L’oro si è stabilizzato oggi nel mercato delle materie prime dopo una corsa che lo ha portato al picco storico di 3.923 dollari l’oncia. Il metallo prezioso è salito del 47% quest’anno, mettendosi sulla buona strada per realizzare il più grande guadagno annuale dal 1979.
Gli acquisti sono sostenuti dallo shutdown negli Stati Uniti partito dal 1° ottobre che comporta la chiusura delle attività non essenziali del Paese, con conseguenze esiziali sul fronte dell’occupazione.
La situazione di instabilità ha spinto gli investitori verso il metallo considerato bene rifugio per eccellenza nei momenti di tensione. Nel contempo, le preoccupazioni sull’economia americana hanno fatto aumentare le aspettative di un ciclo più rapido dei tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve, il che rende più attrattivo l’oro come attività non redditizia.
In questo articolo:
- Oro: quali conseguenze da shutdown e Fed
- Oro: prezzi fino a 6.000 dollari?
- Cosa può fermare il rally?
Oro: quali conseguenze da shutdown e Fed
Lo shutdown ha delle ripercussioni importanti che potrebbero impattare sulle quotazioni dell’oro. I dati sull’occupazione americana in programma per venerdì 3 ottobre saranno rinviati e questo potrebbe incidere sulle decisioni di politica monetaria della Fed di questo mese.
La Banca centrale americana osserva da vicino quanto accade sul mercato del lavoro, perché proprio la debolezza dei dati su questo fronte l’ha spinta a riprendere il ciclo di allentamento il mese scorso. Non è escluso quindi che l’istituto guidato da Jerome Powell attenda prima di fare la prossima mossa, il che non sarebbe proprio una buona notizia per gli investitori nel metallo giallo.
Ieri, inoltre, è arrivata la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sul caso del licenziamento di Lisa Cook da parte del presidente Usa, Donald Trump. La governatrice rimarrà al suo posto e questo è un colpo pesante per gli sforzi di Trump di esercitare maggiore controllo sulla Banca centrale.
L’indipendenza della Fed quindi è stata ribadita e ciò potrebbe raffreddare la domanda di oro come bene rifugio. Anche perché l’inquilino della Casa Bianca esercita pressioni per tassi più bassi a prescindere, mentre l’autorità monetaria deve guardare anche alla possibilità che si risvegli l’inflazione.
Oro: prezzi fino a 6.000 dollari?
Il rally dell’oro continuerà? È questa la domanda che si fanno non solo coloro che sono a mercato e devono prendere la decisione se monetizzare i guadagni o attendere prima di uscire, ma anche gli investitori che hanno perso il treno e vorrebbero salire a bordo accettando, il rischio di rimanere con il cerino in mano.
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, ancora c’è spazio per ulteriori rialzi. In una nota, il team guidato da Daan Struyven ha scritto che gli afflussi di denaro “sorprendentemente forti” verso gli Etf sull’oro hanno “superato il livello precedente”.
La corsa al rialzo potrebbe continuare perché gli investitori privati vogliono “diversificare in modo significativo nell’oro”.
Alla luce di queste considerazioni, la loro previsione è per quotazioni che raggiungono i 4.000 dollari l’oncia entro la metà del 2026 e 4.300 dollari l’oncia per la fine del prossimo anno. Il mese scorso, la stessa Goldman Sachs aveva detto che nel caso in cui si verificasse uno spostamento di appena l’1% di afflussi dai titoli del Tesoro Usa all’oro, il prezzo del metallo giallo potrebbe avvicinarsi ai 5.000 dollari l’oncia.
Gli strategist di JPMorgan si spingono oltre e vedono le quotazioni arrivare fino a 6.000 dollari nei prossimi anni, citando l’indipendenza della Fed tra le possibili cause. “L’indipendenza della Fed è la ciliegina sulla torta per molte delle ragioni per cui le persone vorrebbero comprare oro, anche se non è questa la torta”, ha affermato Natasha Kaneva, responsabile delle strategie globali sulle materie prime di JPMorgan. “Ora crediamo che l’obiettivo sia probabilmente più vicino a 4.200 dollari, con la possibilità di arrivare fino a 6.000 dollari entro la fine del 2029”.
Cosa può fermare il rally?
In pochi credono in questo momento a una fine del rally dell’oro, nonostante i prezzi alle stelle. Tuttavia, molti si interrogano su quali potrebbero essere i fattori che faranno arretrare le quotazioni.
Secondo gli osservatori finanziari, tra le possibili cause figurano un accordo di pace tra Russia e Ucraina e una de-escalation nei dazi da parte del presidente Usa Trump. In entrambe le circostanze verrebbero meno i motivi per acquistare oro nella veste di bene rifugio. Un altro motivo potrebbe essere il fatto che la Fed risulti meno accomodante di quanto il mercato si aspetti in quanto l’inflazione torna a graffiare. Tuttavia, se le Banche centrali non riducono le loro riserve in oro, difficilmente il rally giungerà al capolinea. Farlo però è più difficile rispetto al passato perché con il Central Bank Gold Agreement firmato dalle autorità centrali nel 1999, queste ultime hanno concordato di limitare le loro vendite collettive di lingotti.









