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NATO Innovation Fund: le startup e i fondi su cui investe il NIF

I robot a guida autonoma di ARX Robotics

Spazio, difesa e sicurezza: sono i settori principali in cui ha cominciato ad investire il NATO Innovation Fund, l’acceleratore tecnologico dell’Alleanza atlantica (con sede nei Paesi Bassi) lanciato al vertice di Madrid nel giugno 2022. A due anni dall’avvio, il fondo multi-sovrano sostenuto da 24 dei 32 Stati membri ha annunciato i primi otto progetti (quattro fondi di venture capital e quattro startup) che riceveranno gli ingenti finanziamenti dell’organizzazione.

Il team fondatore del NIF è composto da Kelly Chen, Andrea Traversone (manager di Amadeus Capital Partners), Thorsten Claus, Chris O’Connor e Patrick Schneider-Sikorsky. La consigliere generale Sharn Gill e la CFO Helen Draijer hanno selezionato con loro e con la squadra operativa le aziende innovative su cui investire 1 miliardo di euro. Aerospaziale, biotecnologie, cybersecurity, intelligenza artificiale, robotica, quantum computing e medicale sono i campi maggiormente foraggiati.

 

Ecco startup e fondi in cui investe il NATO Innovation Fund

L’Italia è tra i 24 Paesi che contribuiscono al NATO Innovation Fund, mentre Stati Uniti, Canada e Francia non hanno accettato di sostenerlo. L’impegno assunto è di garantire supporto finanziario e logistico per un periodo di oltre 15 anni. In aggiunta all’investimento e alle agevolazioni per i test e la commercializzazione dei prodotti, il NIF farà da matchmaker tra i governi, i produttori e i fornitori di tecnologia sperimentale.

“Il capitale e il sostegno alle tecnologie strategiche sono fondamentali per garantire un futuro sicuro e prospero ad un miliardo di cittadini dell’Alleanza. Oggi siamo orgogliosi di annunciare che abbiamo investito in soluzioni innovative che possono contribuire ad affrontare alcune delle nostre sfide più importanti e a stimolare la crescita, rafforzando la difesa, la sicurezza e la resilienza delle nostre nazioni per le generazioni a venire”, dichiara Traversone in una nota. Ecco la prima tranche di otto aziende che hanno ricevuto i finanziamenti da parte del fondo.

 

ARX Robotics

Fondata dal CEO Marc Wietfeld con il COO Stefan Roebel e il finance lead Maximilian Wied, ARX Robotics è una startup di Oberding (in Baviera) che progetta robot a guida autonoma per la difesa e per il commercio. Questi mezzi sono capaci di muoversi autonomamente senza la necessità di un pilota: possono essere impiegati in guerra (per allenamento al bersaglio dinamico e nelle simulazioni di fuoco, nelle operazioni di ricognizione, sorveglianza, attacco ed evacuazione) e per aumentare la sicurezza e la produttività delle aziende nel settore commerciale.

Il nucleo della piattaforma tedesca è la serie GEREON UGV (Unmanned Ground Vehicle), già collaudata sul campo di battaglia: questi dispositivi sono infatti in uso agli eserciti di Austria, Germania, Svizzera e Ungheria e sono stati impiegati sul fronte ucraino. In ambito commerciale i GEREON sono in grado di spostare pesi fino a 500 chilogrammi e servono soprattutto per la sorveglianza, la trasmissione dati in caso di calamità e i lavori di sgombero e trasporto merci, bagagli e rifornimenti di soccorso.

 

Fractile AI

Nata nel 2022 a Londra, Fractile AI è guidata dal CEO e co-fondatore Walter Goodwin insieme al CFO e COO Matt Arnold. I due sono a capo di un gruppo di scienziati, ingegneri e progettisti hardware che producono chip con l’obiettivo di migliorare l’addestramento e rendere più veloci gli LLM, i modelli di linguaggio di grandi dimensioni alla base dei sistemi di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT, Bard e Gemini. Le soluzioni della startup intervengono nella fase di inferenza del modello addestrato.

I pesi di una rete devono essere spostati su un chip ogni volta che una singola parola viene generata. Questo trasferimento richiede almeno duecento unità di tempo in più rispetto ai calcoli successivi. L’approccio di Fractile unisce calcolo e memoria e permette di eliminare questo collo di bottiglia, riducendo della metà il tempo di cui l’attuale hardware necessita per spostare le parole dalla memoria alle unità di processamento. L’applicazione è scalabile e consente l’esecuzione dei modelli più grandi in circolazione su scala globale.

 

iCOMAT

Spinout company nata all’interno dell’Università di Bristol e guidata dal CEO Evangelos Zympeloudis, iCOMAT fornisce soluzioni di alleggerimento per il settore militare. Grazie all’innovativo processo RTS (Rapid Tow Shearing) che garantisce velocità e performance migliori a costi più bassi, la società inglese realizza ali per velivoli più leggere del 65% rispetto alla media e mezzi spaziali più resistenti alle deformazioni del 24%.

