L’oro oggi ha aggiornato il suo record storico portandosi a pochi passi da quota 2.500 dollari l’oncia nel mercato delle materie prime. Il rally del metallo prezioso sta trovando carburante nella crescente convinzione che la Federal Reserve taglierà presto i tassi di interesse. I recenti commenti del governatore Jerome Powell vanno in questa direzione, una volta affermato che gli ultimi dati macroeconomici rafforzano lo scenario di un’inflazione al 2%. Tuttavia, il presidente della Fed ha fatto capire che la Banca centrale non aspetterà il raggiungimento esatto del target prima di agire. Secondo il CME FedWatch – strumento del CME Group per calcolare la probabilità da parte della Fed di aumentare, tagliare o lasciare inalterati i tassi d’interesse durante una riunione del FOMC – la Fed abbasserà il costo del denaro entro settembre. Fino a poco tempo fa, gli analisti si aspettavano che l’istituto monetario sarebbe rimasto fermo fino a novembre.
Il calo dei tassi rende più attraente l’oro, quantomeno perché abbassa il costo opportunità di detenere un’attività non redditizia. La forza del metallo giallo è spiegata anche dalla sua natura di bene rifugio, in un contesto in cui le tensioni a livello geopolitico sono crescenti, nonché dall’acquisto di lingotti da parte delle Banche centrali.
Oro: la Cina tornerà agli acquisti?
L’ascesa dell’oro è stata prorompente nonostante la Cina non abbia fatto acquisti nei mesi di maggio e giugno, secondo quanto riportato dal World Gold Council. La People’s Bank of China ha attribuito la pausa ai “prezzi elevati”. La Cina ha le più grandi riserve di valuta estera del mondo, pari attualmente a 3.220 miliardi di dollari a giugno. Tuttavia, la quota dell’oro nelle riserve complessive della nazione è ancora bassa. In realtà, dal 2015 è passata dall’1,8% al 4,9%, livello record, ma si trova ancora ben al di sotto della media globale del 16%. Questo significa che c’è ancora spazio per aumentare gli acquisti.
A supportare tale ipotesi è il fatto che il quadro geopolitico ha subito un profondo mutamento negli ultimi anni con le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, oltre che con le schermaglie per la supremazia tecnologia e commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. In tale contesto, alcune nazioni a rischio, tra cui proprio la Cina, si stanno gradualmente allontanando dal dollaro USA come riserva di valore. L’oro potrebbe rappresentare un’alternativa valida.
“La motivazione principale della PBoC è quella di essere meno dipendente dal dollaro USA e, in un caso estremo, di essere meno suscettibile alle sanzioni statunitensi”, ha affermato Carsten Menke, analista di Julius Baer. L’esperto si aspetta che la diversificazione delle riserve di Pechino persista in quanto “è improbabile che le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti scompaiano presto, indipendentemente dall’esito delle elezioni presidenziali statunitensi”. Dello stesso avviso è Nitesh Shah, strategist delle materie prime di WisdomTree, secondo cui “PBOC acquisterà oro a volumi più elevati per decenni”, considerando “la base e l’ampia scala delle riserve valutarie”. C’è da dire però che, come affermato dalla PBoC, bisognerà guardare ai prezzi dell’oro. Visti quelli attuali, “è impossibile per la Banca centrale mantenere una quantità costante di acquisti ogni mese”.









