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Obbligazioni: gli investitori preferiscono l’Europa agli USA, ecco perché

Obbligazioni: gli investitori preferiscono l'Europa agli USA, ecco perché

Gli investitori stanno comprando le obbligazioni europee e vendendo quelle americane. Il divario di rendimento tra i titoli di Stato USA a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi ha raggiunto il 2%, il livello più elevato dal mese di novembre 2023. Quanto accade segue una tendenza in atto dall’inizio dell’anno, in cui il rendimento dei Treasury è aumentato di 0,5 punti percentuali al 4,4%, mentre quello dei Bund è salito di 30 punti base al 2,4%.

Andrew Balls, direttore degli investimenti in reddito fisso globale di PIMCO, ha dichiarato la sua preferenza per i titoli di Stato europei e i Gilt britannici rispetto ai Treasury statunitensi in quanto esistono “maggiori prove di una correzione dell’inflazione”. Allo stesso modo, Quentin Fitzsimmons, senior portfolio manager di T. Rowe Price, ha affermato di essere “sottopesato sui Treasury USA a favore delle obbligazioni dell’Eurozona, compresi i Bund”.

 

Obbligazioni: ecco perché l’Europa batte l’America

La preferenza del mercato per le obbligazioni europee rispetto a quelle USA sono determinate principalmente dalla differenza di politica monetaria tra la Banca centrale europea e la Federal Reserve in tema di tassi di interesse. I trader stanno scontando dai tre ai quattro tagli del costo del denaro quest’anno da parte della BCE, mentre la Fed è attesa abbassare solo due volte il tasso di riferimento.

La ragione è che in Europa l’inflazione si è ridotta al 2,4%, a pochi passi dall’obiettivo di lungo periodo del 2% e l’economia è rallentata fino alle soglie della recessione. Negli Stati Uniti l’inflazione è al 3,2%, ben lontana rispetto al target del 2%, e dall’aggiornamento di oggi pomeriggio il mercato si aspetta un aumento al 3,4%. L’economia USA è nel contempo in grande forma, con il mercato del lavoro che continua a produrre occupati e il tasso di disoccupazione a marzo scivolato al 3,8% dal 3,9% del mese precedente.

Di conseguenza, se giugno è la data quasi certa in cui la BCE potrebbe iniziare a tagliare (ma ci sono alcuni analisti che puntano su una mossa a sorpresa già nella riunione di domani), la Fed difficilmente si muoverà prima di settembre. “Il percorso per i tagli dei tassi in Europa è più chiaro che negli Stati Uniti” ha detto Bob Michele, direttore degli investimenti  e responsabile globale di JPMorgan Asset Management. “È difficile trovare una ragione economica per cui la Fed tagli i tassi”. Il gestore americano ha una partecipazione maggiore nelle obbligazioni europee e, secondo quanto affermato da Michele, “si sta muovendo per acquistarne altre”.

Alcuni analisti però mettono in guardia sul rischio che l’euro si indebolisca troppo contro il dollaro, creando problemi all’economia del Vecchio continente importando inflazione dall’esterno dei suoi confini. Questo indurrebbe la BCE a non spingersi troppo avanti rispetto alla Fed nel taglio dei tassi, il che mitigherebbe il vantaggio delle obbligazioni europee rispetto a quelle americane. “Potrebbe essere difficile per la BCE tagliare quanto ci aspettiamo se la Fed non facesse altrettanto” ha detto Mike Pond, responsabile della ricerca globale legata all’inflazione presso Barclays.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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