L’oro prova a rialzarsi nel mercato delle materie prime. In mattinata il metallo prezioso è stato scambiato poco sopra la parità, nei pressi di 2.560 dollari l’oncia, dopo aver perso oltre il 3% nelle contrattazioni di ieri. Il prezzo si è allontanato dal record storico segnato il mese scorso a 2.801 dollari. L’ultima discesa è stata vista con sospetto dagli operatori di mercato in quanto potrebbe essere un segnale che il grande rally partito a novembre del 2022 si sia esaurito. “La discesa di 100 dollari è stata pesante, in termini di dimensioni e ritmo, come il sell off post elezioni USA del 6 novembre” ha commentato Nicky Shiels, responsabile della strategia sui metalli di MKS Pamp, fornitore di servizi specializzato nei metalli preziosi.
Oro: ecco le ragioni del crollo
Il sell off dell’oro può essere spiegato da tre fattori. Innanzitutto, il potenziale accordo tra Israele e Libano. A inizio settimana l’ambasciatore dello Stato ebraico, Danny Dannon, ha affermato che il Paese si sta indirizzando verso un cessate il fuoco con Hezbollah, benché sia difficile che arrivi da un giorno all’altro, in quanto alcune questioni rimangono irrisolte. Anche il consigliere per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca, John Kirby, ha commentato con toni positivi una possibile intesa che metta fine al conflitto. Gli investitori hanno preso fiducia e con ciò è venuta meno l’attrattiva del metallo prezioso come bene rifugio.
In secondo luogo, le vendite dell’oro sono scaturite dalla nomina di Scott Bessent a Segretario degli Stati Uniti da parte di Donald Trump. Il mercato vede nel gestore di hedge fund una figura che sosterrà il mercato azionario, allontanando quindi gli investitori da un asset non redditizio come l’oro.
Una terza ragione della pressione sulla materia prima è la paura per i dazi commerciali statunitensi. Trump ha affermato che prevede di aumentare le tariffe del 25% sulle importazioni da Canada e Messico e di un ulteriore 10% quelle su tutte le merci cinesi che entrano negli Stati Uniti. Tutto ciò da un lato ha rafforzato il dollaro e dall’altro ha alimentato le aspettative che la Federal Reserve tenga più alti i tassi di interesse per mettere una barriera contro il ritorno dell’inflazione. Un dollaro più forte tende a frenare la domanda di oro da parte degli investitori non americani e quindi a creare pressione sui prezzi. Tassi più alti comportano un aumento del costo opportunità di detenere un’attività che non produce interessi.
Cosa aspettarsi ora?
Gli investitori si stanno chiedendo se il ritracciamento delle quotazioni del metallo sia temporaneo e quindi se il rally riprenderà, oppure se ci sia da aspettarsi un’inversione definitiva del trend. Daniel Ghali, strategist delle materie prime di TD Securities, ha sottolineato che negli ultimi mesi la domanda fisica di oro da parte delle Banche centrali è notevolmente diminuita e questo potrebbe portare a “un esaurimento degli acquisti contribuendo all’inversione dei prezzi”. Inoltre, l’esperto ritiene che il rischio di una politica eccessivamente accomodante della Fed è venuto meno. Infatti, secondo quanto riportato da CME Group, la probabilità che la Banca centrale americana abbassi il costo del denaro durante la riunione del 17-18 dicembre si è attestata al 56%, a fronte del 75% di circa un mese fa.
Shiels di MKS Pamp prevede che il prezzo dell’oro tornerà a 2.500 dollari piuttosto che a 3.000 dollari nel breve termine. Ciò conferma che il rimbalzo nelle sedute prima del crollo di ieri “è il classico del gatto morto”, ha aggiunto l’esperto. Dal 18 al 22 novembre il metallo giallo aveva guadagnato 5,54 punti percentuali, inanellando cinque sessioni consecutive in verde.
A giudizio di Robert Eckford, amministratore delegato della società mineraria canadese Rua Gold, nei prossimi quattro mesi ci sarà molta volatilità nei prezzi, a causa dell’insediamento dell’amministrazione Trump che ha delle posizioni ben precise sulle tariffe commerciali e sulla guerra Russia-Ucraina. “Analogamente a quando è scoppiato il conflitto in Medio Oriente, i prezzi dell’oro tendono a reagire in modo molto brusco inizialmente prima di correggersi nel tempo man mano che i fattori economici tornano al centro dell’attenzione”, ha aggiunto Eckford. Tuttavia, l’amministratore delegato prevede che nel 2025 i prezzi dell’oro avanzeranno verso i 3.000 dollari.









