Obbligazioni: spread Gilt-Bund ai massimi dal 2016, ecco perché

Era dai tempi di Brexit 2016 che nel mercato dei titoli di Stato non si vedeva un divario così ampio tra il rendimento dei Gilt britannici a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi. Nella settimana appena trascorsa lo spread è arrivato fino a 130 punti, un livello spropositato se si pensa che all’inizio del 2021 si collocava intorno agli 80 punti base.  Nel mercato obbligazionario è successo qualcosa quindi, come dimostra anche il costo per le obbligazioni investment grade britanniche a 5-7 anni salito al massimo da marzo 2020, quando scoppiò la pandemia, in confronto agli stessi titoli di debito europei.

 

Gilt vs Bund: ecco spiegato l’aumento dello spread

Per capire questo cambiamento è necessario ricorrere a ciò che sta accadendo in Gran Bretagna e in Germania dal punto di vista economico e politico. Londra non è ancora uscita dalla violenta tempesta pandemica determinata dalla variante Delta, come accertato dall’alto numero di contagi, sebbene i decessi e le ospedalizzazioni per malattia grave siano contenuti grazie alle vaccinazioni. Il Paese comunque ha ripreso la normalità ma con una crescita economica offuscata dall’incertezza, che giocoforza fa allontanare gli investitori dai titoli di Stato.

Contemporaneamente il Regno Unito è stato colpito da una risalita dell’inflazione, che a settembre è stata del 3,2% registrando il balzo più alto mai avvenuto nella storia del Paese. E le aspettative degli aumenti dei prezzi al consumo hanno superato il 4% nel lungo temine, più del doppio di quelle tedesche. La crisi energetica sta avendo un ruolo determinante, con un’incidenza avvalorata dal fatto che le grandi imprese energetiche costituiscono insieme a quelle finanziarie la forza motrice della Gran Bretagna. Emblematica è stata la messa in stato d’allerta dell’esercito per il trasporto del carburante nei giorni scorsi, uno scenario che non si vedeva dagli anni ’70 durante gli shock petroliferi. La crisi di manodopera si fa sempre più sentire e questo rischia di esacerbare una situazione che già si presenta molto critica. 

In Europa vi è la convinzione che lo slancio dei prezzi al consumo avuto ultimamente non durerà molto e le pressioni inflazionistiche saranno destinate a esaurirsi in concomitanza con il rallentamento della crescita. Tutto questo mette in una posizione diversa la Bank of England e la Banca Centrale Europea. La prima conta di aumentare i tassi d’interesse dello 0,25% già a febbraio 2022, portando il tasso ufficiale di sconto allo 0,75% entro settembre dello stesso anno. La BCE invece dovrebbe lasciare il costo del denaro inalterato almeno fino a tutto il 2023. Questa differenza di prospettive delle 2 Banche centrali tende a creare tensioni sui mercati obbligazionari britannici facendone diminuire il valore e accrescere i rendimenti, al cospetto dei bund tedeschi più rassicurati da Francoforte.

Vi è poi una questione politica da considerare. L’uscita di Brexit ha reso la Gran Bretagna meno forte e più instabile, almeno a giudizio degli investitori. È un dato di fatto però che le famiglie stiano affrontando una vita più esosa, qualunque sia il prodotto che viene acquistato sul mercato. La Germania del dopo Merkel è un’incognita, anche perché dalle ultime elezioni non è uscita una maggioranza tale da poter assicurare a Berlino un Governo stabile e duraturo. Il mercato però sta scommettendo che una quadra alla fine venga trovata e che la principale economia dell’Unione Europea possa continuare a esercitare il ruolo di guida che le compete.