Nord Stream 2: la Germania blocca la certificazione dopo le mosse di Putin

Nord Stream 2: la Germania blocca la certificazione dopo le mosse di Putin

Nord Stream 2: la Germania blocca la certificazione dopo le mosse di Putin

La Germania ha interrotto il processo di certificazione del gasdotto Nord Stream 2. È questa la prima risposta tedesca alla decisione di Vladmir Putin di riconoscere le Repubbliche separatiste di Donetsk e Luhank in territorio ucraino. Non appena si è materializzata la mossa del Premier Russo, è arrivata pronta la chiamata del cancelliere tedesco Olaf Scholz, con la quale veniva comunicata la decisione di non procedere ad alcuna approvazione in questo momento.

Questa scelta crea una nuova impasse nella fornitura di gas che parte dalla Russia e arriva in Europa attraverso Berlino. Su Nord Stream 2 aveva puntato molto la Germania di Angela Merkel, che spesso ha dovuto fare da tramite tra le pressioni USA, che temevano come l’entrata in funzione dell’oleodotto avrebbe dato un potere eccessivo alla Russia di Putin, e Mosca che a sua volta teneva il gasdotto come una potente arma di ricatto per gli approvvigionamenti di gas naturale.

Alla fine le condizioni estreme in cui i vari Paesi si sono trovati hanno partorito una decisione che rende tutti perdenti. La Germania e l’Europa perché si troveranno ad affrontare il costo salato di una crisi energetica, che potrebbe aggravarsi se dal Cremlino ci saranno ritorsioni, come è probabile che sia. La Russia in quanto il progetto di Nord Stream 2 è un mezzo su cui Putin conta molto per espandere la sua capacità produttiva e soprattutto per esercitare ancora di più la propria leadership nel mercato del gas naturale. La reazione sul mercato delle materie prime del gas è stata dirompente, con le quotazioni che sono balzate del 13% all’uscita della notizia, per poi ritirarsi a un più modesto rialzo del 4%.

 

Nord Stream 2: fine di un’odissea?

La storia del Nord Stream 2 è sempre stata controversa. Il gasdotto è pronto da diversi mesi, ma questioni burocratiche ne hanno impedito la certificazione e quindi la messa in funzione. Occorre dapprima che vi sia l’approvazione da parte dell’Authority per l’energia tedesca e poi dell’Unione Europea, ma entrambe hanno indugiato per non ben precisate questioni riguardante la sicurezza.

Quando la Russia ha iniziato ad ammassare le truppe al confine dell’Ucraina, Scholz si era tenuto cauto nelle dichiarazioni in merito al Nord Stream 2, affermando che il progetto aveva caratteri puramente commerciali. Questo ha fatto sospettare alcuni che il cancelliere intendesse che eventuali sanzioni non avrebbero compreso provvedimenti sull’oleodotto.

Nelle ultime settimane vi erano stati dei colloqui anche tra il leader tedesco e il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale aveva chiesto a gran voce l’interruzione immediata di Nord Stream 2, perché utilizzato da Putin come arma geopolitica. Alla fine sembra che Scholz si sia convinto a usare il pugno di ferro, dichiarando proprio oggi che quello di interrompere il progetto è solamente un passo concreto, ma che altre sanzioni contro la Russia starebbero per arrivare.

 

Gas naturale: esiste un’alternativa alle forniture russe?

Sicuramente in questo momento staranno esultando gli Stati Uniti, da sempre ostili all’approvazione del gasdotto che collega la Russia all’Europa occidentale attraverso il Mar Baltico. Il problema però rimane di una crisi energetica che desta sempre più preoccupazioni. L’Europa intera sta cercando di trovare alternative all’altezza per surrogare la fornitura della Russia di gas naturale, per soddisfare il fabbisogno energetico ma anche per tentare di abbattere i costi che stanno diventando esorbitanti per le famiglie e le imprese.

Al momento però il Vecchio Continente sembra avvitarsi su sé stesso, perché l’offerta della Russia copre il 41% della domanda complessiva, mentre Norvegia (16%), Algeria (8%) e Qatar (5%), che sono gli altri grandi fornitori, insieme non arrivano nemmeno al 30%.

La scelta ricadrebbe su altre forme di energia, posto che il processo per le rinnovabili è ancora lungo e al momento queste sono insufficienti per garantire una copertura anche minima. L’ostracismo per il nucleare potrebbe lasciare il posto alla riapertura dei reattori, così come il tanto vituperato carbonio potrebbe essere rispolverato in extrema ratio. L’unica cosa certa è che nel frattempo il gas naturale sarà sottoposto a grande volatilità e non è esclusa una nuova impennata delle quotazioni che metterebbero in crisi l’economia dei vari Paesi coinvolti.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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