L’inizio della settimana è ancora nel segno del rialzo per le quotazioni del petrolio. Il Brent ha varcato la soglia dei 79 dollari al barile grazie a un balzo dell’1,30%, mentre il West texas intermediate ha raggiunto 75,50 dollari – massimo da marzo 2022 – con un rialzo dell’1,55%. Il mercato del greggio è in questo periodo fortemente condizionato dall’escalation in Medio Oriente sul fronte della guerra tra Israele e Hamas, ora estesa anche a Hezbollah. Dopo l’attacco dell’Iran, che ha lanciato una pioggia di 180 missili su Tel Aviv, si aspetta la dura reazione dello Stato ebraico, che intanto continua a bombardare il Libano e ad andare a caccia degli esponenti di Hamas ed Hezbollah. Ormai le reazioni militari da ambo le parti hanno il sapore della vendetta piuttosto che essere un atto di difesa, e questo non fa altro che avvelenare il clima portando a un’escalation pericolosa.
Se l’Iran venisse coinvolto nella guerra l’offerta globale di petrolio potrebbe essere compromessa. La Repubblica islamica è il terzo più grande produttore del Medio Oriente con una quota mondiale del 4%. In particolare, si teme che vengano colpite le infrastrutture produttive, il che interromperebbe le forniture e spingerebbe il prezzo dell’oro nero verso l’alto. Tuttavia, secondo gli analisti, l’OPEC+ ha milioni di barili di capacità inutilizzata grazie ai tagli all’offerta attuati negli ultimi anni per sostenere i prezzi in un contesto di indebolimento della domanda globale. La situazione verrebbe compromessa se l’Iran colpisse le installazioni dei Paesi vicini del Golfo per vendicarsi di un’aggressione israeliana.
Intanto l’Arabia Saudita – il principale produttore dell’OPEC – ha aumentato il prezzo principale del petrolio per gli acquirenti in Asia di un importo maggiore del previsto, ma nel contempo ha tagliato i prezzi di tutti i tipi di greggio esportati negli Stati Uniti e in Europa. Sale infine l’attesa per le prossime riunioni dell’alleanza dei Paesi esportatori, che dovrebbero delineare la politica dell’offerta per il 2025 dopo aver rinviato fino alla fine di dicembre il taglio della riduzione dell’output.
Petrolio: i trader delle opzioni si coprono dal balzo dei prezzi
Sul mercato delle opzioni i trader stanno acquistando call per proteggersi da un’impennata delle quotazioni del petrolio. “Abbiamo assistito a un’offerta considerevole in termini di volatilità e a un aumento della domanda di esposizione al rialzo dei prezzi del petrolio”, ha detto Anurag Maheshwari, responsabile delle opzioni petrolifere di Optiver. “La volatilità implicita ha superato il massimo dell’ottobre dello scorso anno, il che sembra ragionevole dato che questa escalation è potenzialmente più impattante sulle forniture di petrolio”.
Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto a poco tempo fa, quando “la volatilità implicita nelle opzioni call sul petrolio era vicino ai minimi pluriennali”, ha sottolineato Carley Garner, senior strategist e fondatore di DeCarley Trading. “I trader di opzioni avevano rinunciato all’idea di un rally, ma ora le quotazioni si stanno finalmente muovendo a favore dei rialzisti”, ha aggiunto.
Rebecca Babin, senior equity trader di CIBC Private Wealth Group, ha riferito che “gli investitori fondamentali nel settore dell’energia stanno utilizzando le opzioni call invece di inseguire il rally del greggio per ottenere un’esposizione al rialzo a fronte di potenziali interruzioni dell’offerta”.









