Petrolio: dove arriveranno le quotazioni dopo l'attacco dell'Iran a Israele? - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Petrolio: dove arriveranno le quotazioni dopo l’attacco dell’Iran a Israele?

Petrolio: dove arriveranno le quotazioni dopo l'attacco dell'Iran a Israele?

La reazione del petrolio all’attacco dell’Iran nei confronti di Israele nel fine settimana è stata moderata. Il Brent e il WTI non si sono mossi molto dai livelli rispettivamente di 90 e 85 dollari al barile. Molti temevano ripercussioni sul mercato del greggio dopo che l’Ayatollah della Repubblica islamica, Ali Khamenei, aveva minacciato una violenta ritorsione all’assalto israeliano all’ambasciata iraniana in Siria il 1° aprile, che aveva provocato l’uccisione di sette militari. Ritorsione che c’è stata con il lancio contro obiettivi militari israeliani di più di 300 droni e missili, quasi tutti abbattuti dalla contraerea dello Stato ebraico.

Gli investitori non sembrano temere un’escalation, sia perché l’Iran ha dichiarato di considerare conclusa la questione, sia in quanto gli Stati Uniti hanno invitato il presidente di Israele, Benjamin Netanyahu, a rinunciare a qualsiasi rappresaglia avvertendolo di non essere pronti a sostenerla. L’attacco tuttavia non resterà impunito, stando alle dichiarazioni di Israele. “L’Iran pagherà un prezzo“, hanno sostenuto dal governo. Cosa significhi esattamente è ancora da valutare. Non è escluso che Netanyahu stia preparando una sorta di escalation sottotraccia colpendo al momento più opportuno ma evitando per ora un allargamento pericoloso del conflitto.

 

Petrolio: ecco dove arriveranno i prezzi ora

Il punto è cercare di capire quanto gli investitori considerino la possibilità che a lungo andare il prezzo del petrolio risenta del clima velenoso che si respira in Medio Oriente. Secondo gli analisti di Citigroup, le quotazioni saranno sostenute da tensioni che rimangono estremamente alte. “Ciò che non è scontato nel mercato attuale, a nostro avviso, è una potenziale continuazione di un conflitto diretto tra Iran e Israele, che stimiamo potrebbe vedere i prezzi del petrolio scambiati fino a 100 dollari al barile, a seconda della natura degli eventi”. Proprio il conflitto diretto è una novità nello scontro tra i due Paesi. Fino d oggi, infatti, l’Iran si era limitato ad attaccare il nemico di sempre per procura, ossia attraverso gli Houthi dello Yemen e gli Hezbollah del Libano.

Anche Goldman Sachs stima un prezzo del petrolio oltre i 100 dollari se il mercato dovesse incorporare un premio geopolitico dalla maggiore probabilità di riduzione dell’offerta iraniana. “La potenziale risposta israeliana all’attacco dell’Iran è altamente incerta e probabilmente determinerà l’entità della minaccia all’approvvigionamento petrolifero regionale”. Gli analisti della banca osservano come attualmente l’offerta globale del petrolio iraniano ammonti a circa il 3,3% del totale, con un aumento negli ultimi due anni di oltre il 20% a 3,4 milioni di barili giornalieri. Quindi, in caso di taglio dell’output, ci sarebbe un danno rilevante nel mercato dell’oro nero.

Andy Lipow, presidente di Lipow Oil Associates, teme fortemente il contrattacco di Israele per le quotazioni del petrolio, che a quel punto rischierebbero di proiettarsi ben oltre la soglia dei 100 dollari. “Qualsiasi aggressione alla produzione di petrolio o agli impianti di esportazione in Iran porterebbe il prezzo del Brent a 100 dollari, e la chiusura dello Stretto di Hormuz significherebbe prezzi compresi tra 120 e 130 dollari”, ha dichiarato.

Altri analisti sono meno preoccupati per gli scenari futuri. A giudizio di Sara Vakhshouri, fondatrice e presidente di SVB Energy International LLC, il mercato dovrebbe mantenere il suo equilibrio “se i recenti attacchi di rappresaglia tra Iran e Israele cesseranno al loro livello attuale, o si asterranno dall’intensificarsi nella regione senza causare danni agli impianti di produzione ed esportazione di petrolio”. Anche perché, “l’OPEC+ potrebbe prendere in considerazione la possibilità di ridurre i tagli volontari e aumentare la produzione” qualora si verificasse una carenza di approvvigionamento.

Anche Warren Patterson e Ewa Manthey, strategist di ING, sono ottimisti. “Il mercato aveva già scontato una qualche forma di attacco, mentre danni limitati e nessuna perdita di vite umane significano il potenziale per una risposta più misurata da parte di Israele”, hanno scritto in una nota. Tuttavia, osservano come l’incertezza sia “il modo in cui Israele risponderà”.

Daniel Hynes, senior commodity strategist presso ANZ Banking Group Ltd, considera “improbabile” un’escalation, in quanto “anche il premio per il rischio geopolitico è elevato, quindi non garantisce ulteriori guadagni del petrolio fino a quando la risposta di Israele all’attacco iraniano non sarà chiara”.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *