Oro: l’effetto Trump porta le quotazioni al minimo di due mesi

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Tra tutti gli asset considerati dei Trump trade non figura l’oro. Da quando il verdetto delle elezioni USA del 5 novembre ha decretato Donald Trump prossimo presidente degli Stati Uniti, il metallo giallo ha perso oltre 5 punti percentuali, scendendo al minimo di due mesi. Gli hedge fund hanno tagliato molte delle loro posizioni rialziste sulla materia prima, spostando denaro sulle azioni statunitensi. Chris Weston, capo della ricerca di Pepperstone Group, osserva che le vendite di oro da parte dei fondi è scattato alla rottura della media mobile a 50 giorni. A quel punto gli investitori professionisti si sono attivati per coprire le posizioni lunghe.

Ma perché i trader sono fuggiti dal metallo prezioso con la vittoria di Trump? Tutto passa per l’inflazione e i tassi di interesse della Federal Reserve. In pratica, le politiche del neo presidente USA saranno votate all’aumento dei dazi commerciali, alla lotta all’immigrazione e alla riduzione delle tasse. Queste misure potrebbero innescare nuovamente i meccanismi inflazionistici e costringere la Fed ad alzare il costo del denaro o comunque a tenere i tassi alti per un periodo più lungo. L’oro, essendo un’attività che non produce reddito, soffre rendimenti elevati sul mercato in quanto aumenta il costo opportunità di detenerlo.

 

Oro: il superdollaro un’altra minaccia

Negli ultimi giorni, a mettere pressione alle quotazioni dell’oro è stata anche la forza del dollaro USA. Il biglietto verde è avanzato perché gli investitori ritengono che, con Trump alla Casa Bianca, le politiche inflazionistiche e i conseguenti tassi alti della Fed finiranno per favorire la valuta americana. L’oro è quotato in dollari e un aumento del prezzo della biglietto verde ne rende più oneroso l’acquisto per gli investitori non americani, i quali devono spendere di più per procurarsi i dollari necessari per pagarlo.

La politica monetaria della Fed riveste un’importanza cruciale in questo processo, in quanto l’intensità dell’allentamento iniziato a settembre con il ciclo dei tagli determinerà il corso del dollaro. Occorrerà seguire l’andamento dell’inflazione per intuire le mosse future della Banca centrale americana. Al riguardo, domani verranno rilasciati i dati sull’indice dei prezzi al consumo core, che esclude l’andamento volatile dei prezzi di cibo ed energia. L’indicatore è quello maggiormente seguito dalla Fed e solo se scenderà stabilmente sotto i livelli target del 2% sarà possibile ipotizzare una politica monetaria accomodante.

 

Bene rifugio non più necessario?

Lo straripante trend rialzista dell’oro, partito a ottobre 2022, esattamente due anni più tardi ha toccato un massimo storico a 2.801 dollari l’oncia. Il risultato è stato in buona parte determinato dalla tradizionale funzione di bene rifugio esercitata dal metallo prezioso. Ma rifugio da cosa? Essenzialmente dall’incertezza economica generale, dopo le strette monetarie delle Banche centrali per combattere l’inflazione degli ultimi anni, e da quella geopolitica, con le guerre in Ucraina e Medio Oriente. Posto che i timori di recessione negli Stati Uniti siano venuti meno con la pubblicazione di dati macroeconomici confortanti, sul fronte geopolitico la situazione potrebbe cambiare con l’amministrazione Trump.

L’attuale inquilino alla Casa Bianca, Joe Biden, ha attuato la strategia dello scontro con il presidente russo Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina e del supporto incondizionato al capo di Israele Benjamin Netanyahu per i bombardamenti a Gaza. Trump ha promesso di risolvere le questioni con il suo mandato. Probabilmente cercherà un dialogo con il Cremlino e proverà la linea dura con Netanyahu. Non si sa se riuscirà o meno nell’intento di portare la pace nelle due regioni interessate da conflitti, ma gli investitori hanno una speranza che prima non avevano. Già questo è bastato per far venire meno il bisogno di cercare rifugio nell’oro e spostarsi verso asset più rischiosi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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