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Outlook: per Capital Group dividendi e cedole protagonisti nel 2023

Una sfera che riflette un panorama sullo sfondo

A Davos gli economisti discutono di recessione mentre la recessione è già arrivata in Europa ed è prossima a raggiungere gli Stati Uniti. Nel frattempo la seconda economia mondiale, quella cinese, ha chiuso il 2022 con una crescita del 3% complessiva, il dato più debole degli ultimi 50 anni, mentre l’ultimo trimestre dell’anno ha registrato una stagnazione. Matteo Astolfi, responsabile Client Group di Capital Group, è partito da qui per introdurre l’outlook dell’asset manager per il 2023: “L’aspetto importante da ricordare è che le recessioni gettano le basi per il successivo periodo di crescita. Storicamente, le azioni tendono anche ad anticipare un futuro più roseo, molto prima che questo sia chiaro nei dati economici”. Gli analisti di Capital Group si attendono una recessione limitata al punto percentuale in Europa mentre negli Stati Uniti, dove l’arretramento economico si registrerà più avanti nel corso dell’anno, ci si attende un arretramento del Pil di circa il 2%. “Una recessione normale, prevedibile e utile a ripulire gli eccessi” secondo Astolfi.

 

L’outlook sull’azionario: in cerca di dividendi

L’importanza dei dividendi, e quindi la selezione di azioni di società che distribuiscono cedole elevate e sostenibili, crescerà anche quest’anno secondo l’outlook di Julie Dickson, direttore degli investimenti per l’azionario di Capital Group: “Con il rallentamento della crescita il costo del capitale sta aumentando e le valutazioni delle società tecnologiche meno redditizie stanno diminuendo. Ci aspettiamo che i dividendi contribuiscano in modo più significativo e stabile ai rendimenti complessivi. Se negli anni 2010 i dividendi hanno rappresentato un misero 16% del rendimento totale dell’indice S&P 500, storicamente hanno contribuito in media per il 38%. Negli anni ’70, caratterizzati dall’inflazione, hanno superato il 70%”. Per Dickson le società che hanno distribuito dividendi costantemente superiori al mercato sono da preferire. Tradizionalmente queste società si trovano nei settori finanziario, energetico, sanitario e dei materiali.

Il settore sanitario è peraltro nel mirino del direttore degli investimenti di Capital Group anche per un’altra ragione, l’esistenza di alcune società farmaceutiche innovative, ben capitalizzate e con un potere di determinazione dei prezzi. Queste società potranno continuare a investire e finanziarie acquisizioni con la loro capacità reddituale in un periodo in cui l’aumento dei tassi di interesse limiterà le possibilità di chi deve ricorrere al debito per alimentare la propria crescita.

Gli investimenti di capitale non saranno al centro solo del settore sanitario ma in realtà di tutto il comparto industriale. Per Dickson è inevitabile che il settore manifatturiero, caratterizzato da un invecchiamento delle infrastrutture di produzione, si rinnovi: “Oggi gli investimenti volti a modernizzare la rete elettrica, rendere più efficienti i fabbricati e gli stabilimenti e sviluppare tecnologie legate alle batterie potrebbero favorire la crescita degli utili a lungo termine per le aziende agili e ben gestite. Questi miliardi di dollari di spesa significano anche un potenziale di crescita dei ricavi per una serie di aziende leader nel settore dei beni strumentali”.

 

L’outlook sull’obbligazionario: il ritorno della redditività

Il ritorno dei rendimenti ha riportato l’attenzione degli investitori sull’asset class obbligazionaria, tornata dopo molti anni al centro degli outlook delle case di investimento. Il terremoto del 2022 ha creato le condizioni per entrare sul mercato a livelli di rendimento interessanti se si guarda in prospettiva di lungo termine. Nel breve, infatti, le obbligazioni si devono ancora scontrare con uno scenario di volatilità. Flavio Carpenzano, direttore degli investimenti per il reddito fisso di Capital Group, ritiene che anche se i prezzi delle obbligazioni dovessero scendere ulteriormente “le obbligazioni offrono ora un flusso di reddito molto più solido che contribuisce a compensare questi cali. Era da decenni che non si vedevano livelli così interessanti”. Inoltre, Federal Reserve e Bce potrebbero cambiare la loro postura rigida sui tassi di interesse nel corso dell’anno se l’inflazione dovesse scendere dagli elevati livelli attuali, come ha già iniziato a fare. Carpenzano ritiene che la Fed sia vicina a quel momento e per questo motivo sta inserendo in portafoglio una selezione di titoli garantiti da mutui e obbligazioni corporate. Le parti del mercato obbligazionario che il direttore degli investimenti per il reddito fisso predilige sono:

 

  • credito investment grade
  • mercati emergenti
  • high yield

 

Per quanto riguarda il credito investment grade, Carpenzano non esclude ulteriori ribassi delle quotazioni in considerazione dello scenario recessivo. Inoltre, ulteriori rialzi dei tassi di interesse potrebbero avere un impatto. Tuttavia, eventuali riprezzamenti vengono considerati come opportunità per investire su quotazioni più convenienti: “L’Investment grade – ha spiegato – dispone di una base di acquirenti fidelizzata, in grado di sostenerlo e che tendono a investire in questi asset quando i prezzi diventano più interessanti”.

Il tema del rendimento è ancora più calzante per quanto riguarda le obbligazioni dei paesi emergenti in valuta locale, in particolare dell’America Latina come Brasile, Messico e Colombia. “Mentre in passato – ha sottolineato Carpenzano – le banche centrali dei paesi emergenti tendevano a seguire gli interventi di quelle dei paesi sviluppati, negli ultimi due anni li hanno preceduti per evitare di importare inflazione”. I rendimenti più elevati offerti dai bond emergenti e la possibilità che i tassi di interesse vengano ritoccati ora al ribasso rendono interessante questo segmento del mercato obbligazionario.

Infine l’high yield vivrà un contesto più solido e stabile rispetto allo scorso anno con rendimenti di nuovo elevati. Dal 4,3% medio (sull’high yield Usa) di inizio 2022 si è arrivati a livelli di rendimento intorno al 9% in un contesto di fondamentali migliorati. Per Carpenzano, nonostante la recessione incombente, il tasso di default non dovrebbe salire a livelli preoccupanti: “Nel corso della pandemia molti degli emittenti più deboli sono giù usciti dal mercato. Le società che hanno superato la crisi sono più solide. Inoltre molte hanno approfittato dei bassi tassi di interesse per emettere debito e rinegoziare le proprie scadenze”. Secondo i dati riferiti da Carpenzano, il 50% dell’indice US High Yield è composto da società con un giudizio di rating BB, il livello massimo del segmento mentre solo l’11% ha un merito di credito tripla C.

 

Btp poco attraente

Un ultimo sguardo, durante la presentazione dell’outlook di Capital Group, è stato dedicato da Flavio Carpenzano al titolo di Stato decennale italiano. Pur essendo arrivato a offrire, nelle settimane passate, rendimenti del 4,8%, secondo il direttore degli investimenti per il reddito fisso di Capital Group rimane al momento poco attraente in quanto gli spread non si sono allargati. Questo perché l’Europa non viene guidata dall’instabilità finanziaria ma dalla Banca centrale europea: “In questo momento lo spread non riflette la volatilità che potrebbe esserci sui mercati in vista dei prossimi rialzi dei tassi della Bce e del Quantitative tightening”. Solo con risalite oltre i 5 punti percentuali di rendimento si potrebbero generare i primi dubbi sulla sostenibilità del debito italiano che costringerebbero la Bce a intervenire.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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