Le quotazioni dell’oro oggi hanno lambito il massimo storico a 2.968 dollari l’oncia raggiunto la scorsa settimana. Gli investitori sono preoccupati per le nuove tariffe commerciali minacciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Dalla sua dimora di Mar-a-Lago, il leader repubblicano ha dichiarato che ad aprile dettaglierà dazi del 25% su auto, chip e prodotti farmaceutici. Non ha però specificato se riguarderanno tutti i Paesi o, in caso contrario, chi verrà colpito e chi no. Tutto ciò rischia di alimentare una guerra commerciale, creando tensioni a livello geopolitico, economico e finanziario.
Come avviene spesso nei momenti di incertezza e turbolenza, gli operatori di mercato si stanno rifugiando in asset come l’oro considerati porti sicuri. A poco vale, in tal senso, la ritrovata speranza che la guerra in Ucraina possa terminare dopo l’incontro previsto tra Russia e Stati Uniti per cercare una soluzione di pace. Così come non sta avendo molta rilevanza il fatto che la Federal Reserve probabilmente terrà i tassi di interesse alti per tutto il 2025, come conseguenza del ritorno dell’inflazione.
Le ultime letture di gennaio hanno registrato un indice dei prezzi al consumo al 3%, facendo suonare un campanello d’allarme, anche in considerazione di un possibile aumento del carovita a causa dei dazi. Normalmente, quando i rendimenti sono elevati sul mercato, l’oro tende a deprezzarsi poiché sale il costo opportunità di detenere un asset non redditizio. Di contro, però, c’è il fatto che le maggiori aspettative inflazionistiche rafforzano il metallo prezioso, essendo un’attività che per la sua natura non perde valore.
Oro: quanto sarà lungo il rally?
Il rally attuale dell’oro è iniziato nell’autunno del 2022 e finora ha conosciuto ben poche pause. Dove potrà arrivare ancora? Gli analisti si aspettano che ci sia spazio per crescere verso nuovi traguardi. “Il rally dell’oro sembra essere guidato dalle osservazioni del presidente Trump sulle prossime tariffe per auto e prodotti farmaceutici, che potrebbero aprire la strada a una spinta verso i 3.000 dollari”, ha detto Zain Vawda, analista di mercato presso MarketPulse di Oanda.
La forza del metallo giallo è stata anche certificata dagli acquisti delle Banche centrali negli ultimi anni, che hanno riempito le riserve di lingotti. Una tendenza che secondo l’analista di Ubs Giovanni Staunovo non è destinata ad arrestarsi per ora. “Non credo che le Banche centrali smetteranno presto di acquistare oro, ma piuttosto mi aspetto che continuino a diversificare le loro riserve e ne sostengano il prezzo”, ha detto.
Nei giorni scorsi hanno preso posizione gli analisti di Goldman Sachs, alzando il loro target price sull’oro a 3.100 dollari l’oncia per fine del 2025, da 2.890 dollari della stima precedente. A loro avviso, saranno gli acquisti delle Banche centrali e gli afflussi agli ETF che terranno alte le valutazioni. Soprattutto “se l’incertezza sulla politica economica dovesse persistere”, hanno affermato. In ragione di questo, “ribadiamo la nostra raccomandazione di trading ‘go for gold‘ e vediamo un significativo valore di copertura nelle posizioni lunghe sull’oro a causa di un potenziale aumento delle tensioni commerciali”, hanno aggiunto.
A inizio mese, anche un’altra grande banca americana, Citigroup, ha previsto una nuova fiammata rialzista del metallo prezioso. L’istituto finanziario stima quotazioni a 3.000 dollari entro tre mesi, citando le tensioni geopolitiche e le guerre commerciali alimentate dai dazi di Trump come possibili catalizzatori.









