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Obbligazioni: il mercato sta entrando in una nuova fase?

Obbligazioni: il mercato sta entrando in una nuova fase?

Le obbligazioni hanno attraversato varie fasi in questi ultimi dieci giorni, in cui la volatilità è impazzita e il mercato è rimasto spesso disorientato. Il discorso di Jerome Powell in occasione della riunione della Federal Reserve del 20/21 settembre ha talmente scioccato gli investitori da innescare un violento sell-off sulle obbligazioni statunitensi, facendone salire il rendimento. Dalla conferenza stampa del Governatore della Fed, si è capito che i prossimi mesi saranno contrassegnati da restrizioni monetarie e tassi elevati, il che inevitabilmente terrà alti i rendimenti sul mercato. A surriscaldare gli animi degli operatori ci ha pensato il Governo britannico lanciando un piano di riduzione delle tasse mastodontico per andare in soccorso di famiglie e imprese massacrate dal caro bollette. La conseguenza è stata che gli speculatori hanno intravisto l’esplosione del debito britannico, usandolo come leva per attaccare i Gilt, i titoli di Stato UK, su tutte le scadenze. Ciò si è anche riverberato sui Treasury Bond USA, con il rendimento decennale salito a oltre il 4%, come non accadeva dal 2010.

A quel punto è intervenuta la Bank of England con una mossa inaspettata che ha scatenato il più grande rally giornaliero delle obbligazioni da più di 13 anni. L’istituto centrale ha annunciato il posticipo al 31 ottobre dell’inizio del piano di riduzione dei titoli pubblici in portafoglio ma soprattutto un programma bisettimanale di acquisto di Gilt per frenare la speculazione. Il messaggio è stato chiaro: non mettersi contro la Banca centrale. Questa seconda fase ha dato ristoro a tutto il mondo obbligazionario, con i prezzi che sono saliti rapidamente e i rendimenti che hanno registrato orti cali.

Questa fase è durata però poco: ieri sono tornate le vendite e i rendimenti hanno ripreso a salire. I titoli di Stato britannici a 10 anni sono cresciuti di oltre il 6%, arrivando al 4,26% di rendimento; mentre quelli a 2 anni sono aumentati del 3,5% circa al 4,39%. Più contenuti invece i rialzi nei T-Note USA decennali, circa un punto e mezzo percentuale, che sono rimasti dalla soglia psicologica del 4% mentre i Bond a 2 anni hanno visto un aumento di circa 250 punti base dei rendimenti al 4,19%.

 

Obbligazioni: ecco la prossima fase

E adesso? Ancora una volta la chiave di tutto sono le Banche centrali. Gli analisti sono convinti che, fino a quando tutte non faranno come la FED, i rendimenti delle obbligazioni sul mercato saliranno. Thanos Bardas, co-responsabile globale dell’investment grade di Neuberger Berman, ha affermato che la volatilità nel mercato globale dei tassi scomparirà solo allorché la FED smetterà di alzarli. C’è però un’altra variabile con cui bisognerà fare i conti, ossia la forza del dollaro USA, che induce debolezza nelle altre valute. Lo yen giapponese in tal senso rappresenta il massimo esempio. La Bank of Japan continua a mantenere una politica monetaria accomodante ma prima o poi dovrà abbandonare la sua linea di tassi sotto zero e stringere sul costo del denaro. Questo potrebbe far salire i rendimenti delle obbligazioni giapponesi allontanando gli investitori da quelle americane.

La Bank of England cosa farà? La sensazione è che l’intervento di mercoledì sia solo una soluzione temporanea al problema. Non è escluso che tra due settimane l’istituto guidato da Andrew Bailey possa rinnovare la sua politica di sostegno ai Gilt, pur tenendo presente che l’obiettivo prioritario è sempre quello di combattere l’inflazione che, nel Regno Unito, viaggia sui 9 punti percentuali. Gli analisti di Piper Sandler ritengono che gli acquisti di asset probabilmente impediranno la risalita dei rendimenti dei titoli di Stato britannici in maniera esagerata, ma “non impediranno ai rendimenti di rimanere alti o addirittura di salire in futuro”.

E poi vi è l’incognita BCE, perché sia la Governatrice Christine Lagarde che diversi funzionari all’interno del Board hanno in questi giorni anticipato una posizione dell’Eurotower dura contro l’inflazione, facendo presagire altre strette di tre quarti di punto sui tassi fino alla fine dell’anno. Questo sarebbe un pericolo per le obbligazioni dell’Eurozona, soprattutto per Paesi fortemente indebitati come l’Italia, che per giunta vive una situazione particolare con l’avvicendamento politico a Palazzo Chigi. Ciò, unito alla crisi energetica che sta devastando il Continente, è un elemento di cui Francoforte non potrà non tenere conto.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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