA: focus sulla Federal Reserve

Il rallentamento previsto è meno marcato di quanto possa sembrare se si tiene presente che il dato di luglio ha stupito in positivo e che il mercato del lavoro USA mostra i muscoli ormai da diverso tempo (il livello massimo toccato dal tasso di disoccupazione nel corso del 2022 è rappresentato dal 4% di gennaio). Anche se in genere i dati relativi al mercato del lavoro rappresentano indicazioni preziose per capire quelle che saranno le future mosse della Federal Reserve, questa volta, a meno di numeri particolarmente lontani dalle stime (un ipotesi che al momento viene valutata come poco probabile), l’orientamento dell’istituto con sede a Washington non dovrebbe essere influenzato più di tanto.

Nel caso di numeri peggiori del previsto la Federal Reserve, sia per bocca del suo chairman Jerome Powell che di altri importanti esponenti, ha più volte rimarcato che la priorità è rappresentata dalla lotta all’inflazione e che il sostegno alla crescita economica passa in secondo piano. In particolare, il numero uno della Fed ha detto che la priorità è rappresentata dal ritorno a una sostanziale stabilità dei prezzi, anche se questo processo potrà comportare un periodo di contrazione della crescita, di disoccupazione in aumento e “qualche difficoltà” per consumatori e imprese.

 

Attenzione alle retribuzioni

Le statistiche relative alle payrolls potrebbero influenzare la Federal Reserve nel caso segnalassero un ulteriore surriscaldamento del mercato del lavoro: la pressione sui salari rappresenterebbe un ulteriore fattore in grado di spingere al rialzo i prezzi al consumo che crescono a livelli che non si vedevano da quattro decenni. A luglio le retribuzioni sono salite dello 0,5% mensile e del 5,2% annuo e ad agosto sono stimate rispettivamente in aumento dello 0,4 e del 5,3 per cento. Con due posti vacanti a disposizione di ogni disoccupato, i numeri sulle retribuzioni rappresentano uno degli aspetti che saranno vagliati con più attenzione dagli operatori.

Al momento una stretta sui tassi sui Fed Funds da 75 punti base, la terza consecutiva di questa entità, nel meeting del 21 settembre è stimata al 74%. Nel range 2,25-2,5 per cento, il costo del denaro entro fine anno è visto al 3,5%.

 

Secondo Francesco Pesole, strategist valutario di ING, un incremento dei tassi dello 0,75% non è ancora stato pienamente prezzato (attualmente dovrebbe attestarsi allo 0,68%) e il mercato “non dovrebbe necessitare di grandi sorprese per arrivare a prezzare un incremento di tre quarti di punto a settembre e numeri ‘rispettabili’ dal mercato del lavoro potrebbero innescare una nuova gamba rialzista per il dollaro”.

 

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Luca Fiore

Laureato all'Università La Sapienza, è giornalista dal 2007. Ha scritto per i maggiori siti di informazione finanziaria attivi in Italia e la sua grande passione sono i viaggi. Da fine agosto 2022 fa parte della redazione di Borsa&Finanza.

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