Forte delle sue tecnologie all’avanguardia, iCOMAT si rivolge alle industrie aerospaziale, automobilistica e spaziale. La produzione flessibile e completamente automatizzata assicura velocità, qualità e ripetibilità, migliorando le performance di auto e aerei, droni, sonde e satelliti. Nell’aerospaziale i primi modelli sono destinati sia alla mobilità urbana che agli aerei civili e da difesa.

 

Space Forge

Making Space Work for Humanity

è il motto di Space Forge, startup di Cardiff fondata dal CEO Joshua Western e dal CTO Andrew Bacon. La giovane azienda gallese produce semiconduttori, farmaci e leghe in orbita: sfruttando condizioni favorevoli nello spazio come la microgravità e l’assenza di contaminazioni ambientali, l’esposizione solare, il freddo estremo e il vuoto, realizza medicinali, chip e metalli su una piattaforma piazzata tra 500 e 800 chilometri di altitudine.

I lanci a cadenza elevata accelerano il programma di produzione e la tempistica, permettendo un forte risparmio di tempo e costi. I cicli di produzione vengono infatti completati prima di rientrare a Terra. Space Forge ha già avviato collaborazioni con partner importanti come governo gallese, UK Space Agency (l’Agenzia spaziale britannica ha finanziato il progetto per quasi 8 milioni di sterline), ESA (l’Agenzia spaziale europea), Innovate UK e Satellite Applications Catapult.

 

Alpine Space Ventures

Oltre alle quattro startup, il NIF ha investito in quattro fondi di sviluppo e sostegno alle aziende all’avanguardia. Fondata da Bulent Altan e Joram Voelklein, Alpine Space Ventures è un fondo early-stage con sede a Monaco che investe in tecnologie innovative nel settore spaziale. In qualità di investitore in fase iniziale, il fondo assicura round di finanziamento di Serie A a realtà di prima fascia e distribuisce ticket tra 1 e 5 milioni di euro.

In portafoglio Alpine Space Ventures vanta significative società del segmento come Black Wave, K2 Space, Morpheus Space, Reflex Aerospace e Source Energy. La scelta è ricaduta su queste aziende perché in grado di servire l’industria spaziale, ma anche altri settori quali l’automotive, il marittimo, l’energia, l’agricoltura, la logistica, le assicurazioni, il meteo, le comunicazioni, la connettività satellitare e i big data.

 

Join Capital

Jan Borgstädt, Sebastian von Ribbentrop e Tobias P. Schirmer sono i tre fondatori di Join Capital, fondo berlinese da 110 milioni di euro focalizzato sul mondo industriale. Partecipato da CDP Venture Capital (il fondo nazionale per l’innovazione di Cassa Depositi e Prestiti) e da altri investitori italiani ed europei, il fondo tedesco concentra l’attenzione su startup deeptech. Non a caso si presenta come the home of technical founders.

I settori d’interesse sono le tecnologie aziendali, gli strumenti di sviluppo, le soluzioni proptech, la robotica, i semiconduttori, la smart engineering e le catene di distribuzione. In portfolio spiccano l’olandese RheoCube, la finlandese IPRally, la tedesca 36ZERO Vision, la spagnola Frenetic, la svizzera Picterra e la padovana NewTwen, spin-off dell’università veneta (ha sviluppato una speciale ricarica per auto elettriche fino al 30% più rapida della media) supportata in un round da 7 milioni di euro.

 

OTB Ventures

Lanciato nel 2017 da Gregory Jankilevitsch, Adam Niewinski e Marcin Hejka, OTB Ventures è un real tech venture capital fund che sostiene “chi osa sognare in grande”. I settori verticali su cui si concentra il fondo olandese (con sede ad Amsterdam e a Varsavia) sono quattro: tecnologia spaziale, intelligenza artificiale e automazione, infrastrutture fintech e sicurezza informatica. La gestione complessiva ammonta a oltre 350 milioni di dollari.

Nel portafoglio di OTB figurano la startup aerospace Kurs Orbital (nata in Italia nel 2022 grazie a Volodymyr Usov, ex direttore dell’Agenzia spaziale ucraina), le tedesche Akirolabs, ATMOS Space Cargo e SEMRON, la polacca KYP.ai, la romena Veridion, la francese ClearSpace Today, la belga SettleMint, la finlandese ICEYE, la slovacca SEGRON, l’australiana Soter Analytics e la statunitense BabbleLabs, fresca di acquisizione da parte di Cisco.

 

Vsquared Ventures

I tedeschi Thomas Oehl, Lise Rechsteiner, Herbert Mangesius e Benedikt von Schoeler sono i general partner di Vsquared Ventures, fondo rivolto al deep tech per “progettare l’impossibile”. La strategia dei quattro manager è scovare imprenditori visionari e sostenere tecnologie trasformative, dall’aerospaziale alla transizione energetica, dai dispositivi medici all’informatica passando per la robotica, l’AI e la frontiera del techbio.

La norvegese Lace Lithography, la finlandese IQM, la lituana Atrandi Biosciences, la statunitense Group14 Technologies, le tedesche Isar Aerospace, NEURA Robotics, Cylib, Constellr, CustomCells e Ramblr.ai figurano nel ricco portfoglio di Vsquared. Con la chiusura del fondo Vsquared II a 214 milioni di euro, Vsquared è ad oggi il più grande fondo europeo per il deep tech in fase iniziale.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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