Oro: nuovo record storico dopo la telefonata Trump-Putin, e ora la Fed

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L’oro continua a macinare record storici, balzando fino a 3.052 dollari l’oncia nelle contrattazioni sul mercato delle materie prime. Gli investitori sono spaventati per la piega che hanno preso le questioni geopolitiche e cercano riparo nel bene rifugio per eccellenza.

La tanto attesa telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo pari russo Vladimir Putin per far finire la guerra in Ucraina lascia più domande che risposte. I due hanno raggiunto un accordo per il cessate il fuoco di 30 giorni, ma solo per i bombardamenti sulle centrali elettriche. Questo significa che per il momento è scongiurata un’escalation di natura nucleare, ma i bombardamenti di Mosca sul territorio ucraino non sono terminati.

La grande domanda è cosa succederà nelle prossime settimane. La sensazione generale è che le parti in gioco siano ancora molto lontane. Un accordo tra USA e Russia per la definizione dei territori e la sicurezza di tutti sarà sicuramente importante, ma basterà affinché l’Ucraina – e anche l’Europa – accetti senza battere ciglio? Soprattutto, convincerà il popolo ucraino a vivere sotto il dominio russo in alcune aree del Paese senza scatenare un’insurrezione? La situazione è molto complessa e il mercato percepisce che la luce in fondo al tunnel ancora non si vede.

Nel frattempo, sul fronte mediorientale le notizie sono pessime. Chi si illudeva che la tregua tra Israele e Hamas potesse durare è stato servito. L’ultimo attacco militare a Gaza che ha provocato oltre 400 morti è risultato il più violento dall’inizio del conflitto. Ricucire questa ferita non sarà facile e, anche se ciò dovesse avvenire, permangono dubbi su come poter mettere davvero d’accordo nemici che si guarderanno sempre con sospetto e odio. Gli acquisti massicci di oro dimostrano che il mercato è abbastanza pessimista sugli esiti di ogni trattativa.

 

Oro: e ora arriva la Fed

In questo contesto molto incerto e turbolento, arriva la Federal Reserve che oggi, a chiusura del meeting di due giorni, annuncerà la decisione sui tassi di interesse e darà probabilmente segnali sugli indirizzi di politica monetaria per i prossimi mesi. Non ci dovrebbero essere novità sul costo del denaro, atteso fermo al 4,50%. Le parole del governatore Jerome Powell in conferenza stampa alla fine della riunione però peseranno molto. Al centro della questione, l’economia americana. O meglio, le aspettative della Fed su una possibile recessione degli Stati Uniti con una guerra commerciale in corso innescata dai dazi trumpiani. Powell sarà probabilmente incalzato dai giornalisti sugli ultimi dati macroeconomici non entusiasmanti relativi ai consumi, alle vendite al dettaglio, al settore manifatturiero e all’occupazione. Oltre che, naturalmente, sul ritorno dell’inflazione.

Dalla visione della Fed si potrà trarre qualche indicazione sulla possibile traiettoria dei tassi di interesse nell’anno in corso. Il mercato degli swap sta scontando due tagli prima della fine del 2025, ma è probabile che la Banca centrale aspetti maggiore chiarezza sulle molte questioni aperte. Per il prezzo dell’oro le scelte della Fed sono essenziali. Se l’istituto monetario deciderà di essere più accomodante, il metallo prezioso potrebbe guadagnare ancora di più valore, perché rendimenti più bassi comportano un minore costo opportunità di detenere un asset che non genera reddito come l’oro. “Se la riunione del Fomc assumerà un tono accomodante, in risposta alla crescente incertezza su come i dazi potrebbero influire sulla crescita, questo potrebbe essere un semaforo verde per l’oro per spingersi sopra i 3.050 dollari”, ha detto Tim Waterer, capo analista di mercato di KCM Trade.

A giudizio di Matt Simpson, analista senior di City Index, “alla sua traiettoria attuale, i future sull’oro potrebbero raggiungere i 3.200 dollari in poco più di un mese“. Anche se ci dovessero essere “una o due scosse lungo il percorso, sospetto che i rialzisti aspetteranno uno sconto, per quanto piccolo, per acquistare”, ha aggiunto. Yeap Jun Rong, strategist di mercato di IG, non vede ostacoli per il metallo giallo al momento, a causa delle “rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dell’aumento dei rischi economici globali e delle incertezze tariffarie che guidano il suo appeal come bene rifugio contro la volatilità del mercato”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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