Il 2025 rappresenta un punto cruciale per il l’outlook economico dell’eurozona. Dopo un 2024 deludente, l’anno prossimo si prospetta una moderata ripresa, sostenuta dall’aumento della spesa delle famiglie grazie a tassi di interesse più bassi e a un’inflazione in fase di normalizzazione. Tuttavia, permangono significative incertezze politiche e geopolitiche, con nuovi leader in Stati Uniti, Germania e Unione europea chiamati a decisioni su tariffe, difesa e politiche fiscali.
In questo articolo:
- L’outlook di S&P500 per l’eurozona: ripresa tra opportunità e vulnerabilità;
- Italia: promesse elettorali costose.
L’outlook di S&P per l’eurozona: ripresa tra opportunità e vulnerabilità
Il panorama economico europeo è condizionato da molteplici fattori. Un euro più debole e le agevolazioni tariffarie rispetto alla Cina potrebbero attenuare l’impatto di un aumento del 10% delle tariffe statunitensi, che potrebbe comunque ridurre il PIL dell’Eurozona dello 0,2%.
Inoltre, l’allentamento monetario della BCE fornirà un sostegno importante, mentre la riattivazione delle regole fiscali dell’Ue porterà a una politica fiscale più restrittiva.
Con il quantitative tightening, la BCE non assorbirà circa 660 miliardi di euro di emissioni governative nel 2025, trasferendo il finanziamento ai mercati. Questo aumenterà la sensibilità alle condizioni di mercato, in particolare per quelle nazioni con alta esposizione agli investitori non residenti, come la Francia. Tuttavia, bassi tassi d’inflazione e profili di debito a lungo termine dovrebbero limitare il rischio di rendimenti elevati.
Italia: promesse elettorali costose
Italia e Francia si trovano ad affrontare sfide particolarmente complesse. Entrambi i Paesi puntano a migliorare il saldo primario di oltre lo 0,5% del PIL annuo per cinque anni. Tuttavia, storicamente, tali aggiustamenti sono stati raggiunti solo sotto forti pressioni di mercato. L’Italia, con un obiettivo di riduzione annuale del deficit dello 0,5% del PIL per sette anni, potrebbe fallire a causa di promesse elettorali costose e una crescita incerta. Il rapporto positivo tra tassi di interesse e crescita complicherà ulteriormente la stabilizzazione del debito.
In Francia, la mancanza di un mandato forte per il nuovo governo Bayrou rallenta i progressi sul fronte della riduzione del fabbisogno di finanziamento. Al contrario, la Germania è in una posizione diversa ma altrettanto complessa: con una crescita stagnante e un rigido freno al debito sancito dalla costituzione, il nuovo governo che emergerà dalle elezioni del 23 febbraio 2025 sarà chiamato a rivedere la politica economica per stimolare la crescita.
Più in generale, le posizioni fiscali dei Paesi europei dovrebbero migliorare nei prossimi tre anni ma solo gradualmente, grazie anche all’aiuto in arrivo dall’aumento dei prestiti per finanziaria il programma Next Generation EU e integrare le spese per la difesa.









