Outlook 2022: 4 grandi domande sull’economia globale

Come andrà l’economia globale nel 2022? Quale outlook attendersi? Vediamo insieme 4 grandi domande le cui risposte possono impattare positivamente o negativamente i mercati internazionali e più in generale la congiuntura del Mondo

 

 

Come andrà l’economia globale nel 2022? Quale outlook attendersi? Il 2021 che volge al termine si porta dietro molti interrogativi. Domande che si rapportano a quanto è successo durante il corso dei 12 mesi trascorsi, con un mondo che ha provato a risvegliarsi da un torpore profondo, determinato da un anno pandemico che ha disseminato morte e disperazione. Una volta messa in ginocchio, l’economia globale si è lentamente risollevata scavandosi una strada verso la luce. La mala bestia però è difficile da domare e rialza la testa sotto altre forme, con varianti sempre più contagiose e pericolose.  Nel contempo il graduale ritorno alla normalità è stato accompagnato da una terribile crisi energetica e dal rifiorire dell’inflazione che aveva dormito per tanti anni, al punto che le Banche centrali hanno dovuto modificare la loro politica monetaria. Adesso con l’affacciarsi del nuovo anno dicevamo le questioni irrisolte sono parecchie, vediamone 4 in particolare.

 

Inflazione: transitoria o duratura?

Solo fino a poche settimane fa era unanime il coro dei Governatori delle Banche Centrali: la crescita dei prezzi ha natura temporanea, dettata dal rally delle materie prime e dalla carenza degli approvvigionamenti. Come tale quindi è destinata ad affievolirsi via via che i fattori scatenanti vengono meno. I numeri però non sono affatto rassicuranti. Le ultime rilevazioni dicono che il carovita negli Stati Uniti ha raggiunto il ritmo più veloce dal 1982 al 6,8%, in Europa è arrivato al 4,9% e in Gran Bretagna al massimo da 10 anni al 5,1%. Quanto è bastato affinché la Federal Reserve eliminasse il termine “transitorio” dal suo dizionario linguistico e la Bank of England effettuasse il primo aumento dei tassi dall’inizio della pandemia. 

La stretta degli istituti monetari farebbe pensare che nel 2022 i prezzi continueranno a crescere, ma gli analisti non sono tutti concordi con questo outlook. Morgan Stanley ad esempio ritiene che l’inflazione raggiungerà il picco all’inizio del prossimo anno, ma poi comincerà a scendere via via che i prezzi del petrolio diminuiranno e la carenza degli approvvigionamenti verrà meno. Goldman Sachs viceversa pensa che l’indice dei prezzi al consumo sarà sopra il 4% in USA per tutto il 2022 e i rendimenti obbligazionari continueranno a restare negativi per via della volontà della Fed di tollerare un’inflazione più elevata. BlackRock è ancora più austero, stimando un’inflazione elevata persistente per gli anni a venire.

 

Azioni USA: continueranno a salire?

L’S&P 500 quest’anno ha effettuato un rally del 20% grazie al sostegno della Federal Reserve che ha iniettato liquidità nel mercato e alla ripresa economica che ha rilanciato gli utili societari. Per il 2022 qual è l’outlook? Ci sono parecchi venti contrari che potrebbero seriamente mettere in discussione la continuazione del trend rialzista, a partire dalla stretta monetaria della Federal Reserve per finire con il dilagare della variante Omicron del Covid-19. Secondo JP Morgan la narrazione che lo slancio del mercato abbia raggiunto il picco, così come gli utili e la liquidità, non è del tutto corretta. Goldman Sachs e Morgan Stanley sono entrambe positive sul principale indice azionario USA, previsto in crescita rispettivamente del 9% e del 5%. Al contrario Bank of America sostiene che l’aumento dei tassi Fed e il rallentamento dell’economia porteranno a una diminuzione dell’indice del 3%.

 

Europa: quali prospettive?

E per l’Europa, quale outlook attendersi per il 2022? Nell’ultima riunione ufficiale, la Banca Centrale Europea ha ridimensionato il programma di acquisto di obbligazioni fissandone la fine a marzo, come era stato previsto. Allo stesso tempo però ha aumentato le dimensioni dell’Asset Purchase Programme, che ha valenza di lungo termine. Riguardo i tassi invece Christine Lagarde ha ribadito l’inopportunità di intervenire prima del 2023, continuando a considerare l’inflazione temporanea. I rendimenti obbligazionari quindi presumibilmente rimarranno bassi, sostenendo le quotazioni azionarie. In generale il consensus stima una crescita del 6% dello Stoxx 600 nel 2022, ma Bank of America è negativa anche sull’indice europeo, prevedendo un calo del 10%. Pimco individua 2 forti rischi per le azioni europee, determinati dalla crisi energetica e dal crescente disagio per il Covid-19. Se dunque l’anno a venire dovrebbe essere positivo per l’azionario europeo, attenzione alla variabile inflazione che potrebbe scompaginare i piani di Governi e BCE.

 

Cina: guarirà dalle ferite?

L’anno che sta per finire è stato uno dei peggiori degli ultimi 30 anni del Dragone. La crisi di Evergrande e degli sviluppatori immobiliari, la repressione di Pechino sulle aziende tecnologiche e la conseguente decelerazione della crescita economica del Paese hanno mandato in tilt una macchina che solo fino a un paio di anni fa funzionava a meraviglia. Tutto questo si inserisce nell’ambito della prosperità comune che il Governo vuole raggiungere per bonificare il sistema, a costo di pagare qualche prezzo salato.

Gli interrogativi sull’outlook 2022 dell’ex Celeste Impero sono parecchi e richiamano tutte le cose citate: cosa faranno le Autorità con il settore immobiliare, interverranno per salvarlo o lo lasceranno morire senza fare nulla? Continuerà ancora la pressione sulle grandi tech del Paese o verrà ammorbidita la mano? A questo si aggiunge un altro grande quesito: riuscirà Pechino a mantenere l’impegno di zero contagi soprattutto con Omicron? E a quale prezzo? Sono tutte domande per cui in verità al momento è difficile dare una risposta. La sensazione quindi è che la situazione vada monitorata giorno per giorno, perché gli effetti sui mercati di alcune decisioni rispetto ad altre potrebbero cambiare rapidamente le carte in tavola.