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Morgan Stanley IM, Rabitti: articolo 9, l’ESG fatto bene

Nell'immagine, Niccolò Rabitti, co-Head di Morgan Stanley IM

Quasi due anni fa sono arrivati in Italia i primi sei fondi di investimento ESG di Calvert, asset manager statunitense specializzato nell’investimento sostenibile. A portarli è stata Morgan Stanley Investment Management (MSIM) dopo l’acquisizione nel marzo 2021 del gruppo Eaton Vance, di cui fa parte anche Calvert. Un passo apprezzabile visto che MSIM mancava di una presenza importante negli investimenti ESG.

Nell'immagine Niccolò Rabitti, co-Head di Morgan Stanley IM “Calvert è nata negli anni ’80 con l’obiettivo pionieristico di gestire investimenti responsabili” ha sottolineato Niccolò Rabitti (nella foto), co-head of Italy e responsabile Distribuzione Retail di Morgan Stanley IM in un’intervista con Borsa&Finanza in occasione di ConsulenTia 2024 a Roma.

Oggi Calvert gestisce 37,5 miliardi di dollari a livello globale (dati al 31 dicembre 2023) e rappresenta una parte importante di MSIM non tanto per l’asset under management (quasi 1.400 miliardi per la casa madre) quanto per la sua specializzazione in fondi ESG articolo 9, quelli “a più alto impatto”. Secondo la regolamentazione Sfdr dell’Unione europea, i fondi articolo 8 “promuovono caratteristiche sociali e ambientali” mentre i fondi articolo 9 “hanno come obiettivo principale la sostenibilità”.

 

L’innovazione di Calvert nei fondi ESG articolo 9

Calvert ha iniziato a lanciare fondi “Responsible Investing” quando di ESG non si parlava ancora. La società seleziona le imprese che rispettano i “Calvert Principle”, effettuando la scelta in base a un processo di ricerca proprietaria. Nulla di nuovo fin qui. Tuttavia, ha spiegato Rabitti “applicando i suoi principi di investimento è riuscita a creare (Calvert ndr) dei fondi articolo 9 che sono dei building block core per i portafogli di investimento”. Cosa vuol dire? “I fondi articolo 9 – ha proseguito – sono quelli con il maggiore impatto ESG, tuttavia ce ne sono pochi sul mercato e investono di solito in singoli temi molto ristretti”.

Non è così per i fondi MS INVF Calvert, questa la denominazione dei fondi lanciati in Europa, “che possono essere utilizzati come la base principale per la costruzione di un portafoglio”. In altre parole l’obiettivo è di portare la presenza degli investimenti ESG al centro delle strategie di investimento e non limitare la loro presenza a semplici correzioni tattiche. “Alla fine arriveremo a vivere in un mondo dove la bravura starà nel selezionare le imprese migliori in un universo composto da sole aziende sostenibili, un po’ come sta facendo Calvert già ora”.

 

Per Morgan Stanley IM ora la richiesta ESG arriverà dal basso

Di ESG si è parlato molto nel decennio scorso. Nella prima parte dei nuovi anni ’20 il tema ha perso smalto ed è finito sullo sfondo di problemi che appaiono più immediati, come i conflitti che sono scoppiati in Ucraina e in Medio Oriente. Tanto che, ha evidenziato Rabitti “ci sono consulenti finanziari che oggi chiedono fondi che investono in armi. Paradossalmente l’incertezza geopolitica sta portando gli investitori da un’altra parte”.

Per il co-Head di Morgan Stanley Investment Management in Italia, in questo momento bisogna dimostrare agli investitori che le aziende che fanno dei principi di sostenibilità il loro core business “aggiungono valore agli investimenti”.
“Finora – ha proseguito – non c’è mai stata una vera esplosione dal basso degli investimenti ESG. È difficile che il cliente chieda autonomamente un fondo sostenibile. Sono state le società di asset management che si sono dovute dotare di un portafoglio di fondi sostenibili e hanno aumentato la richiesta e la ricerca di questi fondi. Tuttavia quel movimento ora si è saturato e la richiesta deve arrivare dal basso”.

Ecco perché gli asset manager sono chiamati a far percepire agli investitori che l’ESG non è un costo, che non è necessario sacrificare rendimento per essere sostenibili. “Oggi è necessario far capire che un fondo articolo 9 rende di più di un fondo che non lo è. E qui arriviamo a un tema che a noi sta molto a cuore: la gestione attiva. I gestori – è la conclusione di Rabitti – devono essere bravi a far capire con le performance che la gestione attiva crea valore anche in una logica ESG”.

 

 

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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