MK Global Kapital: in Tagikistan per investire in un Paese con elevato potenziale

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Nel cuore dell’Asia Centrale, lontano dalle rotte più battute della finanza europea, il Tagikistan nasconde asset molto importanti per l’Italia, come le ingenti risorse idroelettriche. Nonostante i legami ancora esistenti con Mosca – il Tagikistan era parte dell’Unione sovietica – non rientra tra i Paesi soggetti a sanzioni. Vincenzo Trani, imprenditore italiano, fondatore di MK Global Kapital conosce bene l’area, essendo stato presidente della Camera di commercio italo-russa tra il 2019 e il 2022 e, in precedenza, essersi trasferito in Russia nel 2000 per seguire i progetti di alcune delle principali istituzioni finanziarie europee, tra le quali la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers).

Attraverso il gruppo che ha fondato Trani porta capitali, standard e visione in un mercato giovane e in trasformazione. Dalla microfinanza all’energia, passando per l’imprenditoria femminile, la sua presenza racconta una strategia precisa: costruire connessioni economiche dove il futuro si sta ancora scrivendo.

 

Dott. Trani, cosa ci fa un imprenditore italiano in Tagikistan?

“Faccio quello che ho sempre fatto, in tutti i territori dove ho investito: costruire ponti dove gli altri vedono muri. Il Tagikistan è entrato nel mio radar quando guidavo Mikro Kapital — gruppo che ho fondato nel 2008 con sede a Lussemburgo, e che tra luglio 2025 e gennaio 2026 ha completato un processo di rebranding consolidando tutte le società del portafoglio sotto il marchio unificato MK Global Kapital — oggi attivo con oltre 500 milioni di euro di portafoglio in microfinanza e Pmi lungo tutta la Via della Seta”.

 

Recentemente IMON International, controllata del gruppo in Tagikistan, ha ottenuto la licenza bancaria completa dalla Banca nazionale del Tagikistan. È l’unica banca del Paese con un azionista di maggioranza italiano. Di cosa si occuperà?

“Ci sono vari motivi che ci hanno spinto in queste aree. Ad esempio, in Tagikistan l’imprenditoria femminile è un fenomeno significativo e in crescita nonostante le barriere strutturali. Quasi 90.000 donne sono registrate come imprenditrici, molte delle quali gestiscono piccole e medie imprese nei settori tradizionali e agricoli. Questo ruolo centrale delle donne nel tessuto imprenditoriale rende ancora più strategico l’intervento di MK Global Kapital: sostenere imprese guidate da donne significa non solo promuovere l’uguaglianza di genere, ma anche rafforzare l’economia locale e contribuire a uno sviluppo sostenibile, in linea con gli standard ESG perseguiti dal gruppo. Abbiamo aperto lì perché il mercato lo chiedeva: una popolazione giovane, un tessuto di piccole imprese manifatturiere e agricole con un bisogno reale di accesso al credito, e una finestra geografica che pochi operatori occidentali avevano il coraggio, o la competenza, di aprire. Sono convinto che il ruolo dell’imprenditore europeo in queste aree non sia aspettare che il contesto diventi perfetto. È portare standard, metodi, governance. Se aspetti la perfezione, arrivi sempre dopo”.

 

Perché il Tagikistan è importante per l’Italia?

“Per ragioni concrete, non retoriche. Il Tagikistan ha un potenziale idroelettrico stimato in 527 TWh annui — ottavo al mondo per capacità — di cui oggi viene sfruttato appena il 4%, secondo i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia del 2022. Non è un dato secondario, in un momento in cui l’Europa sta ridisegnando la propria mappa energetica cercando fonti pulite e diversificate. Il Paese è già coinvolto nel progetto CASA-1000, che prevede l’esportazione di energia idroelettrica verso Afghanistan e Pakistan, con implicazioni per l’intera catena energetica dell’area centroasiatica. Le istituzioni europee sono presenti e attive. La Bers ha investito oltre un miliardo di euro in Tagikistan attraverso 185 progetti, con un portafoglio attivo che a settembre 2025 ammontava a 495 milioni di euro, e ha approvato una nuova strategia paese 2025-2030 focalizzata su infrastrutture sostenibili, governance e settore privato. IFC, il braccio privato della Banca mondiale, ha co-finanziato Imon International con 17,5 milioni di dollari in valuta locale dal 2008 a oggi. L’Italia ha interessi reali in questa regione, anche se raramente li comunica con la chiarezza che meriterebbero.

 

Il Paese è sotto osservazione Ue per l’aggiramento delle sanzioni contro la Russia ed è considerato un Paese a corruzione sistemica. Che rischi ci sono?

“Il Tagikistan è un Paese in via di sviluppo e, come tale, affronta sfide significative in termini di governance e trasparenza. Detto questo, occorre contestualizzare con precisione. Il Tagikistan non è sotto sanzioni europee. È un territorio che l’Ue monitora — come fa con decine di altre giurisdizioni — nell’ambito del quadro di controllo sull’elusione delle misure restrittive adottate dopo il febbraio 2022. Questo è molto diverso dall’essere sanzionato. E non è un caso isolato: lo stesso livello di attenzione viene applicato ad Armenia, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, Emirati Arabi, Turchia — Paesi con i quali l’Italia e l’Unione europea continuano ad avere relazioni commerciali e diplomatiche pienamente attive. Il rischio c’è. Negarlo sarebbe ingenuo. Ma il rischio si gestisce con compliance rigorosa, due diligence approfondita, strutture societarie trasparenti e, soprattutto, con la presenza fisica sul territorio. Non operiamo attraverso intermediari opachi. Abbiamo persone, uffici, bilanci certificati. MK Global Kapital è basata in Lussemburgo ed è soggetta agli standard AML europei più stringenti. Il gruppo è co-investitore con la Bers, con FMO — la banca di sviluppo olandese — e con altre istituzioni internazionali che applicano i più stringenti standard di due diligence al mondo. Chi fa impresa seria in quei mercati porta con sé gli anticorpi”.

 

Quali iniziative porta avanti il gruppo in Tagikistan e in che modo sono legate all’Italia?

“La presenza principale del gruppo in Tagikistan è l’investimento in Imon International. MK Global Kapital è il principale azionista internazionale di Imon tramite il proprio Alternative Fund, con la Bers ed FMO come co-azionisti istituzionali. Imon è oggi una delle principali banche del Tagikistan, con oltre 110.000 mutuatari attivi e una rete capillare su tutto il territorio nazionale. Il collegamento con l’Italia è strutturale: MK Global Kapital è un gruppo con capitale italiano, fondato da un italiano, con una base di investitori europei che comprende anche family office italiani. Ogni euro investito attraverso i nostri fondi in Tagikistan rappresenta un flusso di capitale europeo — e in parte italiano — verso un mercato emergente che applica standard ESG, di governance e di rendicontazione di matrice europea. È esattamente il tipo di presenza che l’Europa dovrebbe avere in Asia Centrale, per non lasciare campo libero ad altri attori. Il Tagikistan è un territorio in rapida trasformazione, con investimenti strutturali dall’estero — cinesi, in primo luogo, e sempre più provenienti dal Golfo. L’Europa, e la Bers in particolare, ha scelto di non abbandonare quel tavolo: oltre un miliardo di euro in 185 progetti lo dimostrano. Sono lì a fare esattamente la stessa cosa — con un gruppo privato, con capitali europei, e con una convinzione precisa: chi non siede al tavolo, alla lunga, paga il prezzo di non esserci stato”.

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Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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