Obbligazioni: rendimenti mai così negativi da 1999, cosa succederà nel 2022?

Obbligazioni: rendimenti mai così negativi da 1999, cosa succederà nel 2022?

Obbligazioni: rendimenti mai così negativi dal 1999, cosa succederà nel 2022?

Per le obbligazioni il 2021 è stato un anno disastroso. Era infatti dal 1999 che non si vedeva un andamento così negativo, con l’indice globale delle obbligazioni di Barclays sprofondato del 4,8% quest’anno. Tale parametro si riferisce a un benchmark di debito pubblico e societario per un controvalore di 68 miliardi di dollari. Più di 20 anni fa il rendimento negativo dell’indice si collocò al 5,2% perché allora vi fu il boom dei titoli tecnologici in piena era dot-com, pertanto gli investitori erano accalorati da quanto stava succedendo nel mercato azionario, trascurando le obbligazioni. Adesso il quadro è cambiato e sono altri i fattori che hanno messo in fuga gli operatori dal reddito fisso.

All’inizio dell’anno vi è stata la ripresa economica post-pandemia e la reflazione che ne è conseguita ha fatto pensare a un periodo di alta inflazione e crescita. Infatti a marzo si è registrato il picco dei rendimenti a 10 anni dei titoli di Stato statunitensi, ovvero all’1,74% dallo 0,93% da inizio 2021. In questi ultimi mesi dell’anno sono stati più che altro i rendimenti a breve ad aver rialzato la testa in maniera consistente, con quelli dei T-Note a 2 anni balzati allo 0,65%, quando ad apertura anno erano appena allo 0,12%.

A guidare questa tendenza degli investitori le prospettive delle Banche centrali di aumento dei tassi. La Bank of England nell’ultima riunione di dicembre ha alzato il tasso ufficiale di sconto dallo 0,10% allo 0,25% e si prepara a ben 4 ulteriori aumenti nel 2022. Ma è la Fed soprattutto a essere salita in cattedra, nel momento in cui ha mutato l’atteggiamento nei confronti dell’inflazione, non più considerata transitoria. Questo ha comportato un’accelerazione sul tapering, che sarà completato nel mese di marzo, in anticipo rispetto alla programmazione che aveva fissato il mese di giugno come terminale. Il punto è che la stretta monetaria sarà solo preparatoria per un ciclo di 3 rialzi dei tassi, a partire dalla primavera del 2022 e fino alla fine dell’anno.

Anche la Banca Centrale Europea ha dovuto fare un passo indietro rispetto alla sua condotta estremamente accomodante. A marzo 2022 terminerà il piano anti-pandemico di acquisto di titoli pubblici e privati, sebbene prima del 2023 Christine Lagarde non toccherà il costo del denaro. Ma sarà davvero così? Il mercato anche qui aspetta di vedere le prossime risultanze sull’inflazione e nel frattempo rimane poco convinto che l’Eurotower non faccia nulla in proposito per arrestare la crescita dei prezzi.

Insomma, tutto questo non ha giovato al mercato obbligazionario, che risente di una crescita dell’inflazione che manda i rendimenti reali in territorio negativo e di un aumento dei rendimenti nominali che fanno abbassare le quotazioni dei titoli scambiati.

 

Obbligazioni: cosa attendersi per il 2022

Lo scenario per il 2022 quindi non si presenta dei migliori. Se i rendimenti continueranno a essere negativi probabilmente ci saranno poche speranze per i titoli a reddito fisso. Sono state poche le volte negli ultimi 40 anni in cui si è configurata una situazione di rialzi dei prezzi dei bond accompagnati da rendimenti reali in rosso. Di conseguenza è ragionevole pensare che anche stavolta non sia così.

Secondo James Athey, gestore di portafoglio di Aberdeen Standard Investments, con un’inflazione USA al 6% non bisogna essere sorpresi che quello obbligazionario sia un cattivo investimento. Il problema è che le prospettive non sono entusiasmanti, soprattutto se le Banche centrali si muovono più rapidamente del previsto. A giudizio di Athey, oltretutto, i prezzi dei bond più rischiosi in questo momento non sono particolarmente interessanti.

Dello stesso avviso non sembra essere Nick Hayes, gestore di portafoglio presso Axa Investment Manager. L’esperto ritiene che la stretta delle Banche centrali abbia trasferito negli investitori la convinzione che la ripresa economica possa deragliare innescando una svendita delle azioni. Giocoforza verrebbero apprezzate nuovamente le obbligazioni. Con questo non significa che ci saranno guadagni esorbitanti, ma è possibile un andamento positivo dei bond che alterni quello negativo, come del resto è avvenuto molto spesso nel corso dei decenni.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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